LiberArt Vanvitelli, al Quartiere Borbonico la presentazione del libro “Alessandro Poerio, la vita e le Opere”

LiberArt Vanvitelli, al Quartiere borbonico la presentazione di Alessandro Poerio, la vita e le Opere
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I relatori affascinano i presenti con lo struggente racconto del legame tra nord e Sud

Ieri, 15 aprile, all’interno del salone del Quartiere borbonico di Casagiove, si è svolta la presentazione del libro di Anna Poerio Riverso, “Alessandro Poerio, la vita, le Opere.

All’interno del Quartiere si è inaugurata, il 30 marzo 2023 (e resterà aperta fino al 22 aprile), la “Rassegna d’Arte e Cultura LiberArt Vanvitelli” in occasione del 250mo della morte del grande architetto (1 marzo 1773). La iniziativa è stata curata, col patrocinio del sensibile Comune, dall’Associazione ‘Terra del Sole’ (esperta di mostre e presentazioni di libri, di iniziative teatrali), diretta dalla sapiente e dinamica giornalista Laura Ferrante e da Giovanni Crisci.

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La ‘Rassegna’ ha avuto come suo elemento permanente, caratteristico e suggestivo, l’esposizione di quadri di diversi artisti ed artiste (due per ognuno, ognuna), che rendono i due lunghi ambienti restaurati come una singolare Galleria museale, suscitando emozioni che arricchiscono. Tra le varie iniziative si è collocata ieri 15 aprile la presentazione del libro “Alessandro Poerio. Vita e opere”, Rubbettino editore, 2022, della prof.ssa Anna Poerio Riverso, erede della nobile e famosa famiglia risorgimentale, anche pittrice singolare, presente con due suoi quadri nella citata mostra permanente.

L’evento ha avuto il patrocinio non solo del Comune, ma del Comitato di Caserta dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, dell’Associazione Culturale “Alessandro Poerio”, del Coordinamento Nazionale Associazioni Risorgimentali “Ferruccio”. Alessandro Poerio, nato a Napoli nel 1802, fu poeta e patriota, poliglotta, esule politico che conobbe i più importanti ambienti culturali italiani ed europei e personalità come Leopardi, Tommaseo, il grande Goethe in Germania, che ne apprezzó il valore. Benedetto Croce, che ha dedicato alla Famiglia Poerio uno specifico libro, lo definisce uno dei più originali dopo Manzoni e Leopardi nella prima metà dell’Ottocento. Il Tommaseo lo qualifica come “il più forte poeta lirico dopo il Manzoni”.

Fu un intellettuale militante per la Libertà e l’Unità d’Italia e andó volontario a combattere per la difesa di Venezia contro gli Austriaci nel 1848, pur avendo un’età non più giovanile. Morì per le gravi ferite riportate il 3 novembre. Ebbe solenni funerali a San Marco ed è sepolto nel cimitero di Venezia.

L’autrice del libro ne ha delineato la poetica moderna e profonda, dominata da un forte senso di spiritualità, tra il cosmico e il religioso, illuminato cioè comunque dalla speranza, che riscatta il dolore e dà senso ad esso, a differenza del pessimismo leopardiano. Sono state lette ad esemplificazione le poesie ‘Il Poeta’, ‘Una Stella’, ‘Conforto’.

Ha sviluppato l’aspetto politico dell’impegno di Alessandro Poerio il prof. Nicola Terracciano, che si è soffermato sul legame storico risorgimentale profondo tra Venezia, Napoli, la stessa Terra di Lavoro, tra Nord e Sud, attraverso la esemplificazione di Personalità che l’hanno incarnato. Diedero la vita nel Mezzogiorno per l’ideale unitario, liberale e democratico i giovani veneziani di orientamento mazziniano Fratelli Bandiera, Emilio e Attilio, con l’amico Domenico Moro, presso Cosenza, nel vallone di Rovito, nel 1844. Diedero la vita per Venezia e per l’ideale di una Italia unita, libera, indipendente dallo straniero, i napoletani Alessandro Poerio, Cesare Rosaroll, figlio del generale napoletano Giuseppe, morto nel 1825 per l’indipendenza della Grecia, come il piemontese Santorre di Santarosa.

Duemila circa napoletani andarono a difendere Venezia tra volontari e militari patrioti del contingente mandato al Nord dal re borbonico Ferdinando II nei pochi mesi (gennaio -maggio 1848) delle speranze costituzionali e di una Italia unita in forma confederale, compreso il papa Pio IX, speranze tradite con le stragi a Napoli del 15 maggio 1848 e lo scioglimento del Parlamento napoletano appena eletto. Tra i difensori di Venezia vi furono patrioti nativi di Terra di Lavoro come Enrico Cosenz, nato a Gaeta (allora facente parte di quella provincia, di grandezza quasi regionale, che comprendeva tutto il basso Lazio e il Nolano), prediletto dal comandante della spedizione Napoletana Guglielmo Pepe, che fu nominato dal presidente della Repubblica veneta Daniele Manin capo di tutte le forze armate venete. Cosenz fu ferito ben quattro volte e difese all’estremo la città.

L’intervento del professor Terracciano è stato accorato e accurato nella spiegazione da far innamorare i presenti, di questa nostra, grande realtà.