La storia e l’evoluzione delle protesi

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Milioni di persone in tutto il mondo portano avanti una vita completa e appagante grazie a una o più protesi. C’è chi ha perso un arto a causa di una malattia o un incidente e chi, invece, semplicemente ha dovuto sostituire dei denti non più funzionanti.

Per le persone con perdita di un arto, i dispositivi protesici rappresentano un enorme sostegno sia dal punto di vista fisico che psicologico e, spesso, permettono di recuperare la possibilità di muoversi e di vivere in maniera indipendente. 

Nell’articolo di oggi ripercorriamo la storia delle protesi ed esploriamo come questi dispositivi sono cambiati nel tempo, diventando sempre più sofisticati e funzionali grazie all’applicazione delle nuove tecnologie e della robotica.

Quando sono state inventate le protesi

In questo articolo parliamo esclusivamente di protesi mediche, non di quelle estetiche (come le protesi mammarie o dei glutei usate in chirurgia plastica) o di quelle per lo svago (come gli strapon e altri toys).

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Gli storici non sono riusciti a tracciare con esattezza l’origine delle protesi, ma tra quelle più antiche conosciute è sicuramente possibile annoverare un dito risalente all’Antico Egitto. Non è in grado di piegarsi (quindi si suppone che venisse usato solo per motivi estetici, come supporto psicologico) ed è stato realizzato tra i 2.600 e i 3.400 anni fa con una sorta di cartapesta composta da colla, lino e gesso.

Tra gli altri ritrovamenti un po’ più recenti, ma comunque ritenuti “storici” è giusto menzionare anche una gamba prostetica di bronzo e legno rinvenuta in Italia, a Capua, e dei piedi artificiali provenienti dalla Svizzera e dalla Germania, realizzati tra il V e l’VIII secolo. Questi erano fatti di legno, ferro o bronzo e, probabilmente, venivano legati all’arto rimanente dell’amputato con delle cinghie di cuoio.

Le protesi e la guerra

Lo scoppio di una guerra è sempre un avvenimento tragico, ma dal punto di vista dello sviluppo e del miglioramento delle protesi sono proprio le guerre ad aver portato il maggiore contributo. Già il generale romano Marco Sergio Silo, infatti, si fece costruire una mano prostetica di ferro in grado di sostenere uno scudo dopo aver perso la sua durante la seconda guerra punica. 

Nel 1860, durante la guerra civile americana, venne registrato un numero record di amputati che fece quasi quadruplicare il numero di brevetti per le protesi. Uno di questi brevetti riguardava una gamba di legno con un innesto di gomma nella caviglia e l’ammortizzazione nel tallone, così da risultare più comoda e meno dolorosa da indossare.

Oggi, il Dipartimento per gli affari dei veterani degli Stati Uniti è un importante fornitore di protesi e leader nei trattamenti riabilitativi per i soldati che perdono gli arti durante il servizio. 

Miglioramenti di design e funzionalità

Sebbene fino al XX secolo le protesi fossero ancora realizzate con combinazioni di legno, metallo, colla e pelle, nel corso degli anni sono diventate sempre più funzionali. Già alla fine del XV secolo, in Francia e in Svizzera si producevano arti artificiali che potevano ruotare e piegarsi utilizzando cavi, ingranaggi, manovelle e molle che venivano regolati manualmente. 

Nel corso del 1900, i produttori iniziarono a costruire protesi più funzionali sostituendo legno e pelle con plastica e altri materiali artificiali che, però, risultavano molto più costose. Il prezzo iniziò a diminuire proprio durante le due guerre mondiali.

Le protesi di oggi appaiono e funzionano in modo molto diverso da quelle realizzate prima della fine del XX secolo. Materiali più leggeri e durevoli come plastica, alluminio, titanio e silicone sono comuni nei dispositivi protesici contemporanei. Inoltre, grazie alla stampa 3D e alla robotica, è diventato possibile produrre protesi in grado di muoversi e imitare in tutto e per tutto l’arto naturale dell’utente.