L’eterna lotta contro i mulini a vento: Alessio Boni è Don Chisciotte al Teatro Parravano di Caserta

Ieri sera al Teatro Costantino Parravano di Caserta è andato in scena “Don Chisciotte“, con Alessio Boni e Serra Yilmaz, liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra. In replica sabato 14 dicembre alle 20:45 e domenica 15 dicembre alle 18:00.

Il coraggio di desiderare l’impossibile: questo l’obiettivo inseguito dal personaggio più celebrato ed ammirato del mondo della letteratura e del teatro, il visionario Don Chisciotte della Mancha.

Cavaliere errante, come egli stesso ama definirsi, va alla ricerca spasmodica ed infinita di valori perduti quali onestà, lealtà, coraggio, ignorati e sopraffatti da un mondo fatto di titoli, cose vane e mancanza di princìpi cavallereschi, legati all’epoca seicentesca in una Spagna sottomessa agli Arabi per moltissimi anni.

La sua follia nasce dalla caparbietà di giungere ad una morte degna di una vita vissuta con determinazione e volontà, dopo aver combattuto eticamente e fino allo stremo il nemico che, volta per volta, egli incontrerà durante il suo peregrinare.

Ogni sua impresa prevede derisioni, sconfitte, umiliazioni, come quando affronta i mulini a vento che non sono tali, ma giganti, un gregge che in realtà rappresenta gli eserciti arabi, i burattini che scambia per demoni: questo aspetto immaginifico lo spinge sempre oltre, oltre l’irraggiungibile, con al suo fianco il contadino fedele e scudiero Sancho Panza, cui promette la conquista di un’isola (che non c’è) in cambio dei suoi servigi ed il cavallo Ronzinante, per il quale il cavaliere prova un profondo legame, quasi umano. Così insieme i due girano la Spagna, incontrando personaggi di stampo popolare ai quali spiegano la loro missione.

Il motore spirituale che muove Don Chisciotte a percorrere luoghi sconosciuti ed incontrare pericoli di ogni tipo, rischiando la sua stessa vita, è l’amore per Dulcinea.

L’Opera messa in scena da Nuovo Teatro è il frutto di un lavoro appassionato, costante, serio e collaborativo del “Quadrivio“, una formazione di quattro attori di spessore (proprio come quattro Cavalieri) e fraterni amici: Alessio Boni, Marcello Prayer, Roberto Aldorasi, Francesco Niccolini, nato nel gennaio del 2018 da un’idea di Francesco Niccolini che inserisce nella storia elementi narrativi e scenografici nuovi, adattati al nostro tempo, anche nel linguaggio.

Infatti il sipario si apre con la scena che loro stessi hanno definito “il Cardarelli”: un letto di morte su cui giace il protagonista, privo di forze, reduce dalle sue esilaranti e carnascialesche imprese di avventure in giro per la Mancha, il quale si ribella al destino di accettazione passiva della fine della vita e che viene considerato pazzo dai parenti per aver letto troppi romanzi.

Dice, infatti, che la vita va vissuta fino in fondo, morendo combattendo con eroismo e dignità, per una giusta causa, sopportando ogni sorta di difficoltà, ma rialzando sempre il capo e medicando le ferite.

Circondato dal curato, la sorella, la Morte, l’infermiera e la governante Alessio Boni (Don Chisciotte) già si prefigura come uno straordinario protagonista che, oltre all’eccezionale stile recitativo che avvolge lo spettatore, utilizza espressioni mimiche e facciali profondamente veritiere e coinvolgenti.

Trucco e costumi perfetti, ambientazione essenziale ma ricercata al tempo stesso, che consiste in rivestimenti di tela grossolana e rappezzata con cui la regia dello stesso attore ha voluto sottolineare il ritorno al passato, con i colori neutri della semplicità e lo sfondo articolato in movimenti e quadri rappresentativi di particolari effetti di luce o sonori.

Ad esempio il buio per enfatizzare la Morte, il rosso per dare l’idea del fuoco acceso con cui vengono bruciati i libri che, secondo i parenti del cavaliere errante, lo hanno fatto impazzire e che loro stessi danno alle fiamme mentre Don Chisciotte è in uno stato di torpore e spossatezza, riverso sul letto.

Don Chisciotte Alessio Boni

Un risalto particolare va dato alla costruzione dei marchingegni usati per i mulini a vento, la composizione e scomposizione del letto a baldacchino, la costruzione del cavallo di Sancho Panza e di Ronzinante: piccolo e anonimo il primo, maestoso e “umanizzato” il secondo. Proprio così: il cavallo di Don Chisciotte è un attore che ha manovrato continuamente, per i due atti del lavoro teatrale, l’equino, costruito con rotelle e con la testa animata dalle sue braccia, tanto da renderlo davvero speciale, direi unico, per una performance di questo tipo.

Il successo dello spettacolo sta sicuramente nel fatto che la scenografia moderna ha catturato da subito l’attenzione del pubblico, ma anche nella scelta oculata delle scene, non sempre statiche, susseguitesi con brevi cambi al buio e sempre con delicati suoni di sottofondo replicanti il vento, il nitrito del cavallo, le gesta animate delle battaglie, protagonista sempre l’amata spada.

Un Alessio Boni interprete di un mondo passato che cerca risposte in un mondo moderno confuso, amareggiato e sfiduciato per il futuro attraverso la convinzione che solo attraverso la follia si riesce ancora a compiere atti eroici. Ancor oggi il messaggio che ci lascia è quello di non rinunciare ai sogni,”altrimenti la vita si ridurrà a ben poca cosa, a una trappola di doveri e bisogni“.

 

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