Le elezioni si sono chiuse, Caserta ha scelto. Il giorno dopo il voto cosa si aspetta la città

Caserta ha deciso, Carlo Marino è il sindaco della città per la seconda volta. Dopo una campagna elettorale combattuta e partecipata, i cittadini hanno scelto. Ma cosa succede all’indomani della vittoria, come la città, che pur ha votato, ha accolto questa riconferma.

Ora dobbiamo dare risposte serie ai problemi e alle domande poste dai cittadini in questa campagna elettorale, per cui si torna a lavorare. Per la città, per i nostri elettori, per tutti i casertani”. Queste le prime parole di Carlo Marino alla notizia ufficiale dei dati che lo davano vincitore.

Ma sono dichiarazioni queste che la città non dimenticherà, non questa volta, perché sono state proprio queste le premesse sulle quali una parte della cittadinanza ha voluto ridare fiducia al sindaco uscente, pensando a quanto era stato lasciato in sospeso, accordi, progetti, iniziative, lavori e opere di fondamentale importanza per la crescita del territorio.

Pensiamo per esempio all’invito al voto che i rappresentanti dell’ Ex Canapificio, Vincenzo Fiano e Virginia Crovella hanno fatto alla viglia del ballottaggio indicando linee guida inderogabili al governo della città:

Da decenni ormai impegnati sul terreno della conquista dei diritti. La misura del nostro operato, la troviamo nel cambiamento delle condizioni materiali di decine di migliaia di personehanno dichiarato i due candidati di Caserta Decide che tra l’altro hanno raccolto un bel bottino di voti al primo turno  – Dai migranti e rifugiati che, passati per la Castel Volturno Area, hanno conquistato il Permesso di Soggiorno, a quanti incontrano criticità all’accesso a diverse forme di Reddito.

Dai bambini che hanno fatto il Piedibus, ai cittadini che vivevano in quartieri senza un piccolo spazio verde, ed oggi ne autogestiscono uno. Questi risultati, non altro, sono il metro di valutazione. La nostra progettualità, a cui subordiniamo ogni scelta, in ogni campo. Anche quello elettorale”.

E ancora. “Abbiamo letto la risposta di Carlo Marino ad alcuni punti che sollecitavamo qualche giorno fa. E’ una traccia da seguire, per noi importante, non si tratta di riporre una fiducia cieca.

Abbiamo una sola certezza: noi dovremmo continuare le nostre battaglie, sperando che altri Consiglieri decidano di mettersi “al servizio” delle proposte di trasformazione della città che non passano per scelte “calate dall’alto”, né per deleghe e fiducie in bianco a nessuno.

Per noi, così come già scritto nel nostro programma, il Macrico deve essere F2 per diventare il parco verde e parco delle arti che i casertani, da tempo, richiedono Con il PNRR costruiremo insieme parco verde e ricerca sul tema ambientale. Realizzeremo nel Macrico il più grande hub sulla sostenibilità ambientale.

Allo stesso modo abbiamo lavorato in questi anni sul tema dei Beni Comuni, e cercheremo di rendere ancora più funzionale il Regolamento affinché ulteriori spazi possano godere della gestione condivisa da parte della cittadinanza, come il nuovo Slargo Vittime del Covid, su Via Acquaviva”.

E inoltre tutti i temi per cui il Centro Sociale si è battuto in tutti questi anni, trasformare la misura assistenziale del reddito di cittadinanza in misura capace di generare lavoro e formazione con l’approvazione di 17 progetti di utilità collettiva (PUC) che saranno attivi nei prossimi mesi.

Una revisione delle agevolazioni della TARI rivolte alle famiglie in difficoltà, nel senso dell’equità e della progressività, l’adesione di Caserta alla prossima triennalità del progetto SAI, per favorire ancora i processi di accoglienza e inclusione.

Ma non solo la comunità associazionistica, anche quella sindacale aspetta risposte concrete, come dichiarato da Giovanni Letizia, Segretario Generale della Cisl Caserta in questi giorni:

In questa ultima tornata abbiamo registrato un calo di partecipazione di non poco conto – ha spiegato Letizia – è un segnale che non possiamo ignorare, la comunità è sicuramente sfiduciata di fronte ad una politica e parliamo in generale, che non riesce più a dare delle risposte. Il tema vero quindi è costruire quelle risposte che una città si aspetta dal suo governo locale, riuscire ad avere una visione della città assolutamente più ampia per fornire le giuste risposte ai cittadini casertani”.

Pur non essendo Caserta un’area metropolitana – continua il Segretario-  perché di fatti non lo siamo istituzionalmente, questa città dovrebbe provare a ragionare di fatto proprio come se lo fosse.

Se riteniamo che lo sviluppo possa e debba passare attraverso una serie di assi tra i quali il turismo, la cultura, la viabilità anche urbana, la sicurezza, le infrastrutture, che possono anche avere un respiro provinciale/metropolitano, per esempio penso al policlinico, che non deve diventare solo il luogo della risposta sanitaria, ma anche il luogo di una crescita territoriale, se immaginiamo per esempio in quell’area un campus universitario che accolga i giovani studenti e che quindi sviluppi una ulteriore e nuova economia, insomma se cominciamo a non pensare più ad un territorio che inizi e finisca nei confini della città ci rendiamo conto che tutti questi temi sono strettamente collegati ad una visione più generale che il comune capoluogo dovrebbe interpretare come traino e promotore, attrattore, città capace di progettazione”.

Anche la comunità civile è ferma sulle proprie posizioni le stesse espresse in tutto il quinquennio passato: “Quando sono arrivata a Caserta 25 anni fa – commenta Mariagrazia Manna, fondatrice e responsabile del movimento di cittadinanza attiva Ciò che vedo in città CCVIC –  ho cominciato a sviluppare un interesse fattivo per la qualità della vita dei cittadini. Alla fine degli anni 90 non c’era il traffico di oggi ovviamente, spazi più ampi, meno cemento e più verde, era tutto diverso, non per forza meglio ma diverso. Non è possibile che quanto di buono porti il progredire significhi anche la disattenzione su quello che invece è andato via via scomparendo.

Come osservatrice particolare delle dinamiche del territorio quello che vedo oggi è la necessità di riportare l’attenzione sulle persone, sulle proposte, sull’offerta. Quello che chiedo oggi al governo locale come cittadina ma anche come rappresentante attiva di una comunità in movimento è una presenza meno progettuale e più territoriale con un’attenzione ormai necessaria e non più rimandabile alle frazioni, ai quartieri, alla microeconomia sociale territorio che sia incentrata soprattutto sulla sicurezza.

La qualità del vivere comune passa attraverso un piano che rilanci una città più sicura, che possa dare anche risposte sociali, agli anziani per esempio che vivono in una periferia umana, ai giovani, più luoghi sani e ricchi di offerte da poter vivere, tutto questo rappresenta una città più viva e inclusiva“.

Intanto tra i 62.692 aventi diritto al voto hanno votato 29.226 cittadini, dunque l’affluenza alle urne è stata del 46,62%. Non ci esprimiamo ma potrebbe essere il dato più basso degli ultimi anni e la cosa è effettivamente preoccupante. Il nuovo governo, il nuovo consiglio comunale deve ripartire da questo dato e pensare a risposte da dare a quella fetta di cittadini che non se la sono sentita di esprimere una posizione, sicuramente stanchi e demotivati ma che continueranno a vivere e pagare le tasse in questa città.