La vita “apparente”: il fenomeno di massa creato dai social e dalle app

Oggi la nostra vita scorre molto più facilmente rispetto al passato, centinaia di persone sono in questo momento al lavoro per renderla sempre più “comoda” e risolvere i nostri problemi, non passa giorno che non nasca una “app” che ci facilita la vita e crea fama e ricchezza (non sempre però…) agli inventori, programmatori, analisti, informatici, tecnici della matematica, sviluppatori di algoritmi.

Ma cos’è una “app”?
Le “app”, abbreviazione di “applicazione”, sono degli strumenti tecnologici, frutto di studio sul comportamento della società, delle persone e dei loro bisogni; vengono “progettate” per dare delle risposte “facilitando” la vita; troppo spesso, però, oltre a risparmiare fatica ci risparmiano anche l’uso dell’intelligenza, della fantasia e dei sogni che ognuno di noi ha.

Il campo di applicazione delle “app” spazia a trecentosessanta gradi, dal più piccolo problema quotidiano alle più complesse azioni che una società contorta come la nostra richiede ad un comune cittadino.

Per “godere” di questo aiuto serve “solo” un cellulare di ultima generazione!
Molte applicazioni sono “gratuite” (naturalmente solo perché sono programmate per carpire i gusti dell’utilizzatore finale da trasmettere alle aziende interessate a promuovere i loro prodotti), altre sono a pagamento, con canoni mensili o annuali di modeste proporzioni; in entrambi i casi siamo “accompagnati” a scegliere di offrire l’autorizzazione all’uso pressoché indiscriminato dei nostri dati.

La dipendenza dai social media
Ma siamo proprio certi di avere bisogno di queste “app”? Facilitano la vita a tutti oppure complicano la vita di coloro che vorrebbero essere liberi di usare canali e metodi tradizionali altrettanto validi e veloci? Sempre più spesso se ne impone l’uso senza alternativa!!!!

Stesso identico discorso è valido per i così detti “social”. Come un minuscolo “tarlo” si sono insinuati nella nostra mente, nel vivere comune, nella nostra società, nel quotidiano, chi ne è fuori è emarginato, “al di fuori della società costituita”. Non è una questione di età, colpisce i giovani e li accomuna da lontano agli anziani (spesso vittime di una solitudine non voluta!) “pilotando” in modo subliminale gusti, tendenze, amicizie, politica, associazionismo, tendenze sessuali e acquisti online.

Diceva Molière :”Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù”…Peccato che tutto questo ci allontani dalla “realtà” non apparente, dai “valori tradizionali”, dai rapporti familiari e interpersonali.

Il processo non è lento, anzi, è progressivamente veloce, ci stiamo “isolando mentalmente” senza battere ciglio facendo finta di non essere “consapevoli”.

La “tecnologia è progresso (nessuno lo mette in dubbio) ma è irreversibile, “galoppa” in modo incontrollato e di certo non si può fermare la “storia” delle innovazioni nel secondo millennio, ma “bisognerebbe” essere pronti a fare una “cernita” di queste “offerte tecnologiche” promuovendo “scelte consapevoli” utilizzando solo quelle necessarie, “educando” le giovani generazioni a fare altrettanto salvaguardando come priorità il rapporto visivo e verbale tra esseri umani!