L’abbattimento delle barriere architettoniche in un condominio

L'abbattimento delle barriere architettoniche in un condominio

Secondo il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione al fine di agevolare i più svantaggiati e consentire la rimozione degli ostacoli delle strutture architettoniche per poter godere della propria abitazione, le norme sull’abbattimento delle barriere surriferite in condominio sono state varie volte modificate favorendo grazie alle ridotte maggioranze previste per legge e per la concessione a chi ne avesse bisogno di poter eseguire da solo le opere anche a proprie spese seppur in contrasto con la volontà dell’assemblea.

In particolare allorquando un condomino abbia interesse ad abbattere le barriere architettoniche ed a realizzare lavori idonei ad agevolare la mobilità di un disabile ha facoltà di chiedere all’amministratore di condominio di convocare l’assemblea al fine di deliberare l’esecuzione delle opere relative presentando un’istanza nella quale deve essere indicato il contenuto specifico e le modalità di esecuzione dei lavori da proporre (es: rampa per la salita della sedia a rotelle a lato di una scala o ad un montascale).

Con la maggioranza degli intervenuti alla riunione (50%+1) purché questi rappresentino almeno la metà del valore dell’edificio, ossia almeno 500 millesimi l’esecuzione dei lavori viene approvata dall’assemblea ed il costo viene ripartito tra tutti i condomini in ragione dei rispettivi millesimi.

Ciò comporta che la relativa deliberazione è valida anche nei confronti degli eventuali condomini dissenzienti, ed è obbligatoria pertanto anche per questi condomini che sono tenuti al pagamento delle spese delle opere deliberate in proporzione alla quota millesimale di loro competenza.

In caso di mancata approvazione il condomino disabile può effettuare i lavori a proprie spese senza darne comunicazione all’assemblea e senza il relativo consenso ma con il solo divieto di arrecare pregiudizio alla stabilità e sicurezza dell’edificio, in particolare può far installare servoscala e strutture mobili facilmente rimovibili nonché può allargare porte ed ingressi.

Resta inteso che non possa essere alterata la destinazione d’uso della cosa e che non venga impedito ad altri, previa rivalutazione della spesa sia di esecuzione che di manutenzione con relativo contributo, di poterne usufruire.

Se all’interno delle scale non vi è sufficiente spazio in giurisprudenza viene spesso prevista l’autorizzazione alla realizzazione di un ascensore esterno per il quale si possono anche non rispettare le norme relative alle distanze legali in quanto l’ascensore risulta fondamentale ai fini di una civile abitabilità per le esigenze dei cittadini.

Di notevole interesse una sentenza del Tribunale di Milano che ha ritenuto che la delibera per l’installazione dell’ascensore con la maggioranza prevista dalla legge possa essere applicata anche se nel fabbricato non vivono portatori di handicap, in quanto intervento volto al fine di consentire l’accesso all’edificio ai disabili che dovessero recarsi in visita e non solo a coloro che vi abitano stabilmente.

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco