L’amore ‘peccaminoso’ di una donna nei versi di Edgard Lee Masters

Edgar Lee Masters
Edgar Lee Masters

L’America raccontata attraverso le storie dei cittadini sepolti in un cimitero del Midwest è il tema dell’antologia poetica forse più ricordata di tutti i tempi: la Spoon River Anthology (L’Antologia di Spoon River) di Edgar Lee Masters (1869-1950). Un’opera in cui l’uomo e la donna sono al centro dei versi, con le loro debolezze ed i loro difetti. Come nella poesia scelta per oggi, in cui è descritto il tormento di una donna sposata, divisa tra l’amore per il marito e quello per l’amante. Ho allora deciso di intervistare sull’argomento la sessuologa Maria Tinto, che opera a S. Maria Capua Vetere.

Psicologa clinica e psicoterapeuta ad indirizzo breve strategico, la dottoressa, oltre la passione nell’aiutare i propri pazienti, ha un amore incommensurabile per la scrittura, con un curriculum saggistico/poetico davvero sensazionale: ha scritto le sillogi poetiche Come un volo di gabbiani (1989) ed Emozioni intumescenti (2006), il saggio I bambini non nascono cattivi (2017), premiato col Premio Letterario Autori Italiani, i manuali Coronavirus: strategie per fronteggiare le insidie psicologiche, Il genitore strategico: vincere le sfide con i figli senza combattere ed il prosimetro Vulia editi nel 2020. Presto sarà ospite della mia rubrica in qualità di poetessa.

Com’è cambiata la figura dell’amante nel corso degli anni?

“La felicità dell’uomo sposato dipende da chi non ha sposato”. Così affermava Oscar Wilde. Oggi sono cambiate molte cose e sappiamo che la felicità è possibile sia nel matrimonio che fuori di esso. Avere un amante non è più considerato come una chimera per trasgredire sessualmente alla morale bigotta, bensì un modo anche di entrare in relazione con l’altro, una scoperta rispetto alla conoscenza di sé stessi e al valore che si riesce a dare di sì all’interno di un rapporto di coppia. Spesso, paradossalmente, può divenire anche un modo per vivere il rapporto di coppia in maniera più coinvolgente e dare nuovo smalto alla relazione. Certo occorrerebbe uscire dalle logiche tradizionali e considerare che l’amore ha mille volti, per riuscire così a coniugare aspetti di sé che trascendono dal “tradimento”

Amante uomo/amante donna, quale delle due figure purtroppo è più pregiudizievole?

C’è una doppia morale che riguarda il maschile ed il femminile. Un uomo che ha un amante è ritenuto un uomo che “ci sa fare” con le donne, mentre se è una donna ad avere un amante, è considerata “una poco di buono”, non una “che ci sa fare con gli uomini”. Purtroppo ancora permane una diversità di genere rispetto alle relazioni. Al genere maschile sembrerebbe che tutto sia concesso e/o sia perdonabile, specialmente per ciò che attiene la sessualità. Se pensiamo che la parità dei generi passa anche attraverso questo tipo di considerazioni, possiamo renderci conto che siamo ancora troppo lontani dal realizzarla.

Edgar Lee Masters e la poesia su Sarah Brown

Gli Stati Uniti sono stati la culla di poeti molto importanti, uno dei quali è proprio l’avvocato di Chicago Edgar Lee Masters. Il suo nome è legato alla Spoon River Anthology, dove, su modello degli epigrammi sepolcrali dell’Anthologia Palatina (la più grande raccolta poetica greca del X secolo a.C.), sono raccontati i gossip, benigni e maligni, dei protagonisti del cimitero della zona attraverso epigrafi sepolcrali in versi. Ecco la poesia di cui ho accennato all’inizio dell’articolo (testo inglese e traduzione di Letizia Ciotti Miller tratta dall’edizione Grandi Tascabili Economici Newton, 1999):

Sarah Brown
Maurice, weep not, I am not here under this pine tree.
The balmy air of spring whispers through the sweet grass,
The stars sparkle, the whippoorwill calls,
But thou grievest, while my soul lies rapturous
In the blest Nirvana of eternal light!
Go to the good heart that is my husband,
Who broods upon what he calls our guilty love: i
Tell him that my love for you, no less than my love for him
Wrought out my destiny i that through the flesh
I won spirit, and through spirit, peace.
There is no marriage in heaven,
But there is love.

Sarah Brown
Maurice, non piangere, io non sono sotto questo pino.
L’aria fragrante della primavera bisbiglia fra la dolce erba,
le stelle brillano, il caprimulgo (la civetta n.d.r) chiama,
ma tu soffri, mentre la mia anima giace in tripudio
nel beato Nirvana dell’eterna luce!
Và da quell’uomo di buon cuore che è mio marito,
che rimugina su quello che lui chiama il nostro amore colpevole:
digli che il mio amore per te, non meno del mio amore per lui, ha plasmato il mio destino — che attraverso la carne ho conquistato lo spirito e attraverso lo spirito, pace.
Non c’è matrimonio in cielo,
ma c’è amore.

La natura e la primavera fanno da sfondo a questo componimento, elementi topici della poesia trenodica ossia funeraria, come il pino (pine tree v. 1), la primavera (spring v. 2), l’erba (grass, v. 2), le stelle (stars v. 3), la civetta (whippoorwill v. 3). Dopo questa sinestesia di colori e suoni (the balmy air l’aria fragante v. 1, sweet grass la dolce erba v. 2, the stars sparkle, le stelle brillano v. 3; the whippoorwill calls la civetta chiama v. 4), nella parte centrale è inserito il discorso della defunta, che si rivolge al marito, Maurice (v. 1) o thou (tu v. 4), divisibile in due sezioni: la prima è ricca di tenerezza e conforto verso l’amante, l’uomo che sembra davvero soffrire per la sua perdita, cui esorta a weep not (a non piangere v. 1), perché è vero che lui soffre ma lei non è più in tribolazione (while my soul lies rapturous v. 4) in quanto ha trovato il paradiso, qui indicato col termine indiano Nirvana (Nirvana v. 5) unito ad uno stilema cristiano (of eternal light, eterna luce v. 5); la seconda sezione, il cui messaggio ironicamente dovrà essere portato proprio dall’amante Maurice, (go to, va’ v. 6), riguarda il marito (the good heart that is my husband il buon cuore che è mio marito v. 6), sofferente e tormentato da domande senza risposta ormai su cosa può aver sbagliato, per aver perso la propria donna (who broods upon what he calls our guilty love, che rimugina su quello che lui chiama il nostro amore colpevole v. 7).

La comunicazione di Sarah Brown è molto particolare, anticristiana ed antimoralistica per l’epoca e forse anche per oggi: grazie ad entrambi ed al proprio amore verso i due uomini, ella ha potuto cambiare vita (wrought out my destiny); grazie al piacere fisico (the flesh la carne v. 9) è riuscita a conquistare lo spirito (spirit, lo spirito v. 10) e quindi la pace (paece, la pace v. 10). Solo attraverso l’esperienza del peccato, il piacere carnale, è riuscita a capire cos’è l’amore, quello vero, non dettato da rigide regole sociali incatenanti come il matrimonio (there is no marriage in heaven,/but there is love, non c’è matrimonio in cielo, ma c’è amore vv. 11-12). Una poesia forse troppo rivoluzionaria per quel tempo e difficile da comprendere anche dalla nostra società ma pensate a quanta è tragica una separazione o un divorzio, quando i bambini sono ancora troppo piccoli: probabilmente solo con un ausilio esterno la coppia riuscirebbe a riscoprirsi di nuovo innamorata ed a salvare il rapporto, riuscendo finalmente a vedere felici i propri bambini. Alla prossima.