L’aumento dei roghi di rifiuti speciali è dovuto anche al rallentamento della vendita degli stessi. Paradosso tutto italiano

Stamattina ,intorno alle sei, è scoppiato un grande incendio nel capannone pieno di rifiuti della “Lea”, a Marcianise. Ancora un disastro ambientale nel nostro sciagurato territorio.

Ma anche in altre Regioni: l’ incendio di grandi proporzioni divampato diversi giorni fa a Milano presso la discarica di via Chiasserini,  ha fatto  capire ulteriormente che il problema “terra dei fuochi” non riguarda solo la Campania, ma tutta l’Italia. Non si contano più episodi del genere anche nel Bresciano o nel Lazio.

Ma cosa c’è a monte di una tale piaga?

Innanzitutto l’elevato costo dello smaltimento dei rifiuti industriali. Gli imprenditori del settore, invece di ricorrere ai costosi metodi di smaltimento legali, tendono a rivolgersi alle mafie per ovviare al problema spendendo meno.

Ma ciò che fa ancor più accapponare la pelle è che i roghi di rifiuti speciali sono dovuti anche al rallentamento della vendita degli stessi: l’Italia ha finora venduto milioni di tonnellate di rifiuti differenziati non solo ai paesi nordici, che ci guadagnano a loro volta ancora di più ricavandone energia a buon mercato, ma anche (principalmente) a paesi in via di sviluppo come la Cina, la cui domanda, però, è in vistoso calo.

Il risultato? Una quantità abnorme di rifiuti che in una maniera o nell’altra devono essere smaltiti. Sarebbe superfluo aggiungere che in questo losco giro d’affari è implicata anche la politica. Ma preferiamo non entrare nel merito, onde evitare di suscitare sterili polemiche.

Questa, infatti, è una miniera d’oro per le mafie, che lucrano speculandoci sopra e non interessandosi certo della saluta dei cittadini.

Un problema così grave e assurdo poteva toccare solo il nostro sciagurato Paese, dove quello che per tutti è una risorsa e una fonte di ricchezza diventa un insormontabile problema.

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