La terribile guerra siriana nei versi della poetessa Rosella Lubrano

Guerra in Siria

Il tema della guerra è un problema che forse noi italiani non sentiamo più così presente perché, per nostra fortuna, abbiamo tutta una serie di condizioni geopolitiche che ci salvaguardano da questo orrore. Non è così in altre zone dell’ecumene, in cui i conflitti sono all’ordine del giorno, causati dalla rivalità tra popoli o per motivi economici. Uno di questi è ancora presente in Siria, di cui tanto si parlava fino a qualche mese fa, prima che scoppiasse il Coronavirus. Le poesie di Rosella Lubrano, poetessa genovese pluripremiata, si ispirano a meditazioni sull’esistenza, sull’amore, sui fatti reali e storici del nostro presente, tra cui proprio la triste situazione siriana, come si può vedere nella sua pagina d’autore Il cuore di Rose. Ecco in esclusiva la sua intervista per il nostro giornale.

Quanto è importante per una docente insegnare la poesia alle nuove generazioni?
Partendo dalla considerazione che l’istruzione costruisce l’individuo in tutto il suo percorso di vita (non si finisce mai di imparare), a mio avviso la poesia può entrare a giusto titolo nella vita delle nuove generazioni, che sono sempre alla ricerca di nuove modalità di comunicazione. Grazie ad essa, i giovani imparano ad estrinsecare i propri sentimenti, a lasciare libera la propria fantasia, a condividere le proprie emozioni. La poesia può salvare il mondo, rendendolo migliore.

Rosella Lubrano
Rosella Lubrano

Perché ha trattato il tema della guerra?
La guerra è il dramma più terribile che attanaglia l’umanità in moltissimi paesi, come la Siria, lo Jemen, l’Iraq, la Somalia, l’Afganistan….sono rimasta colpita dalla condizione delle creature più indifese, i bambini, allora ho sentito il bisogno interiore di comporre la poesia I bambini di Aleppo, per esprimere le mie emozioni ma soprattutto per sensibilizzare i lettori sull’immane tragedia di queste creature, vittime delle bombe, dei gas nervini, della fame, del freddo. Ho scelto la poesia per trattare il tema della guerra, perché la ritengo idonea ad entrare nell’animo dei lettori immediatamente, senza preamboli e giri di parole. Infatti penso che la poesia sia una scintilla, un’illuminazione che può aprire il cuore e la mente e far meditare.

I Bambini di Aleppo

I Bambini di Aleppo, di cui è stato fatto anche un video su You Tube, che vi consiglio di vedere, è stata premiata nel concorso nazionale di poesia, vernacolo e narrativa Inchiostro e Passione sezione Poesia per l’anno 2020, indetto da Luciano Zampini e Piera Pistilli. Ecco il testo:
 
I sogni
si abbracciavano
stretti ad una ciotola
consunta dal tempo,
li ho visti, li ho sentiti,
toccando logore anime
intrise di pianto infinito.
Quattro tozzi di pane raffermo
legato a pochi chicchi di riso
e intorno un silenzio vuoto
e poi quegli occhi bassi
sempre più bassi,
perché nessuno più guarda
con gli occhi del cuore.
Ho nascosto le mie lacrime
nel fondo dell’io
per non far vedere
la mia fragilità,
volevo donare solo
un po’ di blu,
una rosa senza spine,
un lembo di cielo
ricamato di stelle,
un canto di speranza
tra sassi
crestati di dolore.
Ho camminato a lungo
sotto una neve nera e acuminata,
sentendo respiri
ridotti a brandelli,
il nulla
il nulla nel nulla.
Sulla terra annichilita
sferzata dal vento
nella morsa della fame e del freddo
solo bocche oranti,
teneri fiori
che cercano una mano, una carezza
a cui aggrapparsi,
rei solo di esistere in un mondo sbagliato.

Una poesia molto allegorica ed enfatica, capace di ricordare, con l’uso dell’analessi, esperienze passate ancora molto intense. Il componimento è ricco di figure retoriche, le allitterazioni senza spine e neve nera, le anadiplosi bassi-bassi, il nulla, il nulla nel nulla, l’anafora e-e, il nulla, il nulla, le analogie, diversi chiasmi, metafore e similitudini. Permeate di una toccante sensibilità verso quei bambini così sfortunati, che tanto ci ricordano i piccoli denutriti di alcune zone del mondo, partendo dall’elemento essenziale, il cibo, qui rievocato dalla ciotola, dai tozzi di pane e dai chicchi di riso nei versi iniziali, le parole scorrono lentamente verso le intense considerazioni della poetessa.

Vibriamo di rabbia, infatti, dinanzi all’incapacità della scrittrice, in questo caso simbolo generico dell’intera umanità ed in particolare di tutti noi, di donarsi completamente a loro, perché non ha né la forza né sostanze sufficienti per regalare loro un riscatto. L’ultima strofa rappresenta, infine, il paesaggio, che, seguendo un percorso di secoli, richiama lo stato d’animo della Lubrano in questo viaggio così duro, simile ad una via crucis per lei ed i piccoli bambini di Aleppo, che ancora aspettano una risposta ad i loro perché intrisi di lacrime. Alla prossima.