La vita digitale e la tragedia digitale: amore e odio con i gestori telefonici

In principio fu la nascita del telefono senza fili, dicasi cellulare, una rivoluzione epocale. Mastodontici telefoni cellulari gravitavano nelle nostre mani, batterie con scarsa autonomia, prezzi iperbolici che davano all’oggetto l’etichetta di “regalo prodigio” accessibile a pochi, la comodità di digitare un numero e di poterlo fare dalla strada, dall’auto o da un prato, di contattare la famiglia, l’amata, i figli in qualunque momento e da qualunque posto…tutto trasmetteva un senso di onnipotenza e fu… amore a prima vista!

In poco tempo, sono diventati sempre più piccoli e più maneggevoli, con schermi, fotocamera, orologio e computer e tanto altro ancora e, cosa più importante, con un costo alla portata di tutti.

Di pari passo, i computer e i televisori, da enormi “cascioni” iniziavano la loro miniaturizzazione e si appiattivano sempre di più, diventando digitali. Innovazioni che hanno cambiato la nostra vita.

Ma era solo l’inizio della “vita digitale” che talvolta si può trasformare in “tragedia digitale”. Diventano indispensabili i gestori/padroni delle compagnie telefoniche, essi sono i “timonieri” del passaggio da una “vita normale” ad una “vita digitale”, ”governano” (tramite la rete internet su abbonamenti dedicati con costi ballerini) le nostre case, le nostre auto, i nostri cellulari che “si parlano”, dialogano tra loro e ci consentono di ricercare, pagare, prelevare…

E qui inizia la “tragedia digitale”

Quale? Quella più semplice e prevedibile:
– le famose password, così numerose, senza le quali non è possibile attivare nulla, basta dimenticarle per bloccare tutto e far entrare nel panico anche le persone più controllate;
– la rete digitale che dovrebbe funzionare alla perfezione con quella velocità e affidabilità sempre più pubblicizzate si interrompe al primo temporale o per non meglio identificati problemi alle centrali telefoniche.

E noi?
– da titolari e possessori del “bene digitale” diventiamo loro “dipendenti”, costretti ad estenuanti telefonate agli “assistenti digitali” che pronunciano parole e frasi registrate, appesi ad un filo che non esiste più.

Tutto questo è inaccettabile!
E’ arrivato il momento di diventare “attori” e non “comparse” di noi stessi, di trasformare questa “tragedia digitale” in una “vita digitale” accettabile e a misura di utente pagante, ricorrendo anche ad un class action, se necessario e pretendere un risarcimento per i continui disservizi.

In tal modo i gestori potrebbero arrivare alla consapevolezza che interloquire con un “essere umano”, magari competente, senza estenuanti passaggi con “assistenti digitali” abbrevierebbe certamente i tempi, semplificherebbe la comunicazione rendendola più chiara ed efficace e, soprattutto, eliminerebbe la tentazione di ricorrere ad altro gestore nella speranza di maggiore e più puntuale assistenza.

Un gestore impegnato a fornire all’utente la certezza della riparazione di un guasto nei tempi previsti dal contratto, che non adduca scuse per allungare l’attesa, NON avrebbe bisogno di pagare costose campagne pubblicitarie per acquisire clienti.

Dunque non restiamo rassegnati ed immobili di fronte ai disservizi che bloccano la nostra ”vita digitale”, è necessario vigilare per riconquistare anche questa vita e non vivere la vita sopportando tutto senza muovere un dito.

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