Lorenzo Tosa al Liceo Pizzi per gli incontri di Capua il Luogo della Lingua festival

Lorenzo Tosa
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Giovedì 22 febbraio ore 16,30 nell’Aula Magna del LICEO Salvatore PIZZI di Capua

Lorenzo Tosa presenta il libro VORREI CHIEDERTI DI QUEL GIORNO. Vita e morte di un ragazzo che era mio padre (Rizzoli) e incontra il pubblico insieme agli studenti del Liceo Salvatore Pizzi di Capua

Indirizzo di saluto del Dirigente scolastico Enrico Carafa e del direttore artistico di Capua il Luogo della Lingua festival Giuseppe Bellone.

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L’incontro con l’autore è aperto al pubblico e agli studenti del Liceo coadiuvati dalle professoresse Daniela De Rosa e Giovanna Ricciardella

Lorenzo Tosa, (Genova 1983), giornalista professionista, da anni si occupa di comunicazione politica e social come consulente, copywriter e addetto stampa. Ha collaborato in Italia con “The Post Internazionale” e in Francia con “Radici”.

È stato direttore di “Next Quotidiano” e attualmente collabora in Italia con “Style Magazine”, periodico del Corriere della Sera

Nel gennaio del 2019 ha lanciato il suo blog, “Generazione Antigone”: una piazza virtuale in cui racconta le vite di donne e uomini noti e meno noti che, con atti di eroismo o piccoli gesti quotidiani, contribuiscono a costruire un’Italia e un mondo antirazzista, antifascista, antisessista, in difesa dei diritti umani e civili.

Con oltre 740mila follower e 1,2 milioni di persone raggiunte ogni mese, è il secondo giornalista più seguito in Italia, il che lo rende uno degli influencer più seguiti, apprezzati e discussi del web.

Il suo primo libro si intitola Un passo dopo l’altro edito da Mondadori nel 2020.

Il libro

Vorrei chiederti di quel giorno. Vita e morte di un ragazzo che era mio padre (Rizzoli)

«Sapere o ignorare sono forme simmetriche di salvezza.» E in questo dittico contraddittorio e duellante l’innesco del racconto di Lorenzo Tosa. E l’inchiesta privata e corale su Bruno, suo padre, morto suicida il 2 aprile 1986, non può che partire dall’ultimo giorno e dalle ultime ore trascorse insieme.

Lorenzo aveva solo due anni e mezzo, non può ricordarle ma può ricostruirle e in parte immaginarle, e da lì avviarsi nel lungo e tortuoso viaggio per ricomporre i pezzi di una storia finora taciuta, in un’operazione di omissione concordata messa in atto dalla sua famiglia.

Lo farà parlando con chi Bruno lo ha conosciuto e amato, gli amici, i compagni, le donne della sua vita; ricorrendo alla memoria e ricucendo i frammenti di Bruno arrivati fino a lui, senza sconti per nessuno e per se stesso; scavando anche nelle proprie insicurezze di bambino, di giovane adulto e di genitore a sua volta, per rispondere all’urgenza di conoscere e raccontare suo padre.

C’è quindi Genova in queste pagine, c’è l’Italia degli anni Sessanta e Settanta e la generazione della politica e della contestazione, il turbinare nell’aria e nei cuori di nuovi modi di stare insieme nell’amicizia e nell’amore, e lo scontro tra i padri e i figli che sarà la cifra forse più paradigmatica di quegli anni.

Dentro la vicenda di Bruno Tosa, ragazzo di trentatré anni, c’è la riflessione, così attenta e delicata nelle parole di Lorenzo, sul crollo psichico che porterà all’esito della vicenda, sullo stigma che il disagio mentale ancora si porta dietro, sulla cronaca di una morte non annunciata.

Un racconto spietato e tenero, composto di silenzi e urla rabbiose, di presenze, assenze e abbandoni. Un cerchio che si chiude, nella salvezza che solo il conoscere può garantire, avvicinandosi un pezzo alla volta «a quell’utopia che chiamiamo anche verità».