Caserta – Alcuni giornali locali hanno riportato la condanna da parte del TAR Campania del nostro ed un altro Istituto casertano per inadempienze nei confronti di un alunno diversamente abile. Le notizie diffuse rispondono solo parzialmente alla realtà dei fatti e ci addebitano colpe assolutamente non nostre. Ci preme innanzitutto sottolineare come il nostro Istituto lavori da tanti anni sul versante dell’inclusione, tanto che molti genitori di ragazze e ragazzi diversamente abili ci hanno affidato e ci affidano con piena fiducia i loro figli proprio in virtù delle tante attività particolari che quotidianamente mettiamo in campo. Il rispetto e la valorizzazione delle diversità è da tempo la cifra distintiva dell’Istituto Comprensivo “Vanvitelli”.
Dalla lotta al bullismo alle unità di apprendimento interdisciplinari realizzate in tutte le classi proprio su questo tema, dalla celebrazione della Giornata internazionale delle persone con disabilità (che ha visto la presenza di personalità come Gianfranco Paglia o Enzo Di Bernardo, campioni di sport paralimpici) ai nuovi corsi di Teatro sociale, tenuti da Michele Tarallo con alunni diversamente abili accompagnati dai loro compagni: sono solo alcune delle iniziative del nostro Istituto perché ogni persona, al di là dei limiti fisici ed intellettivi, possa godere pienamente del diritto all’istruzione e alla formazione. Il nostro dipartimento di sostegno lavora a stretto contatto con gli altri dipartimenti disciplinari, l’ASL e gli altri Enti previsti dalla legge; i docenti sono stati formati e continuano a formarsi sui temi della disabilità, dei disturbi dell’apprendimento e degli altri bisogni educativi speciali. In altre parole: l’inclusione non è solo una necessità dettata dalla norma, ma nasce dalla profonda convinzione, presente e radicata nella nostra comunità scolastica, che ogni alunno ha una ricchezza che va scoperta e valorizzata nell’interesse di tutti. Perciò questa sentenza ci colpisce e ci addolora, tanto più che l’Istituto si è mosso sempre nella legge.
Ad esempio, la sentenza condanna la scuola a redigere il PEI, in quanto lo avrebbe redatto ad anno iniziato, quando la normativa (il nuovo decreto legislativo 66 del 13 aprile 2017 all’art. 7 parte g) prevede che la scuola è tenuta a redigere il PEI all’inizio dell’anno scolastico di riferimento dopo aver raccolto tutti i dati necessari e non prima. Ed è ciò che l’Istituto ha esattamente fatto, redigendo il PEI nei tempi prescritti dalla legge. Facendo poi riferimento poi ad un diverso ordine di scuola, si parla di un limitato numero di ore di sostegno attribuite (20 su 27 di tempo scuola). In realtà il dirigente ha assegnato esattamente il numero di ore previsto dal Piano Educativo Individualizzato e cioè 18 ore, con rapporto uno a uno (nella scuola secondaria l’orario di servizio dei docenti è di diciotto ore). La restante copertura del tempo scuola (dodici per coprire l’intero orario settimanale che è di trenta ore) nel PEI era previsto che si dovesse attuare con altre figure professionali (assistenti specialistici e materiali) a carico di altri Enti istituzionali, non dipendenti dunque dall’Amministrazione scolastica. E, per di più, questa ultima prassi è stata codificata anche da altre sentenze dello stesso TAR della Campania.
Come si può vedere, spesso la Scuola è lasciata sola in trincea e paga colpe non sue e, anche comprendendo e condividendo le problematiche di tante famiglie, spesso non può farvi fronte perché alcune delle maglie della rete, che dovrebbe proteggere le persone più in difficoltà, mancano o sono difettose.








































