Lo spettacolo dimenticato. Il Covid ha messo in ginocchio la categoria degli operatori dello spettacolo

Bauli in piazza, la manifestazione tenuta dagli operatori dello spettacolo in piazza Duomo a Milano
Bauli in piazza, la manifestazione tenuta dagli operatori dello spettacolo in piazza Duomo a Milano

Da febbraio ad oggi una pandemia ha stravolto le nostre vite, cambiato le nostre abitudini: da allora tante sono state le categorie di lavoratori trovatesi in difficoltà ma una più di tutte (forse perché ritenuta non necessaria) è stata completamente dimenticata quella degli operatori dello spettacolo.

Ma chi stabilisce cosa è necessario e cosa no?

Dietro ogni cantante, musicista, fonico, facchino, montatore palco, tecnico audio/luci etc. c’è una famiglia e dietro ogni tour, ogni spostamento c’è un indotto economico tra ristoranti, alberghi, auto e via discorrendo per altre famiglie.

E allora forse se per un attimo si esce dal proprio orticello ci si rende conto che quel non necessario è assolutamente necessario per migliaia di famiglie e questo concetto è stato ribadito in maniera chiara nella pacifica protesta nazionale “Bauli in piazza”( tenutasi lo scorso 10 ottobre in Piazza Duomo a Milano), in cui hanno sfilato 500 fligh-case neri, simbolo per eccellenza di contenimento delle attrezzature di scena e che ora invece sono vuoti con un grande desiderio di riempirsi nuovamente della dignità che solo il lavoro può dare.