L’Angelo degli Ultimi, le parole dell’avvocato: “Non è stato facile ridare una nuova vita ad Antonio,ma ce l’abbiamo fatta”

Antonino insieme ad una parte dei volontari de L'Angelo degli Ultimi a la Casa del Sorriso, sede dell'associazione

C’è voluta una conferenza stampa e le telecamere di Rai3 in giro tra Caserta e Aversa un’intera giornata per spiegare ufficialmente il cambiamento di vita di Antonino Filardo, senzatetto di Aversa che ha vissuto praticamente tutta la sua vita in strada, ben 40 dei suoi 68 anni.

Come abbiamo già spiegato in altre occasioni – precisa la presidente dell’Associazione L’Angelo degli Ultimi, Antonietta D’Albenzio, che si è occupata del reintegro di Antonino in società, attraverso una lunghissima e faticosa trafila burocratica e amministrativa, per il riottenimento di tutti quelli che comunemente chiamiamo, i “diritti civili”, documenti, la sua pensione ed un alloggio sicuro presso una casa famiglia e non più all’addiaccio – Antonino era amato da moltissimi cittadini aversani, che in diverse situazioni lo aiutavano in vari modi, non ultimo portandogli del cibo, ma era anche vittima di una etichetta che lo ha afflitto tutta la vita, quella del pazzo. 

Ma Antonino lo ribadiamo non è assolutamente pazzo, è un uomo che ha sofferto, peraltro affetto da albinismo che aveva bisogno di cure e non poteva più assolutamente vivere in strada“.

Nel video di seguito le interviste al legale dell’associazione, il volontario Ciro Maria Riccio che si è occupato delle vicissitudini amministrative della vicenda, la presidente Antonietta D’Albenzio, ed il consigliere comunale Andrea Boccagna, ormai anch’egli un volontario, che ha sostenuto la Casa del Sorriso di Don Giorgio Quici, sede dell’associazione in Patto di collaborazione con il Comune di Caserta, sotto l’aspetto burocratico.

Siamo certi che tutti coloro che amano Antonino – precisa Antonietta D’Albenzio – saranno felici di sapere che non vive più al caldo e al freddo, ma si trova finalmente in luogo sicuro, accudito amorevolmente, curato per le sue patologie. Antonino ha desiderato così tanto un luogo da poter chiamare casa e famiglia e noi non abbiamo fatto altro che rispettare un suo desiderio, affinché potesse vivere questi altri anni che ha davanti a sè una qualità di esistenza tale che si possa chiamare vita”.