La scienza nei versi di Giuseppe Gaggiotti, un monito contro la devastazione della Comunità universale

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Scorrendo i titoli su una bancarella di Napoli mi sono imbattuto in una silloge poetica scritta da Giuseppe Gaggiotti, intitolata Sotto l’amica torre di Castelraimondo, terza edizione dedicata a Salvo D’Acquisto ed alla concittadina Teresina Giovagnoli.

L’autore si definisce il vecchio Cantastorie ed all’interno sono inserite fotografie storiche e del suo tempo, con ricordi anche di infanzia e di vita paesana. Tra le tante poesie ho scelto questa, che è un monito chiaro e deciso contro l’uomo, responsabile della devastazione dell’ecumene:

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
Bruno-Cristillo-Fotografo
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La Scienza?
L’ordine arcan che regge la Natura dà il giusto compimento ad ogni cosa; per questo il bel Creato ancora dura 4seguendo la sua Via meravigliosa.

Ma, adesso, con lo studio approfondito l’Uomo vuole cambiar tutte le cose: da pertutto vuol mettere il suo dito, 8con conseguenze assai pericolose.

Con l’atomo ha prodotto grandi bombe; la Chimica ha inquinato mare ed aria, in modo che un presagio tetro incombe 12di sciagura davver totalitaria.

Già troppi veleni ha sparso dovunque il decantato Progresso moderno! Sia l’uomo dotto che l’uomo qualunque 16or vedono l’Eden mutarsi in inferno.

Uomo! frena le insane tue pazzie e volgiti alle cose Vere e Buone; usa meglio le immense tue energie 20onde evitar la triste conclusione.

Se la Tecnica lede la tua via, il Natural Buon Senso fai valere: con il Creato vivi in armonia 24e un equo bene ti potrai godere.

Smorsa la sete che esalta i tuoi sogni; domina le passion nocive all’alma restringi all’essenziale i tuoi bisogni 28se no, più godrai un’ora di calma!

Sono sette strofe di quartine in cui viene descritta la scienza, non a caso, come il male assoluto. Nella prima strofa, il poeta elogia filosoficamente l’ordine arcano v. 1, capace di organizzare il mondo naturale, senza menzionare Dio ma il bel Creato v. 3, che ancora oggi permette di godere delle bellezze della Natura, seguendo la sua Via meravigliosa v. 4. Se la prima strofa è idilliaca, nella seconda già cambia il tono: a rovinare la natura è l’uomo, v. 6, che con lo studio approfondito v. 4, vuole stravolgere quest’ordine, mettendo il dito con conseguenze assai pericolose v. 8. L’uomo, non la scienza, viene condannato, in quanto essere sapiente che va ben oltre i limiti, distruggendo ecosistemi ben ordinati e creando una catena di pericoli inimmaginabili.

La terza strofa, infatti, richiama l’ultimo verso della precedente: il poeta menziona dapprima l’atomo, che l’uomo non ha utilizzato per bei fini scientifici ma per dare la morte con le bombe v. 9, la stessa cosa la chimica, inquinatrice di fonti d’acqua e dell’aria. L’ultimo verso, invece, fa riferimento ancora alla bomba: il poeta, come un vate, presagisce pericoli per il futuro. La quarta strofa, invece, pone l’accento su un altro tema, quello del Progresso.

Esso, che indubbiamente offre all’uomo la capacità di migliorarsi, se non viene limitato rischia di inquinare tutto con i propri veleni e come è ribadito al v. 16 trasformerebbe l’Eden in un inferno invivibile. Ecco allora che nella quinta strofa, il Gaggiotti apostrofa l’uomo, in posizione incipitaria, che è visto classicamente come preso dal furor, dalla pazzia nel rovinare il Pianeta, non volgendosi verso altri fini migliori, sprecando le sue energie in un percorso che porterà alla rovina.

La penultima strofa è un consiglio: egli suggerisce all’uomo di lasciar perdere la ricerca scientifica mirata a dare la morte ma far prevalere, piuttosto, il buon senso, vivendo in armonia con il Creato e con la propria indole. Il comando finale, infine, è perentorio: l’uomo per salvare il pianeta e salvarsi deve cessare la sua sete devastatrice, dominare le sue nocive passioni, vivere nella giusta misura, per godere la propria esistenza in armonia con tutto il Creato. Ci riuscirà?