“La rivoluzione che non fu” e la Banda del Matese, convegno pubblico all’Enoteca Provinciale di Caserta

Arresto della Banda del Matese dopo il tentativo insurrezionale

Caserta – “La rivoluzione che non fu” è l’emblematico titolo dell’interessante convegno pubblico che si terrà giovedì 19 aprile alle ore 18.00 presso l’Enoteca Provinciale di via Battisti, a Caserta. Tema dell’incontro, al quale parteciperanno numerosi illustri ospiti, l’utopico tentativo di rivoluzione messo in atto dalla cosiddetta Banda del Matese nel 1877, solo 16 anni dopo l’unità d’Italia.

L’esperienza (breve) che portò alla fondazione e all’altrettanto rapido crollo della Repubblica di Letino fu il tentativo di un gruppo di anarchici, capeggiato da Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Pietro Cesare Ceccarelli e Napoleone Papini, di scatenare la rivoluzione contro un governo centrale iniquo che permetteva, allora come oggi, grosse disparità tra alcune zone d’Italia ed il Sud, area nella quale escludendo alcune eccezioni regnavano sovrane la fame, la povertà e l’analfabetismo.

Per molti studiosi italiani (tra cui Bruno Tomasiello autore di un volume sul tema) quello della Banda del Matese fu uno dei primi esperimenti di socialismo avvenuti in Italia: l’obiettivo dei rivoluzionari, fallito per l’esiguità del numero di ribelli e per l’improvvisazione con la quale è stata condotta la spedizione, era quello di scuotere le coscienze dei contadini e piantare il seme della rivoluzione nelle popolazioni meridionali: partiti dalla Taverna Jacobelli di San Lupo, nel beneventano, gli anarchici sfidando il freddo di quei giorni e i sentieri impervi arrivarono l’8 aprile a Letino. Qui issarono la bandiera rossa e nera dell’anarchia e dichiararono decaduto il Re Vittorio Emanuele II, dopo averne distrutto il ritratto, proclamando al contempo la Rivoluzione Sociale. Le stesse scene furono ripetute, tra l’entusiasmo seppur fugace della folla, poco dopo a Gallo Matese, prima che l’esercito italiano, a conoscenza di tutto sin dall’inizio del moto rivoluzionario, intervenisse.

Nei giorni seguenti gli insorti furono costretti a vagare tra i monti del Matese senza avere la possibilità di entrare nei comuni vicini, già occupati da circa 12mila soldati italiani. L’11 aprile, stremati, i rivoluzionari vennero arrestati senza opporre resistenza nei pressi di Letino. Furono risparmiati dalla fucilazione e subirono un processo in un tribunale ordinario: vennero rinchiusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove restarono per 16 mesi prima che il processo si concludesse, dopo un primo rinvio a giudizio e l’amnistia concessa dal nuovo Re Umberto I, con la liberazione dei rivoluzionari nell’agosto 1878.

Il tentativo della Banda del Matese rimase a lungo scolpito nell’immaginario collettivo e culturale dell’Italia tanto che il grande Ettore Scola scrisse per la Rai una sceneggiatura dal titolo “La repubblica di Letino”: il film però non venne mai realizzato.

Ma perché gli insorti scelsero proprio il Matese per dare vita a questo proposito: innanzitutto perché era una zona povera, con popolazioni contadine che i rivoluzionari speravano potessero imbracciare le armi per dare man forte alla causa, spinte dalla povertà più che da ideali politici (la stragrande maggioranza dei cittadini erano contadini analfabeti). Inoltre è una zona a ridosso di diverse regioni e province, storicamente legata al brigantaggio e nella quale sarebbe stato facile, conoscendo il territorio, sfuggire ai nemici e organizzare delle imboscate. A spiegare certamente meglio di noi le ragioni della scelta è uno dei protagonisti della rivoluzione, Pietro Cesare Ceccarelli, che in una lettera inviata al patriota e anarchico Amilcare Cipriani scrisse: “Avevamo scelto il Matese perché é una giogaia che si trova al centro dei monti del mezzogiorno, atta per la sua struttura alla guerra per bande, abitata da una popolazione battagliera che dette un contingente fortissimo al brigantaggio e che credevamo e crediamo disposta a ricominciare […]. Scegliemmo il Matese che non si trova molto lontano da Napoli, da dove organizzavamo altri tentativi venuti meno poscia per lo scoraggiamento prodotto dall’arresto della banda”.

Fatto un veloce quadro storico della vicenda, torniamo all’evento di giovedì 19 durante il quale si rifletterà su quelle gesta analizzandone i motivi scatenanti e valutando i fatti anche e soprattutto in base ai territori che li ospitarono. Parteciperanno al convegno (aperto al pubblico) diverse personalità: dopo i saluti del sindaco di Letino Fausto Perrone, del sindaco di Santa Maria Capua Vetere Antonio Mirra e del presidente Uisp Caserta Piero Giani interverranno gli esperti Bruno Tomasiello, autore dello splendido libro “La banda del Matese” che ricostruisce nel dettaglio tutta la vicenda; Gianni Cerchia, docente di Storia Contemporanea all’Università del Molise e autore di diversi libri tra cui “La memoria tradita. La seconda guerra mondiale nel mezzogiorno d’Italia”; Romolo Vignola, avvocato e presidente della Camera Penale e Antonello Belmonte, editore e presidente Uisp Benevento.

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