La realtà “sospesa” dei bambini al tempo del Coronavirus

La realtà sospesa dei bambini al tempo del Coronavirus

Il decreto emanato il 1 aprile 2020 ha stabilito che, durante questo periodo di quarantena, scuole, negozi, centri sportivi e diverse attività rimarranno sospesi fino al 13 aprile e, molto probabilmente, anche oltre la data suddetta. Per la prima volta, dopo il secondo dopoguerra, la Nazione e il pianeta intero si vedono accomunati da un sentimento misto tra la paura del contagio e la speranza di un nuovo ritorno alla normalità.

Abbiamo perso la nostra routine quotidiana, necessaria per quanto monotona: lavoratori obbligati alla sospensione delle loro attività, insegnanti che si servono di mezzi tecnologici per comunicare a distanza con gli alunni, anziani che aspettano invano le visite dei loro cari, padri e madri blindati in casa con i loro bambini.

Sono proprio questi ultimi, rispetto a noi adulti e ragazzi, a risentire maggiormente delle conseguenze dell’improvviso lockdown: rivedendo i parenti solo dallo schermo di un telefono, non possono che pensare a quando tutto tornerà alla normalità, a quando potranno tornare a scuola a imparare lettere e numeri e a quando potranno farsi riscaldare dal caldo abbraccio di nonni così vicini, eppure così lontani .

Ma magari questa è anche un occasione di consolidamento familiare: i bambini possono trascorrere del tempo in più con i genitori, prima sempre indaffarati nelle faccende domestiche o nelle mansioni lavorative. Finora il virus ha spento moltissime vite, ma non spegnerà  il sorriso dei nostri bambini! Restiamo a casa soprattutto per loro, per farli svegliare al più presto dall’incubo del covid e tornare a  vivere nella “vecchia” e spensierata realtà.

Come diceva Maria Montessori: “I bambini sono superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro. Sono insieme una speranza e una promessa per l’umanità, che noi adulti dobbiamo mantenere” e sempre ci impegneremo a farlo.