E’ legittimo utilizzare il contrassegno invalidi su ogni veicolo e su tutto il territorio nazionale italiano

E’ legittimo utilizzare il contrassegno invalidi su ogni veicolo e su tutto il territorio nazionale italiano

L’art. 188 del Codice della Strada e l’art. 381 del regolamento di esecuzione e di attuazione del C.d.S. prevedono che Il Contrassegno Disabili viene rilasciato dal Sindaco del Comune di residenza del disabile ed ha una validità massima di 5 anni con possibilità di rinnovo entro questo periodo sebbene sia definitivo.

Il contrassegno disabili consente a chi ha problemi riconosciuti dalla Commissione medico-legale di deambulazione la sosta del proprio veicolo negli appositi stalli e da ultimo con la recente normativa anche nelle strisce blu nonché all’accesso alle Zone a Traffico Limitato.

La Corte di Cassazione con ordinanza n8226 del 2022 ha ribadito quanto segue:
“Questa Corte già nel 2008 ebbe a chiarire che in tema di sanzioni amministrative, alla luce delle disposizioni contenute negli artt. 11 e 12 del d.P.R. n. 610 del 1996 e nell’art. 381, comma secondo, del regolamento di esecuzione ed attuazione del codice stradale, di cui al d.P.R. n. 495 del 1992, il cosiddetto “contrassegno invalidi”, che autorizza la circolazione e la sosta del veicolo adibito al trasporto di una persona con capacità di deambulazione sensibilmente ridotte anche all’interno delle zone urbane a traffico limitato e delle aree pedonali urbane, è rilasciato alla persona disabile in quanto tale, in modo che questa se ne possa servire esponendolo su qualsiasi veicolo adibito in quel momento al suo servizio e, perciò, la sua validità non è limitata al territorio del Comune che abbia rilasciato tale contrassegno, ma è estesa a tutto il territorio nazionale (in applicazione di tale principio, la S.C. ha annullato la decisione del Giudice di pace che aveva confermato la sanzione amministrativa elevata nei confronti di un utente della strada disabile che circolava nella zona a traffico limitato di Roma esponendo un contrassegno rilasciato dal Comune di Milano) – Sez. 2, n. 719, 16/01/2008, Rv. 601282 -.”

Inoltre anche la giurisprudenza successiva ha pienamente condiviso con Cass. nn. 21320/2017 e 7630/2019) ribadendo il concetto secondo cui: -“l’autorizzazione in parola, diretta a ridurre il più possibile impedimenti deambulatori, non può trovare ostacoli generati dalle difficoltà organizzative dell’ente territoriale di transito, diverso da quello di rilascio, il quale non può porre limitazioni non previste dalla legge. Di talché, ove il controllo automatico, sia stato effettuato in maniera tale da non essere in grado di rilevare la presenza del tagliando esposto sul cruscotto (se il controllo viene svolto dagli operatori il problema neppure si pone), ove il predetto ente non voglia esporsi a elevare verbali sul presupposto erroneo che la circolazione non era autorizzata, dovrà destinare modalità apposite di accertamento”.

Pertanto si è ribadito “che non può frapporsi ostacolo alla libertà di locomozione della persona disabile fondato sull’addotta inadeguatezza del sistema di controllo automatizzato dell’ente locale territoriale, così pervertendo lo scopo della legge; semmai, si tratterebbe di adeguare i sistemi automatizzati alla fattispecie, sperimentando, ad es., meccanismi di verifica automatizzata del tagliando esposto sul parabrezza; nel mentre, nel resto trattasi di accertamenti e verifiche di merito in ordine alla correttezza del transito di competenza dell’ente, il cui esito non può porsi presuntivamente a carico del soggetto autorizzato”.

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco