La storia burlona: come l’uomo ha affrontato le epidemie nel corso dei secoli

John William Waterhouse, A Tale from Decameron, 1916, Lady Lever Art Gallery, Liverpool.
John William Waterhouse, A Tale from Decameron, 1916, Lady Lever Art Gallery, Liverpool.

Nel corso dei secoli l’umanità ha dovuto fronteggiare numerose sfide, ma non c’è ombra di dubbio che le peggiori siano state quelle legate alle malattie.

La più virulenta, fatale e tristemente celebre è stata la Grande Peste del ‘300, detta anche “Morte Nera” per gli inconfondibili bubboni neri che dalle pieghe delle membra si espandevano celermente poi su tutto il resto del corpo. Questo mefistofelico morbo si è più volte “appisolato” nel corso della storia per poi ritornare per brevi periodi con minor forza fino al Seicento.

A distanza di secoli dall’ultima epidemia di peste e da più di cento anni dall’ultima pandemia (l’influenza spagnola) il mondo si trova a fare i conti con un’altra altrettanto contagiosa (ma meno letale) malattia: il Covid-19. In pochi mesi questa malattia più comunemente nota come “Coronavirus” si è guadagnata l’attenzione mediatica globale nonché il famigerato titolo di “pandemia” facendo spirare, dal giorno della sua scoperta a Wuhan in Cina il 31 dicembre 2019 alla data odierna (10 aprile 2020) 90.000 persone, cifra irrisoria se paragonata ai più di 25 milioni di decessi causati dalla Peste, ma pur sempre impressionante vista la velocità del contagio (ad oggi più di 1,5 milioni persone hanno contratto il Covid-19).

Non mi accingerò a fare una lunga disquisizione scientifica al riguardo piuttosto vorrei mostrare a chi legge una curiosa ma interessante similitudine tra la Grande Peste e il Covid-19 con caratteristiche a tratti spassosamente macabri, a tratti paurosamente divertenti.

L’esorcismo della paura

Da ciò che avveniva ridersi e beffarsi essere medicina certissima a tanto male
(Dal Decameron di Giovanni Boccaccio)

Il Boccaccio ci dice nella sua introduzione del Decamerone che era in voga ai tempi della peste” sfottere” Il morbo, sfidare la malattia con infantili motteggi e scabrose ballate alla faccia della Morte, e mentre i più retti e coscienziosi urlavano allo scandalo credendo pazzi assatanati quelli che lo facevano, altri li imitavano conducendo una vita dissoluta e sregolata.

Anche oggi l’uomo si burla del morbo, prendendolo per le corna (particolarmente lunghe) che ha, affacciandosi ai balconi e urlando a squarciagola inni che inneggiano alla patria, alla vita e alla felicità oppure con i celeberrimi “meme” che ci suscitano tanto riso. E per quanto il più delle volte essa sia una risata “amara”, pur sempre risata è.

In questo modo si esorcizza la morte, la si mortifica e la si rende poco più che un balocco.

Ed è così che sia l’uomo del Trecento sia quello del 2020 si rivolta alla malattia schernendola e depauperandola dell’arma più forte che ha: la paura, che diventa come d’incanto il suo tallone d’Achille.