La Résignation di Paul Verlaine

Paul Verlaine
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Paul Verlaine, poeta maledetto o poeta incompreso dalla società, come gli altri scrittori che abbiamo analizzato nelle precedenti puntate (Boudelaire, Mallarme e Apollinaire).

Paul Verlaine

Il famoso poeta francese, nato a Metz nel 1844 e morto a Parigi nel 1896 apparteneva ad una famiglia molto tradizionalista, il padre capitano del genio la madre di famiglia di proprietari terrieri, ebbe inizialmente un veloce excursus lavorativo, prima conseguendo il diploma di studi classici, in seguito il baccellierato ed infine lavorando presso l’amministrazione parigina. Seguace di Boudelaire, frequentò i salotti letterari parigini e pubblicò nella raccolta Parnasse Contemporain, sebbene pubblicò già una propria silloge Poèms Saturniens. Dedito all’alcolismo, iniziò a diventare violento anche con la madre, che gli stette sempre vicino tanto da farlo sposare con una giovane brava ragazza. Se la sua vita era così turpe, la sua poetica, invece, toccava cime sublimi, come nella silloge Fêtes galates e le elegie di La bonne chanson.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
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Quando conobbe Rimbaud, scappò con lui, con il quale ebbe una lunga relazione amorosa finita in tragedia: quando lo volle lasciare, Verlaine gli sparò, ferendolo leggermente, reo fu condannato a due anni di carcere. Uscito dal carcere cambiò vita, divenendo docente ed agricoltore. Malinconia del vivere e misticismo religioso appaiono nella raccolta Romances sans paroles del 1874, manifesto simbolista, firmato col suo anagramma pauvre Lelian.

Fu proprio lui che raccolse le vite dei giovani poeti che ebbero una infelice sorte in uno studio che intitolò Les poètes mandit, il cosiddetto poeta maledetto. Il manifesto di questa nuova poetica introdotta d questi scrittori fu pubblicato da lui in Jadis et naguére, in cui si tratta della musicalità della parola, del lemma evocativo ma Verlaine precisò che non ci fosse nulla di simbolico nelle sue poesie.

Résignation, la fine dei sogni

Questa poesia fa parte dei Poèmes Saturniens ed è un sonetto invertito, in quanto sono inserite prima le terzine e di seguito le quartine, una scelta che rompe con la tradizione e immette il lettore nella modernità. Leggiamo il testo:

Résignation

Tout enfant, j’allais rêvant Ko-Hinnor,
Somptuosité persane et papale,
Héliogabale et Sardanapale!

Mon désir créait sous des toits en or,
Parmi les parfums, au
son des musiques,
Des harems sans fin, paradis physiques!


Aujourd’hui plus calme et non moins ardent,
Mais sachant la vie et qu’il faut qu’on plie,
J’ai dû refréner ma belle folie,
Sans me résigner par trop cependant.

Soit! le grandiose échappe à ma dent,
Mais fi de l’aimable et fi de la lie!
Et je hais toujours la femme jolie!
La rime assonante et l’ami prudent.

Rassegnazione

Da piccolo, sognavo Ko-Hinnor,
sontuosità persiana e papale,
Eliogabalo e Sarnapalo!


Il mio desiderio sotto tetti dorati,
tra profumi, al suono di musiche
creava harem infiniti, paradisi fisici!


Oggi, più calmo ma non meno ardente,
(la vita conosco! bisogna pur piegarsi!)
ho dovuto trattenere la mia bella follia,
e tuttavia non so ancora rassegnarmi.


D’accordo! il grandioso mi sfugge di mano,
ma maledetti siano il piacevole e la feccia!
detesto per sempre la donna gentile,
la rima assonante e il prudente amico.


Il poeta contrappone sin dal primo verso due momenti della propria vita, l’infanzia, Tout enfant v. 1 e il momento presente Aujourd’ v. 7. sebbene sia ancora molto vitale, Sans me résigner par trop cependant v. 10. Tipico dell’epoca, il riferimento al sensuale Oriente, menzionato dalle fonti latine e vissuto nella contemporaneità con i viaggiatori e i fatti di cronaca, sebbene non realistico. Riferimento al mitico diamante Ko-Hinnor, all’imperatore romano orientalizzante Eliogabalo, dedito al lusso ed all’eros, alla morte romantica del sovrano orientale Sardanapalo, rappresentato all’epoca di Verlaine in molti dipinti.

Dopo la prima terzina in cui il poeta è un bambino sognante, innamorato dell’esotismo, la seconda terzina si fonda sul concetto di creatività poetica, che mostra il desiderio immaginifico di “harem infiniti, paradisi fisici”, in collegamento con i versi iniziali. Si noti qui il riferimento ai tre sensi, vista (“tetti d’oro”), olfatto (“tra i profumi”) e udito (“al suono della musica”). Verlaine si dipinge quindi come una sorta di demiurgo, capace di immaginare un universo completo in tutte le sue dimensioni sensoriali. Nella terza strofa, il presente denota la rassegnazione e possiamo identificare il campo lessicale della moderazione “più calmo”, “moderazione”, “conoscere la vita” con cui il poeta vuole far comprendere che ha acquisito l’esperienza di vita. Eppure nell’ultima quartina egli si impone, si ribella a questo stato di cose, alla moderazione, rifiutandola.

Ed ecco la protesta contro tutta la poetica precedente, il romanticismo, l’amore struggente….è la ribellione la vera vena vitale del poeta, dello scrittore e del romanziere, con la sua imperfezione, la sua fragilità e le sue passioni, anche immorali. La moralità, il buon costume e la galanteria hanno imprigionato la poesie in forme metriche chiuse e fisse. La parola deve liberarsi dall’assoggettamento del verso, deve essere pulsione di voce interiore, anche attraverso assonanze e dissonanze. Questa è la vera rivoluzione di Verlaine, il poeta maledetto finito in povertà e vissuto come un barbone.