Le rose bianche nei versi di Paola Braccini (Velvet Blu)

Le rose bianche nei versi di Paola Braccini

La rosa bianca, di leggiadra eleganza, ispirazione di cantori e poeti, soggetto di leggende legate alle principesse, sarà il tema dell’articolo di oggi. La sua simbologia è legata quasi sempre all’idea dell’amore puro. Quando andate ad un matrimonio, infatti, la presenza di questo fiore indica il legame vero e trasparente tra i novelli sposi. Spesso, alla festa della mamma, si regala proprio per quell’amore indissolubile che c’è tra madre e figlio. Indica, inoltre, la castità ed è presente nelle immagini sacre, specialmente quelle che si riferiscono alla Vergine Maria. Secondo i teologi antichi, infatti, la rosa era il fiore che permetteva di accedere al Paradiso Terrestre.

Non poteva mancare la leggenda: il poeta greco Anacreonte (570 a.C. – 485 a.C.) narra che quando Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, nacque e toccò il mare, apparvero per la prima volta le rose bianche. Esse sono state indirettamente anche le protagoniste di eventi storici: chi non si ricorda, infatti, la Guerra delle due Rose, tra la rosa bianca degli York e la rosa rossa dei Lancaster? Fu pure la parola in codice degli studenti cristiani tedeschi nel 1942 quando incombeva il Nazismo. Diverse, infine, le proprietà benefiche di questo fiore: la famosa acqua di rosa, infatti, ha proprietà rigeneranti per la pelle. Detto questo leggiamo i versi di Paola Braccini (Velvet Blu).

La poetessa della rosa bianca

La poetessa fiorentina ha pubblicato la silloge poetica La tigre con la Porto Seguro Editore di Firenze, la raccolta di racconti La stanza sul retro mentre di prossima pubblicazione l’autobiografia Strappi di me. Ecco la sua bellissima poesia:

Rose Bianche

Eran caduti leggeri quell’anno
I petali delle rose
Leggeri e lenti
Mi pareva di sentirne il suono
Tic… Tic…
Avevano formato
Un tappeto
Immacolato
Le rose bianche erano
Le tue preferite.
A lungo sostarono sulla terra, aspettandoti.
Sembrava non volessero disperdersi, sporcarsi
Ma quando alfine tornasti
E il tuo stivale
Affondo’ distratto
Sul quel manto ancora candido…
Allora sì!
Allora sì
Seppi cosa fare
Il mio momento era dunque arrivato.

Questi versi stilisticamente sono adornati da allitterazione (leggeri/lenti, sentirne/suono, tic/tic, sostarono/sulla; mio/momento), anafora (leggeri; allora sì!), enjambement, epifonema (il mio momento era dunque arrivato), ipallage (distratto riferito a stivale e non alla persona), metafora (tappeto immacolato), onomatopea (tic tic) e paronomasia (leggeri/lenti)

L’ipotiposi, la descrizione vivida delle rose, sono l’elemento principale della prima parte, che creano una sinestesia di sensazioni. L’immagine descrive il trascorrere del tempo con la caduta dei petali, che si staccano in modo leggero e lento. Essi rappresentano l’amore (la rosa) per la persona amata che non torna e che piano piano si sta spegnendo. La protagonista entra nei versi in modo diretto: con un semplice verbo percettivo (sentirli) ci fa immaginare lei seduta a vedere questi petali veleggiare al suolo. Il tempo, inesorabile, viene ripreso dal tic…tic…che ci ricorda il suono delle lancette di un orologio. Si passa al senso della vista legato alle emozioni: le rose formano un tappeto che è immacolato (sul significato di questo termine vedasi l’introduzione).

Nei versi viene anche spiegato il motivo della scelta del soggetto: piacevano alla persona amata e come la poetessa anche le rose aspettano il suo ritorno. Come nelle scene del connubio, dove nessuno sembra voler calpestare i petali sul selciato, così nella poesia essi non vogliono disperdersi e sporcarsi perché stanno metaforicamente aspettando lo sposo. Ed ecco arrivare il soldato, che dopo le estenuanti e drammatiche esperienze della guerra, non riesce a gioire del tappeto di petali delle rose bianche (affondò distratto) ancora virginei e intatti. L’euforia, l’emozione, l’amore e il romantico erotismo dei versi finali svelano al lettore che la donna ora è pronta a diventare sposa e donna tra le sue braccia. Una toccante poesia magistralmente simbolica che ci fa comprendere come anche un semplice fiore può diventare la chiave di lettura di una vita.