La xenofobia ed il razzismo ai tempi del Covid-19

La xenofobia ed il razzismo ai tempi del Covid-19

Abraham Lincoln affermava: “Tutti gli uomini nascono uguali, però è l’ultima volta in cui lo sono”. In effetti la vita di chiunque appare continuamente costellata da ingiustizie e distinzioni a causa di caratteristiche continuamente in evoluzione.

Sempre per motivazioni differenti, ciascuno di noi, prima o poi, verrà colpito dal fulmine del razzismo, il quale spesso non si manifesta esclusivamente per elementi lampanti, come potrebbe essere il colore della pelle o la fisionomia caratteristica di un determinato continente, ma colpisce ognuno di noi anche per un elemento intrinseco in ciascun essere umano e che potrebbe sembrare singolare agli occhi di uno stolto. Riflettendo sulle condizioni con cui attualmente la popolazione mondiale si ritrova a lottare, sicuramente la battaglia più ostica da dover vincere sarà il ritorno alla normalità.

La crisi del coronavirus oltre a fornire legittimità alle restrizioni nazionali sul commercio, proibisce la circolazione di persone a livello globale, alimentando un già preesistente sentimento di xenofobia. Prima che la situazione si trasformasse in emergenziale, l’Italia stessa non è stata all’oscuro di episodi di odio razziale nei confronti della comunità cinese, alimentati dalla crescente diffusione del virus. Ma questi episodi non rimarranno sporadici e tenderanno ad aumentare nel momento in cui i vari decreti permetteranno il ritorno alla normalità. Ciò non accadrà esclusivamente all’interno dello Stato Italiano e contro la popolazione cinese.

Il sentimento di odio razziale e xenofobo, in seguito all’epidemia di Covid-19, non farà altro che crescere esponenzialmente, soprattutto in ambito turistico, quando in Italia si osserverà passeggiare una coppia di sposi cinesi, la reazione automatica, probabilmente, sarà quella di allontanarsi il più possibile. Ma la medesima cosa accadrà anche in altri paesi, dove saranno gli italiani invece ad essere etichettati come untori, come coloro che hanno veicolato il virus in Europa.

Mentre i vari leader mondiali si sono pronunciati sulla necessità di una cooperazione a livello internazionale, le loro azioni sembrano aver smentito spesso ciò. Molteplici sono le immagini di monumenti e luoghi celebri  illuminati dal radioso tricolore italiano, ma l’esempio più importante di empatia e rispetto che può manifestarsi non si riduce alla proiezione di uno stendardo nazionale, bensì alla vicinanza tangibile attualmente e morale nel prossimo futuro delle altre nazioni, poiché in questo momento non siamo altro che rami dello stesso albero percossi dalla medesima brezza.