La storia di San Sebastiano, il santo martire patrono di Caserta

Il martirio di San Sebastiano (particolare), Andrea Mantegna
Il martirio di San Sebastiano (particolare), Andrea Mantegna

Compatrono della città di Caserta insieme a Sant’Anna, San Sebastiano è protagonista di una storia davvero straordinaria. Nato probabilmente a Milano o a Narbona, località francese in Occitania, intorno al 256, e morto a Roma, forse, nel 288, è in assoluto uno dei santi più importanti della cristianità, nonché oggetto di un culto plurimillenario.

Le notizie circa la sua biografia non abbondano e ciò che sappiamo di lui ci proviene da testimonianze storiche presenti nelle omonime catacombe, a Roma, e da una Passio Sancti Sebastiani, attribuita ad Arnobio il giovane, monaco vissuto nel V secolo.

Non si tratta, tuttavia, delle uniche fonti: v’è una biografia del santo attribuita a Sant’Ambrogio, patrono di Milano, ma probabilmente redatta da altri, e Legenda aurea, scritta da Jacopo da Varagine, frate dominicano divenuto arcivescovo di Genova. L’unico dato certo circa la vita del santo è l’antichità del culto, testimoniata dalla Depositio martyrum, opera del calligrafo Furio Dionisio Filocalo, risalente al 354.

Questo è quanto trapela sullo stato sociale di Sebastiano: come già detto non è chiaro il luogo della nascita, (Ambrogio, ad esempio, propugnò la tesi dei natali meneghini del santo), fu un soldato dalla carriera brillante, tanto da diventare guardia del corpo dell’imperatore Diocleziano, nonché capo della prima coorte pretoria e, soprattutto, fu sempre costante nel proprio impegno religioso.

San Sebastiano, Antonello da Messina
San Sebastiano, Antonello da Messina

Arnobio e Jacopo da Varagine concordano nell’affermare che Sebastiano fu responsabile di miracoli prodigiosi, come quello di restituire la voce a Zoe, moglie di Nicostrato, capo della cancelleria imperiale, invocando la grazia divina e descrivendo un segno della croce sulle labbra della donna.

Il santo riuscì anche a convincere i due giovani cristiani Marco e Marcelliano ad intraprendere la strada del martirio, rifiutando di compiere sacrifici agli dei in cambio della propria salvezza. L’operato di Sebastiano, inoltre, si estendeva anche ad azioni meno eclatanti: era solito elargire generose elemosine, oltre che seppellire i cristiani nelle catacombe, gesto ritenuto dalla chiesa di allora come uno dei più meritevoli.

Tutto ciò, però, non poteva passare inosservato agli occhi dell’imperatore, il quale, sentendosi tradito da uno dei suoi uomini di fiducia, ne ordinò l’uccisione attraverso una pena atroce: legato ad un palo sul colle Palatino, Sebastiano sarebbe stato ucciso dai suoi stessi commilitoni a colpi di freccia.

Avvenuto il supplizio, incredibilmente, il tribuno si salvò: fu colpito da uno spropositato numero di dardi, tanto che, stando a quanto sappiamo, il suo corpo sembrava quello di un istrice, eppure non fu trafitto al cuore; curato diligentemente da Santa Irene, Sebastiano incontrò Diocleziano, in compagnia di Massimiano, nell’atto di andare a compiere sacrifici al tempio del Sol invictus, costruito da Eliogabalo, e lo biasimò per le persecuzioni che aveva ordinato contro i cristiani.

L’imperatore, rimasto attonito dalla visione del soldato, che credeva essere morto da tempo, ordinò che venisse flagellato a morte e che il suo cadavere venisse gettato nella cloaca maxima. Stavolta, per Sebastiano non ci fu scampo.

Chiesa di San Sebastiano a Caserta
Chiesa di San Sebastiano a Caserta (facciata)

Il suo corpo, però, fu recuperato e sepolto ad catacumbas, al di sotto dell’attuale basilica di San Sebastiano fuori le mura, sulla Via Appia Antica, forse in corrispondenza dei Gradus Heliogabali, le scale di Eliogabalo, luogo dell’uccisione del santo.

Nel campo delle arti figurative, è usualmente rappresentato come un uomo ben piantato e robusto, con il corpo trapassato da frecce. Splendide ne sono le interpretazioni di Andrea Mantegna ed Antonello da Messina, i quali, in linea ai canoni estetici del tardo quattrocento, gli conferiscono l’aspetto di un uomo forte e dall’anatomia possente. Nel caso del maestro siciliano, però, il protagonista dell’opera quasi non ostenta emozioni, rimanendo imperturbabile di fronte al martirio, accettandolo come rito di passaggio verso il paradiso; il Sebastiano di Mantegna, invece,  prova dolore, contraendo il viso in un’espressione ricca di pathos.

Michelangelo, dal canto suo, nel Giudizio universale, lo raffigura con uno sguardo severo, con alcune frecce strette nel pugno, forse a simboleggiare la propria rivalsa nei confronti dei carnefici. Campione della vocazione al martirio, dell’abnegazione cristiana e dello slancio mistico, tipico della chiesa dei primi secoli, San Sebastiano è anche il terzo patrono di Roma, nonchè, insieme a San Rocco, protettore dalla peste e da tutte le epidemie.

Ad oggi il simbolo più tangibile della devozione dei casertani al santo è la presenza della chiesa omonima, un grande ed antico complesso, in cui è presente anche un affresco di origine angioina, in corrispondenza di una cappella della navata laterale, che aveva fatto pensare che lì si trovasse l’ingresso principale. Teoria smentita dal fatto che doveva trattarsi di un’entrata secondaria, essendo quella del doppio ingresso una caratteristica dell’architettura campana medievale.