L’ex vescovo di Caserta Raffaele Nogaro tuona. “Porti chiusi? Un abominio!”

“Non possiamo rimanere indifferenti di fronte all’abominio della frase: ‘In Italia i porti sono chiusi‘. Scrivono sui manifesti che invadono le nostre città che vogliono difendere le tradizioni cattoliche e quindi difendere il presepe. Certo, intendono un presepe di belle statuine di terracotta: quanta ipocrisia!”

“Perché il vero presepe è fatto di esseri umani e il bambino Gesù non è né di legno, né di gesso, né di porcellana ma di carne umana che ha freddo e fame…”.

Queste sono solo alcune delle forti affermazioni rilasciate da Raffaele Nogaro, vescovo emerito della diocesi di Aversa. Sarebbe superfluo spiegarne il significato.

Eppure, viene da fare una riflessione: ma quest’intolleranza non è contraria alla dottrina Cristiana? Gesù non disse forse “Ama il prossimo tuo come te stesso?

L’Italia, una volta, era solo il Paese dei mille campanili, non certo dei mille razzismi. Ora, invece, il fiore nero del razzismo, inutile nasconderselo, sta germogliando anche nel nostro paese.

Ma come è possibile che un popolo, solitamente accogliente, come quello italiano, sia diventato di colpo così indifferente nei confronti del dolore diverso?

Il sospetto e il rancore dell’italiano nei confronti dell’immigrato, è, principalmente, causato dalle precedenti politiche sull’integrazione le quali, altro non hanno fatto, che creare un enorme degrado di cui, va detto, non è vittima solo l’immigrato, ma anche il cittadino stesso, già terribilmente frustrato da questa politica che sta solo trascinando l’Italia verso il baratro.

La becera propaganda di certe fazioni politiche altro non fa che cavalcare l’onda del malcontento popolare causato da tutto ciò.

Eppure tutto questo non dovrebbe far dimenticare quel dovere di solidarietà che dovremmo avere nei confronti di chi è ancora più debole di noi.

In conclusione, il messaggio del Monsignor Nogaro è chiaro: non si possono tenere due piedi in una scarpa, ricordandosi, a convenienza, della propria religiosità.

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