L’insegnante Graziella De Chiara, tra bambini e poesia

L’insegnante Graziella De Chiara, tra bambini e poesia

Graziella De Chiara, originaria di Carinaro, docente di scuola primaria a Scampia, quartiere altamente difficile ma ricco di progetti socialmente importanti, ha fatto della scrittura creativa uno strumento essenziale per la crescita dei bambini. Questa passione l’ha portata molto lontano, riuscendo a realizzare egregiamente nel 2017 la bellissima iniziativa Una poesia per… Scampia, il primo concorso letterario internazionale in collaborazione con l’istituto comprensivo presso cui lavora.

Oltre docente è anche poetessa. Diversi i riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni ed è bello perdersi nei versi della sua raccolta Nuvole di Carta, edito da “Inchiostro e Passione” nel 2020, in quanto è riuscita a testimoniare, in maniera toccante, l’interiorità dell’animo umano, riuscendo a sintetizzare ed analizzare lo sterminato mondo interiore che ognuno detiene nel proprio io, creando quei ponti “fantastici” che uniscono il conscio con l’inconscio.

Per te la poesia è cambiamento esistenziale o scrigno di ricordi?

Non vi è secondo me una spiegazione precisa su cosa possa essere la poesia poiché è insita nell’animo umano spesso inconsapevolmente. A volte nasce per una passione amorosa o per un dolore profondo, altre è solo un bisogno di esternare l’altro noi che bussa prepotente e vuole uscire nella competizione di ogni giorno. Io stessa, sin da piccola, ho avuto la vocazione per le belle parole, quelle che danzano nella mente e le lasci come segno di un vissuto o di uno stato d’animo.

Ho iniziato musicando le parole con la voce, scrivevo e cantavo i miei versi, per poi accantonare tutto in quanto lo vedevo come un sogno irrealizzabile. Certo è che nella scrittura si tende a parlare, a raccontare, a portare fuori; il bisogno di comunicare senza dover dare troppe spiegazioni lo si cerca nella forma espressiva della poesia.

Bambini e creatività poetica

Con l’esperienza acquisita fino a questo momento nell’insegnamento nella scuola primaria, ho potuto notare che i piccoli incontrano difficoltà nella scrittura libera. Non riescono ad andare oltre un breve messaggio per comunicare e non sempre sanno spaziare viaggiando con la fantasia., cosa che nel mondo dei giochi è invece molto amplificata. I piccoli vanno stimolati, vanno guidati per mano in tutto quello che fanno. Se vogliamo ragazzi sicuri, che credano nelle proprie potenzialità, si deve scendere nella loro realtà e piano piano innalzarli evolutivamente.

Utilizzare immagini per aiutarli nella scrittura è servito poiché il bambino ha trasportato nel testo ciò che aveva catturato con lo sguardo. Fatto questo lavoro, si può passare alla ricerca delle parole, delle rime e se si riesce ad appassionarli arriva il momento in cui qualcuno ti consegna la sua poesia. Il resto va da sé quando si crea quel ponte magico tra il futuro ragazzo e la magia delle parole.

Una poesia davvero particolare, Ancora Inverno

Questa poesia inedita, intitolata Ancora Inverno, è stata scritta il 12 gennaio di quest’anno. Ecco il testo:

Ancora Inverno

Si avvicina la notte
e calzano i pennelli sulla tela,
come stelle splendenti alla luna.
Non ho voglia di candele
profumate
né di un bagno caldo di pensieri,
vorrei scoppiare con l’inverno
quando emana odori e suoni
senza senno
per poi coricarsi sfinito sulle cose
che restano a piegarsi dentro.

Abbiamo innanzitutto l’allitterazione della s in stelle splendenti (v. 3), senza senno (v. 9), sfinito sulle (v. 10), la similitudine pittorica che è anche scenografica come stelle splendenti alla luna (v. 3), la sinestesia del caldo/freddo ed il climax prima ascendente e di seguito discendente, connotato da una serie di immagini che tendono ad ingrandirsi per ritornare di nuovo alla normalità.

La poetessa inizia col descrivere un momento serale, in cui riesce ad avere l’ispirazione poetica. I primi versi ricordano con estrema delicatezza le scene della Notte stellata sulla tela del Van Gogh. I desideri della scrittrice non sono quelli del tepore o del rilassamento (non ho voglia di candele/ profumate/né di un bagno caldo di pensieri, vv. 4-6) ma di una bramosa creatività.

Ad ispirargliela è proprio la personificazione dell’inverno, qui una sorta di musa ispiratrice, rappresentata in tutta la sua ascesa e declino: prima scoppia nel creato emanando odori (del freddo, della pioggia, della neve) e suoni (quello della tempesta di neve, della pioggia, del vento che turbina tra i rami), che non sono mai gli stessi, a differenza dell’estate, quando abbiamo solo il caldo; infine si diverte come un bambino a farci assaporare giocosamente (senza senno) ora la rigidezza del gelo ora il debole tepore del sole.

Dopo aver terminato il suo lungo percorso nell’ecumene, la stagione invernale si corica sfinita sulle cose, che restano a piegarsi dentro, pronte a rinascere con la sorridente primavera. C’è però anche un’altra interpretazione dei versi. La creatività poetica è come l’inverno, travolge, sfinisce, distrugge, senza riuscire mai a cacciar fuori ciò che l’ispirazione ci vuole comunicare; eppure essa ci fa rinascere attraverso una catarsi interiore, capace di farci dimenticare le cose che infine rimangono inspiegabilmente irrisolte dentro di noi.