Il Liceo Classico “Giannone” di Caserta al Maschio Angioino partecipa alla Giornata Mondiale della Lingua Greca

Pietro Benvenuti, La morte di Priamo 1811
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GIORDANI
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Giornata Mondiale della Lingua Greca | Napoli 9 febbraio 2023 | Maschio Angioino

Il Giannone: La guerra non è mai finita (dalle Troiane di Euripide)

La Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca  si svolgerà  Giovedì 9 febbraio 2023, ore 9.00/ 15.00, nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino: Maratona degli studenti. Il greco fa testo. A Maria Filippone in memoria. Introdurrà Jannis Korinthios, ideatore della Giornata Mondiale della Lingua Greca. Intervengono: S.E. Signora Eleni Sourani, Ambasciatore della Repubblica Ellenica in Italia; Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli; Paolo Giulierini, Direttore Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Paul Kyprianou, Presidente Comunità Ellenica di Napoli e Campania; Riccardo Palmisciano, Professore di Lingua e Letteratura Greca – Università “L’Orientale” di Napoli.Presentano: Angela Iannuzzi, Elsa Nuzzo, Marcella Raiola, Alfredo Ledonne.

Anche quest’anno il LICEO CLASSICO PIETRO GIANNONE parteciperà a quest’importante evento  presentando la performance dal titolo La guerra non è mai finita. Il laboratorio teatrale del Liceo Classico “Pietro Giannone” di Caserta ha inteso così rispondere alla proposta degli organizzatori della Giornata mondiale della lingua greca, che è, quest’anno, significativamente incentrata sul tema della pace.

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Il lavoro è partito dalla rielaborazione del nucleo fondamentale delle Troiane euripidee: la rielaborazione ha visto l’innesto di testi tratti dall’Alessandra di Licofrone, dal celebre romanzo Cassandra di Christa Wolf, uniti a due liriche di poeti contemporanei: la prima dedicata alla morte di Astianatte è tratta dalla silloge Madri  vestite di sole di Mariastella  Eisenberg, la seconda che chiude  la performance è un inedito dello  psichiatra e romanziere Cesare Cuscianna e denuncia il ciclico ripetersi della guerra nella storia millenaria degli uomini.

La scena si apre con lo sconsolato monologo di Poseidone, accompagnato dal rumoreggiare delle acque dello Scamandro: il dio, oramai deluso dalle contese umane, abbandona definitivamente Troia. Avanza quindi il dolente coro delle prigioniere troiane, che ascolta incredulo il destino delle principesse della casa reale dalla voce dell’araldo Taltibio: si succedono sulla scena Ecuba nella sua sconfinata stanchezza, Andromaca privata del suo unico figlio, Cassandra lucida nella premonizione della fine, eppure derisa dai suoi stessi concittadini che compongono il coro maschile. Le frasi spezzate si rincorrono nel rimbombo assordante delle percussioni mentre il dolore cresce e si nutre di sé stesso, fino alla gnome conclusiva: φεύγειν μὲν οὖν χρὴ πόλεμον ὅστις εὖ φρονεῖ· (Eur., Troades v. 400). Alla fine, una Cassandra contemporanea ferma e irremovibile condanna il conflitto ovunque perpetrato, che per i giovani è la negazione del concetto stesso di humanitas, un’humanitas che, al di là della lingua, della religione, dell’appartenenza a una nazione, va praticata universalmente nel rispetto dell’altro, a qualsiasi costo.