Le note jazz del maestro Pietro Condorelli affascinano il pubblico di Radio Zar Zak

Le note jazz del maestro Pietro Condorelli affascinano il pubblico di Radio Zar Zak
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L’appuntamento tanto atteso di ieri sera, sabato 27 aprile, a Radio Zar Zak si è svolto in un’atmosfera rilassante e piacevole tra le note jazz richiamando un pubblico di grandi appassionati e semplici curiosi.

Pietro Condorelli, tra i più noti musiscisti a livello nazionale – docente presso il conservatorio San Pietro a Majella di Napoli da quasi 25 anni – ha eseguito insieme ad Antonio Napolitano al contrabbasso e Raffaele Natale alla batteria brani del suo nuovo album Nature Language, in cui ha incluso principalmente quelli provenienti dal jazz original oltre a due famosi standard di song writers come Cole Porter e Gerald Marks e Seymour Simons. A questi si aggiunge la title track, brano originale composto da Condorelli.

Terrazza Leuciana
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Nel corso della serata i tre musicisti hanno eseguito anche alcuni brani dell’album precedente Visions – tra i quali forse il più suggestivo Notte che va ispirato all’indimenticabile Pino Daniele -in cui si può riconoscere la vena personalissima del suo comporre musica.

Il jazz nasce dai canti Spiritual incarnando il dolore e la fatica degli schiavi deportati in America dall’Africa nei primi anni del ‘600 fino all’800 e ‘900; attraverso le varie declinazioni avute nel corso del ‘900 – nel giro di appena 60 anni ha cambiato volto in maniera velocissima –  si è modificato fino a diventare un genere raffinato quasi d’elite.

La presenza del jazz nella cultura musicale mondiale é un dato di fatto difficilmente confutabile. Anche chi non conosce direttamente l’idioma jazz, inteso come genere musicale specifico nato in America, può – una volta resosene conto – riconoscerne gli influssi su gran parte della musica occidentale del secolo scorso.

Il jazz non é solo musica, ma un mero “fatto sociale”, e se prima coinvolgeva solo il popolo afroamericano, adesso va inteso a livello “glocale”. Il jazz come linguaggio musicale assume da sempre un ruolo significativo nei processi di costruzione sociale della realtà e dell’immaginario individuale e collettivo, malgrado la tanto auspicata evoluzione nel terzo millennio riguardi più l’aspetto tecnologico, inteso come ascolto, che quello sostanzialmente innovativo e geniale.

Pietro Condorelli, in primis un appassionato di jazz prima che raffinato musicista, compone spesso alla vecchia maniera riascoltando e risuonando tutto dall’inizio senza l’uso del computer essendo molto esigente e cauto nell’accogliere il lato tecnologico che rischia di snaturare l’essenza più pura del jazz.

Gli abbiamo chiesto:
-Dove prendi ispirazione quando componi brani originali?

Come avrai notato nel nuovo album Nature Language ci sono brani di song writer statunitensi oppure jazz original e una sola composizione originale. In Vision, l’album precedente, invece ci sono tutti brani originali ed un solo brano standard It had to be you.

La questione dell’ispirazione per me è sempre un po’ inspiegabile, perché arriva all’improvviso, di tanto in tanto, come un’onda e quando arriva ne rimango investito, ipnotizzato e concentrato fino a quando non porto a termine quel che mi arriva da questo richiamo a comporre, rinunciando a tutto il resto degli impegni per dedicarmici completamente.

A volte l’ispirazione deriva da vicende del quotidiano dalla mia vita personale – come Follow your soul  brano ispirato alla meditazione e yoga che pratico da anni, oppure dai personaggi che mi hanno influenzato e che ammiro – come il brano Song for Golbraith dedicato al musicista stesso.

Visions dedicato a Joe Zawinul tastierista pianista e compositore austriaco. Oppure ancora come un brano, non ancora edito, di due anni fa, che si intitola Election Day in cui sprono la gente ad andare a votare.

-In base a quale scelta invece hai selezionato i brani del nuovo album?

Nel nuovo album Nature Language l’ispirazione è nata dalla voglia di andare a registrare un disco in breve tempo. Sembra strano ma è nato tutto attorno ad una data che mi ero prefissato come un obiettivo preciso da raggiungere per eseguire una serie di brani che in quel periodo sentivo più vicini alle mie corde e al mio desiderio di suonarli.

-La musica serve a dire qualcosa. Il jazz rispetto agli altri generi musicali che linguaggio usa?

Trattandosi di improvvisazione il linguaggio del jazz non può che essere quello dell’immediatezza e di far funzionare quello che senti al momento la sera dell’esibizione. Certo, il tema e l’armonia sono scritte sul pentagramma ma, è nell’assolo che si svolge e si rivela tutta la freschezza e l’originalità dell’esecuzione sul momento nel feeling tra i vari componenti della band.

Gradevole e intenso momento è stato inoltre anche quello introduttivo in cui si è esibito un giovane chitarrista e cantante Emanuele Ventriglia di Santa Maria Capua Vetere che ha eseguito: La nuova stella di Broadway di Cesare Cremonini, Everest una luce dentro me e Flowers di Emanuele Ventriglia, Destinazione Paradiso di Gianluca Grignani, Everybody Changing di Keane, un mash-up tra Englishman in New York di Sting e Pensare male di The Kolors.