Lello Traisci cantore della musica popolare canta origini e tradizioni della Campania Felix

da tempo si sta impegnando per far conoscere la storia della musica popolare nella Campania Felix con un intenso quanto originale lavoro di ricerca sulle origini e tradizioni. L’autore, ancorato ai forti valori della cultura operaia e popolare della sua città di origine (centro storico di Napoli), ora abita e vive a Castel Volturno, lavora al centro di accoglienza dei migranti di Capua. Con le sue composizioni si può dire che la musica regala attimi di storia attraverso melodie ancestrali che fanno rivivere all’ascoltatore momenti di puro entusiasmo ed attaccamento al territorio.

Finora ha elaborato delle ricerche che risalgono alle antiche radici dell’epoca degli osci nel piano campano, passando per quella greca e romana, per risalire alle fasi angioina-aragonese fino al 1600. Ne viene fuori uno spaccato veramente stimolante  di divulgazione storica e di conoscenza delle radici e tradizioni più profonde a cui sono legate la nostra storia, la nostra memoria ed identità di popoli meridionali.

Lello lavora in un centro di Capua per accoglienza e formazione di immigrati e soggetti deboli. Nel tempo libero si dedica non solo allo studio ma mette in pratica le sue ricerche in maniera molto professionale con la composizione di tammorriate (una delle espressioni più tipiche e tradizionali della nostra musica, insieme con la tarantella).

In più ha attivato un gruppo dal titolo emblematico “’Na tammorra ‘mprovvisata”, con il quale si sforza di diffondere e far conosce anche nelle nostre terre le sue musiche e composizioni. Tra le altre, mi piace ricordare alcune composizioni in particolare: come la cantata dedicata alle Matres Matutae del Museo Campano, quella al dio Volturno e a S. Castrese (uno dei due santi patroni di Castel Volturno, di origine africana) e infine quella dei braccianti, un inno al lavoro duro dei campi ed alle lotte contro lo sfruttamento.

Nel ultimo suo lavoro in un brano video “Acquaiola ‘e Castiello”, l’autore assiduamente va a cercare le origini degli usi e costumi del territorio del basso Volturno, componendo brani veramente stupendi. Rievoca i tempi di quando le fanciulle con la lancella andavano ad attingere l’acqua al fiume Volturno per far dissetare i contadini, i pastori e i vari lavoratori che nel periodo caldo lavoravano instancabili nei campi.

Nel video su FB lo vediamo affiancato dal suo gruppo ‘Na paranza ‘Mpruvvisata che è costituito da Massimo Rizzello (mandolino) , Mario Guarino (percussioni), Jo de Angelis (corista), Alessandra Coccia (corista). Il video è stato girato fra Cancello ed Arnone e Castel Volturno e si trovatsu You Tube alla voce Lello Traisci Acquaiola ‘e Castiello.

Per questo brano Lello il 12 settembre a Formia al centro Don Bosco ha ricevuto un riconoscimento di merito sociale per tutto ciò che rappresenta con la sua ricerca e la sua musica, che di solito mette a disposizione gratuitamente sulle varie piattaforme per far mantenere sempre viva la musica e la cultura popolare.

In questa fase Lello sta lavorando ad una ampia ricerca storica, che già viene presentata attraverso un programma su Youtube dal titolo “La storia della nostra musica popolare” 1 parte, con la collaborazione per la produzione di Antony Luzzo e di Lello Mengoni come presentatore. Inoltre, sta partecipando ad una nuova raccolta su cultura e tradizioni nel Mezzogiorno, con una parte ampia dedicata alla musica popolare, che è in via di pubblicazione su una antologia. Nella prima parte si va dalla musica dell’epoca antica degli Osci fino a quella greca e romana; nella seconda vengono indagate le tradizioni dell’epoca angioiana-aragonese fino al ‘500-‘600.

Come sottolinea lo stesso autore: “La musica popolare ha riempito nel tempo tutte le attività dell’uomo ed ha saputo tramandarci anche importanti pagine di storia, basti pensare a “Michelemma” dedicata a Masaniello, al Canto dei Sanfedisti che narra della rivoluzione partenopea contro i francesi, per poi concludere (per modo di dire) con Tammurriata nera che il grande E.A. Mario compose per far arrivare a noi quelle che furono le marocchinate durante la fine della seconda guerra mondiale a Napoli”.

Si può dire che la musica popolare è da sempre un fenomeno culturale che và tutelato ed incoraggiato per essere presente nel nostro bagaglio culturale storico musicale. A tal fine segnaliamo che le sue composizioni stanno avendo un buon  successo sui vari social, dove  possono essere seguite ed ascoltate, in particolare su Youtube e sulla sua pagina FB.                                                                                                    

Personalmente ringrazio Lello che con il suo lavoro di ricerca ha fatto crescere in me la curiosità e l’attenzione verso un’arte ed una cultura, quella della canto e della musica popolare, che finora avevo un poco trascurato. Come ci ha ricordato su Il Mattino Ruggero Cappuccio: “Nel panorama delle nostre attività ce n’è una nobilissima che discende direttamente dai ritmi del creato: la musica”. Per questi motivi auspico che anche da parte delle istituzioni e delle associazioni del territorio ci possa essere pari interesse verso un autore e verso le sue opere, che possono aiutarci a capire le nostre radici culturali.

Senza trascurare il fatto che la sua musica (come quella di tanti artisti) assume un valore particolare in questa fase, di tipo terapeutico: può essere uno ottimo strumento di socialità e di svago per aiutarci ad uscire da un momento difficile per tutti/e, per cercare di ripartire con la cultura e con nuove forme di coesione sociale a tutti i livelli.

In conclusione, va ricordato che alcuni canti particolari erano quelli che venivano eseguiti durante il lavoro in modo ritmato, anche con lo scopo di alleviare le fatiche di attività molto dure, come quelle nei campi per la raccolta della canapa ed altri prodotti. Di questo genere uno antichissimo è   “Il canto delle lavandaie del Vomero”.