La scuola del futuro, potrà mai sostituire la scuola vera? Ascoltiamo la voce dei ragazzi

La scuola del futuro, potrà mai sostituire la scuola vera. Ascoltiamo la voce dei ragazzi

La chiamano scuola del futuro quella che ha sostituito in queste settimane la scuola vera, la scuola fatta di banchi e di sedie, di professori che ti guardano negli occhi, di lacrime, di risate, di sudore, di compagni rumorosi senza i quali non avresti l’energia che ti spinge a lasciare, ogni mattina, l’amatissimo letto. Le chiamano “video lezioni” quelle che hanno sostituito le lezioni vere, l’ansia prima di   essere chiamati all’interrogazione, le preghiere prima dei compiti in classe, i foglietti passati “sotto banco” per salvare la classe intera, i colpi di tosse, tecniche antiche, tramandate da padre a figlio, e che da sempre costituiscono la benemerita “arte del copiare”.

Nonostante il distanziamento sociale, nonostante la scuola abbia perso la sua caratteristica principale di “luogo di aggregazione”, di “luogo di socializzazione”, la didattica a distanza dà ai ragazzi una parvenza di “normalità” facendoli sentire meno soli.  La tecnologia, però, permette di colmare le distanze che ci separano, ma non potrà mai suscitare quelle emozioni che animano la vita scolastica quotidiana: lo sguardo del docente che incrocia quello dell’alunno timoroso, le mani dei compagni di banco che si stringono per darsi forza, le indimenticabili pause caffè in cui speri di incontrare il  tuo lui o la tua lei e fermarti lì qualche minuto a pensare che la scuola non è solo compiti ed interrogazioni.

A tal proposito è doveroso sentire le voci dei giovani, a distanza di circa un mese e mezzo dall’interruzione di tutte le attività incluse quelle didattiche, che ci raccontano come stanno affrontando e vivendo questo periodo che li ha resi ”prigionieri” nelle loro case, lontani dai propri amici e affetti.

“Come sta andando la didattica a distanza? Quali sono i punti di forza e quali i punti da migliorare?”
“La routine è del tutto cambiata: non c’è più per gli studenti l’orario in cui studiare, in cui riposarsi, in cui svagarsi, è un “miscuglio” di tutte le cose.  La didattica online accorcia le distanze e permette di sentire comunque lo spirito di classe. Il rapporto con i compagni, seppur in modalità diverse, è sempre lo stesso, anzi sono raddoppiati i momenti di interazione anche a distanza, le videochiamate per studiare insieme, lo scambio di messaggi, probabilmente perché abbiamo scoperto nuove risorse digitali che prima usavamo in modo “improprio”. È anche vero che la scuola si basa sul rapporto docente-alunno e questo, con le modalità fino ad ora adottate, è più difficile da attuare: il non poter interagire, il parlare in modo quasi “unidirezionale”, il non guardare negli occhi così da comprendersi, rende la situazione pesante, quasi innaturale per docenti e allievi.” (Julia, 16 anni)

“Si prospetta un rientro lento e graduale, secondo te quali sono le cose che cambieranno all’interno della scuola una volta tornati alla “normalità?”
“La scuola sfortunatamente non sarà più come prima. Noi alunni dovremmo stare a distanza di sicurezza e pensare a questo sinceramente mi fa molto soffrire. Dovremmo iniziare a vivere senza avere più rapporti ravvicinati, laddove per nostra natura ricerchiamo costantemente un gruppo di cui sentirci parte. Dopo tutto questo saremo soli, non condivideremo più il banco con il nostro compagno di tante avventure, di tante gioie, lacrime, di bei voti o insufficienze, non condivideremo più gli spazi, le macchinette del caffè diventeranno semplicemente macchinette e le scale antincendio non accoglieranno più “incontri clandestini”, le partite amatoriali di pallavolo, calcio, basket organizzate con le altre classi rimarranno solo un ricordo felice. Cambieranno molte cose, ma continuiamo a sperare che l’Italia, da sempre culla di bellezza e di cultura, possa ancora una volta “rinascere.” Vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto è d’obbligo nella situazione di sconforto che stiamo vivendo.” (Maria, 17 anni)