L’agonia della natura nei versi di Rosa Staffiere

L’agonia della natura nei versi di Rosa Staffiere
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Il volgersi delle stagioni ha sempre avuto un fascino quasi mistico per gli uomini ed ognuna di esse è legata a dei mesi. L’autunno viene sempre ricordato attraverso il mese di Ottobre, un periodo temporale molto simbolico. Nell’antica Roma, ad es., l’etimo derivava dal numero octo. Nella numerologia, invece, l’8 indica l’infinito legato alla perfezione ed all’equilibrio, dato che si connette anche al mondo cinese, dove esso rappresenta la perfetta unione tra lo Yin e lo Yang.

Questa idea ci è stata tramandata anche dal Buddismo, che considera il numero 8 come la via della liberazione dalla sofferenza. Eppure oltre questa interessante interpretazione, la sensibilità dei poeti ne ha data un’altra: quella della guerra e dell’agonia della natura che si appresta a soccombere dinanzi l’inverno. Questo è il tema della poesia di oggi scritta da Rosa Staffiere.

AUTOMORRA

Rosa Staffiere, sofferenza d’amore

Puglia, terra di olio e di poeti. Rosa Staffiere, nata ad Anzano di Puglia nel 1940 e morta nel 2003, sin da piccola aveva un forte interesse per la lettura di testi letterari e la poesia. Quest’ultima diventa il legame tra la sua anima e la natura circostante ma la morte dell’unico uomo che aveva amato, il marito, la segnò profondamente ed i versi sono un riversare il proprio dolore, raccontando la sua esperienza, partendo dalla malattia fino al decesso del caro congiunto. Le sue raccolte sono Voci dell’anima, Canti di nostalgia ed il Paese della Memoria.

L’agonia della vita, l’agonia della natura 

Leggiamo, allora, i versi di Rosa Staffieri della poesia intitolata Giunto Ottobre:

Giunto Ottobre 

La natura si appresta
alla grande battaglia
e alla sua morte si ribella
sfoggiando nell’agonia
5 suggestive luci
e caldi maturi colori.


Si tinge di rosso vermiglio
d’oro e topazio
e in tragica pantomima
10 volteggiano le foglie
nell’aria lievi farfalle
e di esse hanno la caducità
e l’impalpabile polvere.

Quasi epiche come le scene delle battaglie del Signore degli Anelli, tra le forze del bene e del male, le immagini sono una poliedrica danza di sinestesie cromatiche in omaggio ai colori dell’autunno, che sono ritenuti da molti i più belli. La prima strofa indica palesemente il tema di tutto il componimento: la lotta (la natura si appresta alla grande battaglia ed alla morte si ribella vv. 1-2).

Ricordiamo che molte volte gli uomini sono ricorsi a bellissimi miti per spiegare il cambiamento stagionale, indicandolo metaforicamente o come la vita dell’uomo o come lo sfiorire di una giovane vita ma la sensibilità contemporanea ha abbandonato queste interpretazioni per soffermarsi più sul decadimento materiale della natura. Inoltre, questa poesia è anche una dichiarazione rabbiosa in cui la natura benigna, piena di vita, come il marito della poetessa, inevitabilmente muore.

Ma quali sono le armi di Madre Natura? Suggestive luci e caldi maturi colori. Nela seconda strofa c’è la risposta, introdotta dall’ultimo verso della prima, con i riferimenti cromatici quali il rosso vermiglio, che indica il sangue, l’oro simboleggiante l’armatura ed il policromatico topazio metafora delle forti sensazioni. Ed ecco i guerrieri battersi per la natura: le foglie simili a lievi farfalle lottano sapendo già il loro caduco destino, diventando presto polvere sulla terra.

Questo è anche un riferimento alla brevità e fragilità della vita umana. Basti pensare al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde ma nei versi della poetessa sottintesa è la malattia improvvisa, l’incapacità di un corpo forte a difendersi da patogeni esterni. Alla fine l’autunno, la stagione del passaggio dalla giovinezza, all’essere adulto, all’anzianità, volge il passo all’inverno, la morte simbolica della natura e dell’uomo.