L’albicocco nei versi di Ada Negri

La Campania è la terra dell’albicocco, in particolare l’area vesuviana, dove il frutto riesce ad essere un prodotto di qualità grazie alle condizioni pedoclimatiche, tra cui i terreni di origine vulcanica. Purtroppo in alcune aree la produzione sta diminuendo perché si costruisce un po’ ovunque e le città stanno progressivamente fagocitando terreni; non solo questo, in quanto c’è anche il grave problema dell’erosione dei terreni. Comunque sia il trend economico della vendita delle albicocche campane si mantiene ancora alto.

L’albicocca vesuviana comprende una quarantina di varietà che vengono coltivate nell’agro Napoletano, nella zona Flegrea e nell’area comprendente Acerra e Nola. In queste aree, dove c’è ancora una lunga tradizione di tecniche di coltivazione, di solito si hanno nello stesso terreno altre piante da frutto, quali il ciliegio, la vite e la noce. Le albicocche vengono vendute in parte per essere consumate fresche nei negozi in parte alle industrie, dove vengono trasformate in confetture e yogurt. Un’altra area di coltivazione importante è la Piana del Sele, dove la tradizione ha lasciato il posto alla specializzazione, con impianti all’avanguardia e sistemi di irrigazione moderni.

Storicamente, l’albicocco in Campania è attestato già dal ‘500, quando viene menzionato dallo scienziato partenopeo Gian Battista Della Porta nel testo Suae Villae Pomarium ( Il frutteto della sua villa ), in cui vengono menzionate due qualità bericocche e crisomele. Da quest’ultima discendono le crisommole. Per quanto riguarda le proprietà contiene molta vitamina A e betacarotene, apportando numerosi benefici alla salute. Non può mancare il riferimento all’arte culinaria-pasticciera: voglio menzionare la pizza dolce crisommola con ricotta, marmellata di albicocche, nocciole tritate ed olive di Caiazzo di Franco Pepe ed il panettone all’albicocca di Alfonso Pepe. Detto questo, passiamo alla lettura della poesia di Ada Negri proprio sull’albicocco.

Ada Negri, una illustre poetessa in un mondo di poeti

Raro è leggere di donne che tra l’Ottocento ed il Novecento siano riuscite a raggiungere mete così alte ed una di queste è Ada Negri, accademica d’Italia. Nata a Lodi nel febbraio del 1870 e morta nel 1945, di origini umili, padre vetturino spesso ubriaco e madre tessitrice, grazie alla nonna, custode in un palazzo nobiliare, conobbe ben presto l’alta società musicale e colta. Morto il padre quando ella era in tenera età e grazie a sacrifici lavorativi della madre, riuscì a diventare una maestra. I suoi scritti apparvero sulla Fanfulla di Lodi, riuniti successivamente nella silloge Fatalità.

Per i suoi meriti letterari, il ministro Zanardelli la promosse con la qualifica di docente di chiara fama e la fece trasferire a Milano; vincitrice del Premio Giannina Milli per la poesia nel 1894, la seconda raccolta Tempeste fu criticata da Luigi Pirandello per l’introduzione di temi politici e fu ironicamente detta la poetessa del Quarto Stato a causa della sua adesione al PSI. Gravi delusioni coniugali e la morte di una figlia piccola le ispirarono componimenti esistenzialistici (Maternità,1904 e Dal Profondo, 1910).

A Zurigo scrisse Esilio (1914), Le solitarie (1917) su tematiche femminili, Orazioni  (1918) su temi patriottici, Il libro di Mara (1919) e Stella mattutina (1921). Fu nominata due volte Premio Nobel per la Letteratura, vinse il Premio Mussolini (1931) e fu denominata la prima intellettuale fascista nonché prima donna dell’Accademia d’Italia.

L’albicocco di Ada Negri

Questa poesia è un omaggio in versi di questa pianta. Infatti la natura è un tema centrale nella produzione della Negri, come in questo componimento, metafora di una nascita:

L’albicocco

Fiorì stamane il giovane albicocco
primo e solo, nell’orto ancora ignudo.
Nei tre più alti rami
fiorì, leggero: in sua bianchezza alata
ride all’azzurro con stupor d’infanzia.

A livello retorico abbiamo l’anafora fiorì, l’anastrofe nella scelta della collocazione dei lemmi, le metafore, la personificazione ed altro. Il tema centrale è la prima fioritura del giovane albicocco in un orto ancora ignudo, che non ha ancora mostrato le primizie coltivate.

La poetessa osserva che i fiori sono apparsi tra i rami più alti. La personificazione dell’albero si ha nei due versi finali, in cui l’albero da frutto appare come un fanciullo sorridente al cielo in questa sua fioritura. Sembra un angelo, le cui caratteristiche legate alla purezza si evincono nei riferimenti alla bianchezza alata ed al fatto che ride all’azzurro con stupor d’ìnfanzia.

Uno spettacolo che forse col tempo sarà sempre più raro vedere, vista la vendita a scopo edificatorio di tanti terreni coltivati, dove la gioia di ammirare i poliedrici colori dei fiori degli alberi da frutto è uno spettacolo davvero unico.