La rilettura di Ulisse e Calipso nei versi del poeta contemporaneo Lars Forsell

Lars Forssell
Lars Hans Carl Abraham Forssell (Stoccolma, 14 gennaio 1928 – Stoccolma, 26 luglio 2007)

Moltissime poesie fanno riferimento ai miti greci, questo straordinario ed immenso patrimonio culturale che l’antico popolo greco ci ha tramandato a partire da Omero, con i suoi fantastici poemi, l’Iliade e l’Odissea. Oggi vi presento una poesia del poeta svedese Lars Hans Carl Abraham Forsell, che è una sorta di rilettura del rapporto tra Ulisse e Calipso, la ninfa che tenne prigioniero l’eroe greco per molti anni.

Un poeta… teatrale, Lars Forssell

Di solito siamo abituati a immaginare i poeti come coloro che scrivono solo poesie o qualche romanzo ma nessuno assocerebbe un poeta al cabaret! Come in ogni operazione, c’è sempre una prima volta. Andiamo con ordine.

Nato nel 1928 e morto nel 2007, la versatilità culturale del Forssell gli ha permesso di arrivare a grandi traguardi, come l’essere stato collaboratore dell’Eurovision Song Contest nel 1973 e membro del Festival Internazionale del Cinema di Berlino del 1980. A livello letterario fece parte dell’Accademia Svedese a partire dal 1971 mentre nel 1993 gli fu conferita la medaglia Litteris et Artibus e il Premio Letterario Svedese Bellmanpriset ed altri premi.

Moltissime le opere pubblicate e tradotte; in ambito poetico, Una poesia d’amore, 1960, Però, 1968, Poesie d’ottobre, 1971, Il possibile, 1974, Sassi, 1980 e Canzoni, 1986 in cui la contemporaneità è trattata anche attraverso i miti greci, usando strutture metriche appropriate. Un poeta poliedrico sia per i temi trattati che per il registro linguistico utilizzato ma anche per la capacitò di rinnovare metri antichissimi in chiave moderna tanto da essere definito princeps poetarum: la poesia di oggi ne è la testimonianza.

Odisseo in Itaca

Prima di analizzare la poesia, chiariamo brevemente chi è Calipso. Odissea, V libro vv. 68 e seg., Ulisse naufrago si ritrova sull’isola di Ogigia dove viene scorto dalla giovane ninfa Calipso. La loro unione amorosa durerà sette anni fino a che Zeus imporrà alla donna di far partire l’eroe. La chiave di lettura del poeta è tutta sul ricordo e sul rimpianto che Ulisse prova pensando alla ninfa. Ecco i versi:

Tre volte tre rose
ho scagliato nel mare oggi, quando la corrente
porta via da Itaca.
Tre volte tre colombe
svolazzando hanno preso il volo dalla mia mano.
C’è porpora tanto potente, Calipso,
che qualche oncia può tingere tutto il mare di rosso sanguigno.
A che mi giova allora la distanza
e l’averti sfuggita?
Le sirene ancora allettano nel mio sogno.
E il mare ondeggia.
E il sogno chiama – tempesta
e chiama te.

Lasciando da parte il richiamo virgiliano e dantesco del numero tre, vediamo un uomo ancora innamorato che lancia tre rose per donarle attraverso il mare a Calipso o tre colombe fatte volare via per raggiungerla e darle un messaggio. Quello che inizialmente era solo un rapporto di attrazione diventa qualcosa di talmente profondo e possessivo da destabilizzare l’eroe (c’è porpora tanto potente, Calipso, che qualche oncia può tingere tutto il mare di rosso sanguigno), tanto da rivolgersi direttamente alla donna per essere aiutato ad affrontare questa sensazione così impattante.

Se egli, nonostante sia ritornato ad Itaca dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, non riesce a dimenticarla (a che mi giova allora la distanza e l’averti sfuggita?), significa che c’è un sentimento profondo tale da fargli ancora sentire la presenza di Calipso. Ella allora sembra un gioco delle suadenti sirene, tali da rendere onirico ed immaginifico ciò che nella realtà non c’è: evidente la chiave psicanalitica dell’interpretazione contemporanea di un rapporto solo immaginario ma non reale.

La vita passa, il mare ondeggia richiama il panta rei “tutto scorre, passa” del filosofo greco Eraclito, il sogno chiama riprende le sirene dei versi precedenti ma tutto questo crea solo tempesta perché il sangue della passione che stravolge, come diceva la poetessa greca Saffo, l’animo e il corpo di un innamorato, non si calmerà fino a quando Ulisse non avrà di nuovo tra le braccia Calipso.

Eppure in questa versione ‘maschile’ del rapporto manca proprio la voce di Calipso, la giovane donna di cui non sappiamo più nulla: ha sofferto, ha odiato, si è rifatta una vita? Il poeta contemporaneo non lo dice, lasciando spazio ad ognuno di noi di scegliere il finale di questa storia, proprio come un film senza termine, proprio come le vicende della nostra contemporaneità, sempre in atto ma senza mai una vera conclusione.