Luigi Vanvitelli, il genio di un uomo che ha reso grande Caserta

Luigi Vanvitelli (1700 - 1773)
Luigi Vanvitelli (1700 - 1773)
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Nato a Napoli il 12 maggio 1700 e morto a Caserta il primo marzo del 1773, Luigi Vanvitelli è stato uno dei più grandi interpreti del rococò. Figlio del pittore olandese Gaspar Van Wittel (1653-1736), sin dalla più tenera età dimostrò una straordinaria attitudine per le arti figurative e un grande gusto per la cultura classica.

Durante la propria adolescenza a Roma, il giovane Luigi fu notato dall’architetto Filippo Juvarra che, resosi conto della sua grande predisposizione a disegnare grandiose strutture architettoniche, lo invogliò ad intraprendere questa strada: questa fu la svolta.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
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Il futuro architetto incominciò il proprio apprendistato, pur continuando ad aiutare il padre nei lavori di pittura che gli venivano commissionati dai nobili romani.

La collaborazione con il genitore influenzò molto quello che sarebbe stato lo stile di Luigi: i grandi spazi di luce e l’imponenza delle strutture che, difatti, diventavano parte integrante del paesaggio, divennero poi caratteristici della sua architettura.

Ammesso all’Accademia di San Luca nel 1733, Vanvitelli si dilettò anche nella composizione di sonetti in stile arcadico, pur non raggiungendo grandi risultati. Poco male: il meglio lo avrebbe dato in altro.

La monumentale Reggia di Caserta

Nel 1728 si occupò, su commissione del papa Clemente XI, del restauro del palazzo Albani ad Urbino, mentre nel 1731 realizzò l’acquedotto del Vermicino.

Ad Ancona, invece, Vanvitelli realizzò l’ampliamento del porto della città, all’epoca importante punto di contatto tra l’oriente e lo Stato della Chiesa e, nel 1734, incominciò a costruire il Lazzaretto, il cui completamento sarebbe avvenuto solo nel 1754.

La perdita del padre e della madre, avvenute entrambe nel 1736, resero difficili quegli anni, alleviati in parte dal matrimonio con Olivia Starich, da cui ebbe ben otto figli.

Quelli sopracitati, tuttavia, non sono gli unici lavori realizzati dal Vanvitelli nelle Marche: nella sola Ancona costruì anche la Porta Clementina, la Chiesa del Gesù e si adoperò per il restauro della chiesa di Sant’Agostino, mentre a Pesaro progettò la Chiesa della Maddalena e a Loreto completò il campanile della Basilica della Santa Casa.

Dopo un breve periodo di attività in Umbria, di cui si ricorda l’opera di restauro della cattedrale romanica di San Feliciano a Foligno, l’architetto tornò a Roma, dove, nel 1742, partecipò al progetto di consolidamento della cupola di San Pietro, facendovi inserire sei cerchioni di ferro alterando, tuttavia, la plastica iniziale ideata dal Buonarroti.

Luigi Vanvitelli, statua nell’omonima piazza di Caserta

Nel frattempo, sempre nell’Urbe, lavorò al restauro della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Nel 1751 iniziò il momento più proficuo dell’intera produzione vanvitelliana: Carlo di Borbone, re di Napoli, lo scelse per la progettazione di un palazzo reale che potesse competere per splendore con quello di Versailles.

Il monumento sarebbe sorto a Caserta, nel cuore della provincia di Terra di lavoro, non molto distante dalla caotica capitale partenopea ed al tempo stesso lontano da possibili incursioni marittime.

Dopo la cerimonia della deposizione della prima pietra, avvenuta il 20 maggio del 1752, incominciarono i lavori di costruzione di quella che sarebbe divenuta la più grande reggia d’Europa. La realizzazione di essa coinvolse oltre tremila operai e decine di cavalli, animali da soma e, addirittura, diversi cammelli.

Alle straordinarie doti di architetto, il Vanvitelli dovette affiancare quelle di idraulico, scovando nella provincia beneventana le risorse idriche che avrebbero alimentato gli straordinari giochi d’acqua del parco del palazzo.

Sempre a Caserta si occupò della costruzione del palazzo del Marchese Squillace, della vaccheria di Aldifreda e del restauro del palazzo Acquaviva.

Ponti dell’Acquedotto Carolino

A Napoli, invece, lavorò alla ristrutturazione della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, del Teatro San Carlo e alla costruzione del palazzo Doria D’Angri,  del Foro Carolino, nell’odierna Piazza Dante, .

Deluso dagli intrighi di corte e provato dalla febbrile attività lavorativa, Luigi Vanvitelli si spense all’età di 72 anni a Caserta, il primo marzo del 1773 nella sua casa del quartiere Santella.

Artista eclettico, difficilmente inquadrabile in qualsiasi corrente, il Vanvitelli si distinse anche per essere un uomo estremamente affabile, a tratti anche gioviale, grande amante della cabala e del lotto, oltre che lavoratore instancabile.

Con questo articolo non ci interessa, tuttavia, tessere pedissequamente le lodi di un così grande artista, quanto rendere onore ad un uomo che con il proprio lavoro ha reso l’Italia e, in particolare, Caserta un posto migliore.