Le castagne, prelibatezze poetiche di Giuseppe Papale

SANCARLO50-700
SANCARLO50-700
previous arrow
next arrow

Autunno, tempo di castagne, di quei gustosi frutti, composti di amido e di zuccheri, di cui vanno pazzi bambini ed adulti ma anche animali, visto che spesso sono inseriti nella dieta alimentare di bovini, equini e suini. Purtroppo, passeggiando per i boschi, per i terreni coltivati, dove crescono spontanei i castagni per propagazione, non se ne raccolgono più, causa anche forse il decremento demografico dei paesi.

Al contrario, quando le troviamo nei supermercati o dai fruttivendoli, il loro costo è molto esoso. In Campania, prodotto I.G.P. è il Marrone di Roccadaspide avellinese mentre tutto il Casertano paesistico è ricco di castagneti, che producono sia i marroni, come a Roccamnofina che le castagne ufarelle della zona di Treglia, spesso fatte conoscere attraverso sagre.

In città, invece, figura quasi scomparsa sono i venditori di caldarroste, con carretti o camioncino, che offriva ai clienti un prodotto genuino, le castagne lessate, sgusciate o arrostite, a seconda dei gusti. A Santa Maria Capua Vetere il castagnaro che riscaldava le caldarroste si metteva sul Corso, vicino la Chiesa degli Angeli, mentre a Caserta mi ricordo nelle piazze o nella zona di via S. Carlo. Leggiamo quindi una poesia dedicata proprio alle castagne di Marino Moretti.

Marino Moretti, l’allievo di Pascoli

Bruno-Cristillo-Fotografo
simplyweb2024-336
Bruno-Cristillo-Fotografo
previous arrow
next arrow

Il poeta crepuscolare, nato a Cesenatico nel 1885 ed ivi morto nel 1979, collaborò con molti giornali. Nel 1903 scrisse due sillogi, Poema di un’armonia e La sorgente della pace. Produsse anche testi narrativi, quali Il paese degli equivoci nel 1907. Tra i romanzi ricordiamo Il sole del sabato 1913-16. La sua vasta e poliedrica produzione gli valse il premio per la letteratura dell’Accademia d’Italia nel 1944, l’Ines Fila nel 1948, il riconoscimento dell’Accademia dei Lincei nel 1952, il Napoli nel 1955 e vari Viareggio nonché la medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Le castagne di Marino Moretti

Il testo, composto di quattro strofe di senari, settenari ed ottonari, con rima incrociata, descrive l’utilità del frutto. Ecco il testo:

Le castagne di Marino Moretti

Le castagne, sgusciate
fuori dagli acuti ricci,
son dagli alberi arsicci
quasi tutte cascate.


Son cascate di quando
in quando al suolo nero
con un tonfo leggero,
con un murmure blando;


son tornate monde
alla lor terra bruna
e liete, perchè ognuna
il suo bene nasconde.


Ognuna sa che un giorno
sarà, per una cena,
quello che è il pane, appena
vien levato dal forno,


e mammine e figlioli
sogna affamati e chini,
ed ombre di camini
e fumo di paioli.

Nella prima strofa visiva, c’è la descrizione delle castagne che sono cadute dagli alberi e sono uscite fuori dal riccio, una scena molto realistica tipica dei boschi. Nella seconda strofa, invece, uditiva, il poeta si è concentrato sul suono che i ricci e le castagne generano quando toccano il terreno nero. La terza strofa, visiva e spirituale, le mostra come monde pronte per avere un ruolo nella vita, in quanto ognuna il suo bene nasconde: esso ci è spiegato nella quarta e quinta strofa, dove predomina il senso cristiano della povertà.

Le castagne, infatti, serviranno come il pane, in similitudine nei versi, per sfamare mammine e figlioli, in vezzeggiativo. Il frutto, personificato, sogna che sarà la leccornia di madre e figli affamati e chini, nell’oscurità rischiarata dal fuoco rosso del camino, dove è appoggiato il paiolo mentre il fumo si leva durante la cottura dei frutti. Una poesia molto realistica, che ci descrive un rito consuetudinario della nostra società.