L’antica bellezza del latte nei versi di Franca Canapini

L’antica bellezza del latte nei versi di Franca Canapini

Il latte, un elemento nutriente ed essenziale per la crescita dei bambini, ha origini antichissime. Una scoperta archeologica come quella del colino di terracotta di Piadena fa risalire addirittura a 3500 anni fa la conoscenza del suo uso per fare la cagliata. Secondo studi più recenti forse la scoperta di come si forma il formaggio è stata del tutto causale, dovuto a processi di trasformazione causati dai lunghi viaggi degli uomini primitivi. La civiltà greca, invece, ci ha lasciato abbondanti testimonianze dell’uso del latte caprino e ovino principalmente (chi non dimentica la scena della mungitura delle capre da parte del Ciclope Polifemo per farne un prodotto caseario?).

Di seguito, i Romani iniziarono ad utilizzare quello bovino e di conseguenza a produrre derivati dal latte da diverse animali da soma. Esistono numerose specie che lo producono a seconda del territorio che abitano (latte di cammella o di renna ad esempio). Fu Pasteur nell’800 che cambiò radicalmente il modo di approcciarsi al latte ed ai prodotti alimentari con la pastorizzazione.

Questa è la scienza. Eppure, passeggiando tra le campagne, nelle masserie isolate o nelle fattorie, come era bello entrare nelle stalle e vedere le anziane mungere dalla mucca la mattina presto il nettare bianco e versarlo nel secchiello di latta, per darlo ai figli. Spumoso, tanto che faceva venire l’acquolina in bocca, proprio come la scena descritta nella poesia scelta per oggi.

Franca Canapini, tra poesia e narrativa

Franca Canapini, nata a Chianciano Terme (SI), risiede ad Arezzo dal 1975. Docente di Lettere nella Scuola Media, dal 2010 ha pubblicato 7 raccolte di poesia: Stagioni sovrapposte e confuse, Montedit 2010; Tra i solstizi, Aletti 2011; Il senso del sempre – pref. Neuro Bonifazi, Helicon 2013; Viaggio nella poesia – pref. Neuro Bonifazi, Helicon 2014; Gente in cammino, Montedit 2014; La bellezza tragica del mondo, Montedit 2016); Semi nudi – pref. Fernanda Caprilli, puntoacapo Collezione Letteraria 2021. Ha all’attivo anche un romanzo, Un giorno, la vita, ed. Pegasus, 2017, una raccolta di favole, Favolette per grandi e per piccini, Helicon 2017, un romanzo breve, Melina – Una storia surreale, ed. Giovane Holden 2019 ed un racconto di memorie, Dal fondo – I miei primi dieci anni, Youcanprint, 2019. Ha vinto diversi premi. Fa parte del consiglio direttivo dell’Associazione degli Scrittori Aretini “Tagete” ed è membro di giuria di alcuni premi letterari. Suoi lavori si trovano in diverse antologie di poesia e in alcuni siti e blog letterari.

Un poesia dedicata al… latte!

Questi versi bucolici, che ricordano scene omeriche e idilliache, permettono di conoscere un aspetto oggi quasi sconosciuto alle nuove generazioni. Sono dedicati a Fedora Canapini e sono tratta da DAL FONDO I miei primi dieci anni. Ecco il testo:

Il latte
a Fedora Canapini
 
Placide le mucche ruminavano
nella penombra calda della stalla
sentore vivo di escrementi
pulviscolo vagante in raggi di luce gialla
Rina, col secchio di zinco tra le gambe,
suonava una musica ritmata
Noi, col pentolino in mano, sospese sulla scena
– la tua fronte ampia, i grandi occhi ammiccanti –
Rina che riempiva in silenzio il pentolino
al tramonto, nel ventre di un casolare
in cima a un poggio, davanti al paese
in un altro mondo

La scena si apre con l’immagine delle mucche, denotate dalla loro calma, mentre si cibavano in penombra nella stalla riscaldata. Chi è entrato in un ricovero per animali si rivede nei versi iniziali e sono esperienze che ti ricordano secoli antichi. La scena si sposta ed ecco apparire Rina, che, col secchio tra le gambe, mungeva. Il gesto e il suono del latte nel pentolino era ritmato, quasi una cantilena magica che incantava. Le piccole, con il pentolino in mano, pronte berlo. Lei, la fronte ampia, i grandi occhi ammiccanti, in silenzio, riempiva il pentolino.

Delicatamente, viene descritto anche il paesaggio rupestre, il casolare, il poggio, il paese. La sentenza finale in un altro mondo è la chiave di lettura della poesia. Diverse le figure retoriche sono capaci di rendere la scena ferma nel tempo, descrivendo un rituale quotidiano silenzioso, quasi nostalgico, rispetto a come è la vita adesso. Questo quadretto, nel suo insieme, nei tempi utilizzati e nella descrizione, diventa quasi una leggenda del tempo che fu. Ed è questa la grandezza della poetessa: rendere testimonianza di affetti, riti, odori, silenzi di tutto ciò che lei ha portato in sé e l’ha resa la donna che è.