Resilienza teatrale al tempo del Covid

Angelo Bove
Angelo Bove

Si sa che l’attuale pandemia tende a dare il “colpo di grazia” anche al teatro, già “malato cronico”. E poiché l’attuale governo, purtroppo, ha altre priorità che si fa? Noi operatori teatrali, attori, tecnici, registi, ecc. assistiamo passivamente a questa immane perdita? Ovvio che no! Per quanto mi riguarda, ho sempre difeso a “spada tratta” tutto ciò cui tengo, e dal momento che il teatro fa parte della mia essenza, non mi fermerò certamente al cospetto di un microscopico parassita che si chiama Covid.

Sono stato, sono e sarò un audace guerriero nel difendere il teatro e la cultura, continuamente. E battermi fino a risorgere è sempre stato il mio punto forte, fa parte del mio modo di essere, della mia cultura, forse testardaggine, ma ricominciare a rinascere all’infinito, fa parte della mia natura di guerriero. E così sarà anche per una qualsiasi altra futura avversità dovesse colpire o ostacolare la mia cupidigia per il teatro.

Il mio abbraccio al teatro, è stato e sarà cosi totale, infinito, tanto da risorgere come l’Araba Fenice. Presenterò sempre e comunque, nuovi percorsi culturali, oltre che nuovi generi e forme teatrali, preludio di uno scambio di esperienze e di prospettive sicuramente alla stregua del mio modo di essere e di agire, giusto o sbagliato che sia, ma questo è il percorso di vita di Angelo e Paola Bove. Un viaggio scevro da qualsiasi eventuale forma di presunzione, ma cuore pulsante del nostro universo esistenziale che ha visto coinvolgere perfino la privata dimora, poiché la nostra casa ha dato anche consistenza alla struttura del nuovo Piccolo Teatro Cts.

Il nostro obiettivo è di continuare in ogni caso a realizzare un percorso di rappresentazioni che, unificando le varie ricerche dell’arte teatrale, musicale, del cabaret, della commedia, del movimento corporeo, ecc. per compiacere sempre di più alle molteplici pretese di un pubblico vario, diverso. Questo, infatti, è anche uno dei punti nevralgici delle mie attuali politiche culturali, teatrali, che considerano imprescindibile integrare lo spettatore in un’idea di teatro contemporaneo più accessibile, e forse meno autoreferenziale come il teatro cosiddetto sperimentale, di nicchia, ecc­.

Mi sono dato l’obbligo morale di formulare risposte proprio in considerazione dei nuovi percorsi artistici, che ormai da anni aspirano a rendere concreto in novità spettacolari, le intuizioni più moderne e irrituali nel lavoro di palcoscenico, perché ogni giorno si sente il fascino e l’ansia di interrogarsi su cosa significa continuare a fare teatro mentre sulle nostre teste passano continuamente milioni d’informazioni che tendono a strozzare la nostra intelligenza per farci il cosiddetto “lavaggio del cervello” al fine di acquistare i vari prodotti pubblicitari.

Sono convinto che l’arte teatrale, così come per le altre forme d’arte, passi attraverso gli interrogativi, i dubbi, la conoscenza, la fantasia, ma anche soprattutto attraverso il risveglio del pubblico stesso, quella parte di pubblico che non sopporta più lo sciocchezzaio televisivo e la routine del “sistema” davanti ai cosiddetti eventi da gossip promulgati dai media.

Il Piccolo Teatro Cts di Caserta è stato sempre dalla parte di chi accetta la necessità di cambiare senza strumentalizzazioni o interessi vari, condividendo il prezioso lavoro di “dissodamento” per portare il teatro a nuovi aspetti, così come abbiamo voluto sia definire sia tendenzialmente seguire certe linee culturali e sociali.

Si dice sempre che la cultura viene dopo i generi di prima necessità, ma spesso ci dimentichiamo che sono un genere di prima necessità anche tenere in salute la nostra mente, sopratutto quando si vive, pur nella moltitudine (virtuale e non), in un contesto di gelida solitudine sociale. Ecco perché i libri, il teatro e la cultura in generale, sono alimenti di prima necessità per la nostra mente, fattori importanti e fondamentali per una sana coesione sociale attraverso lo stesso confronto culturale, e di conseguenza, contribuire così anche a tenere in buono stato l’attività cerebrale.

Pertanto, in questa nuova “scaramuccia” a tutela della cultura, il Piccolo Teatro Cts di Caserta, proseguirà, si batterà e resisterà per l’ennesima volta, alla tentazione di “gettare la spugna” in un paese nel quale in mezzo ad un assordante fracasso mediatico, compreso quello virtuale, l’effimero mortifica ogni ragionevole tentativo di continuare a costruire, finalmente, una sana e solida realtà culturale e sociale dalle pari condizioni e regole.

* Attore, Regista e Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta