Le tradizioni di Capodanno: le usanze nel mondo e a Napoli

Buon Anno da CasertaWeb

La scelta di considerare il 1º gennaio quale primo giorno dell’anno consegue all’introduzione del calendario giuliano promulgato da Giulio Cesare nell’anno 46 a.C. (prima del quale veniva considerato come primo giorno dell’anno il 1º marzo). La festa di Capodanno trae origine dai festeggiamenti in onore del dio romano Giano da cui deriva il nome del mese di gennaio.

Molteplici sono le superstizioni e le tradizioni nate nel corso dei secoli in tutto il mondo e giunte fino ai giorni nostri.

Ad esempio il numero 12 è considerato uno dei numeri portafortuna più gettonati. In Spagna e in molti paesi del Centro America, come Venezuela e Costa Rica, gli acini propizi sono 12, uno per ogni mese dell’anno ed è tradizione mangiarne uno ogni secondo che precede la mezzanotte. Nelle Filippine si è soliti mettere in tavola 12 frutti rotondi che rappresentano le monete, come simbolo di prosperità.

Invece, In Italia e in molti paesi europei è usanza indossare dell’intimo rosso la notte di San Silvestro, come amuleto portafortuna. Ma cambiando cultura, si modificherà anche il colore: in molti paesi del Centro America, ad esempio, il colore fortunato è il giallo.

Lo spettacolo pirotecnico di Capodanno è sicuramente una delle tradizioni globali per eccellenza: che si tratti di un villaggio situato alle pendici di un monte, oppure della più grande capitale Europea, sparare dei fuochi di artificio permette di accogliere nel migliore dei modi il nuovo anno, che ci si augura essere propizio.

Per ammirare i fuochi d’artificio lanciati sopra la Opera House di Sydney uno degli spot più esclusivi è il Royal Botanic Garden: solo i membri possono accedere, stendere la loro coperta da picnic e brindare col naso all’insù.

A Singapore, mentre i fuochi illuminano il cielo sopra Marina Bay, è possibile scrivere il proprio desiderio ed inserirlo all’interno di una grande sfera bianca, che a mezzanotte verrà fatta galleggiare sull’acqua, assieme ad altre decine di migliaia.

A questo punto è d’obbligo soffermarsi sulla città di Napoli. Fin dai giorni precedenti al 31 dicembre, gli abitanti della città, assieme alla spesa per il cenone, comprano fuochi d’artificio affinché ogni angolo della città possa illuminarsi. La tradizione di celebrare un nuovo anno attraverso uno spettacolo pirotecnico che abbraccia l’intera città, e non solo, è ben radicata nell’animo napoletano, come ci racconta Luciano De Crescenzo all’interno del film “32 dicembre”, ispirato al suo libro Oi dialogoi. Nell’episodio “I penultimi fuochi” il protagonista è Alfonso, un disoccupato, il quale il 31 dicembre, molto amareggiato perché non può esaudire il grande desiderio dei figli di comprare i botti, è alla ricerca di qualcuno pronto a prestargli del denaro per poterli acquistare. All’interno della vicenda tragi-comica spicca in particolar modo la “teoria dei tre popoli fuochisti”, pronunciata da Riccardo Pazzaglia, il quale affronta, in chiave satirica, anche altre tematiche più che attuali, come la disoccupazione. Pazzaglia afferma che: “In tutto il Mondo sparano tre popoli. Il popolo cinese, il popolo messicano e il popolo napoletano, però con questa differenza: che il cinese spara per un cinese, il messicano spara per un messicano, e il napoletano spara per tre messicani, per tre cinesi e per dodici napoletani più uno che è lui”.

Dunque, è possibile trarre da tale teoria come i fuochi d’artificio rappresentino la felicità e la condivisione cittadina, benché siano fortemente osteggiati soprattutto dagli animalisti, in quanto spaventano a morte gli animali domestici e non.