Il sodalizio casertano chiede chiarezza sul finanziamento annunciato per l’area dell’ex caserma: “Noi esclusi dal tavolo decisionale, la trasparenza è un diritto dei cittadini”
Un plauso, ma accompagnato da una serie di interrogativi tutt’altro che secondari. È questo il senso della presa di posizione diffusa dal Comitato Macrico Verde di Caserta, che attraverso una nota ufficiale ha commentato l’esito dell’assemblea svoltasi sabato scorso negli spazi della Biblioteca Diocesana del capoluogo.
Il finanziamento regionale
Nel corso dell’incontro, come riferito dal sodalizio, è emersa la conferma da parte della Regione Campania di uno stanziamento da 15 milioni di euro destinato all’area dell’ex caserma. Una notizia che gli attivisti accolgono con favore, ma che non li convince fino in fondo.
Un ruolo da protagonista per Palazzo Santa Lucia
Stando a quanto ricostruito, l’ente regionale non si limiterebbe a mettere sul piatto le risorse: assumerebbe anche le vesti di amministrazione committente e di soggetto incaricato dell’attuazione dell’intervento, occupandosi della progettazione tecnico-finanziaria ed esecutiva, delle gare d’appalto e della conduzione del cantiere. Il tutto facendo riferimento al Masterplan licenziato dalla Fondazione Casa Fratelli tutti.
I nodi irrisolti
Ed è proprio su questo punto che si concentrano le perplessità del Comitato. Come si può, si chiedono gli attivisti, erogare un contributo per la realizzazione di un parco polifunzionale in assenza di una destinazione urbanistica definita per l’area e senza un progetto che specifichi nel dettaglio gli interventi previsti?
Il sodalizio ricorda inoltre che sull’area insiste una doppia limitazione imposta dal Ministero della Cultura. Nel parere preventivo rilasciato sul Masterplan, la Soprintendenza di Caserta avrebbe chiarito che è consentito esclusivamente il recupero degli edifici già presenti; qualora ciò non risultasse praticabile, si dovrebbe procedere alla riqualificazione a verde, in coerenza con la destinazione F2.
L’iter urbanistico
Per giungere all’attribuzione della destinazione urbanistica è stata attivata la fase preliminare all’Accordo di Programma, che presuppone però l’esistenza di un progetto definitivo. Il documento finora prodotto dalla Fondazione, obietta il Comitato, configura invece soltanto uno studio di prefattibilità, dunque uno strumento del tutto embrionale.
La richiesta di partecipazione
A sostegno delle proprie ragioni, il sodalizio richiama il quadro normativo vigente: il D. Lgs. 267/2000, la Legge 241/1990 e il D. Lgs. 118/2011 sanciscono l’obbligatorietà della presenza dei portatori di interessi diffusi nei procedimenti amministrativi di questo tipo. Una platea dalla quale il Comitato Macrico Verde lamenta di essere stato finora tenuto ai margini.
Il diritto alla salute
La natura programmatoria dell’atto, sottolineano gli attivisti, non lo sottrae al rischio di ledere interessi legittimi e diritti soggettivi, tra i quali rientra a pieno titolo il diritto alla salute.
Da qui la richiesta, ribadita ancora una volta, di essere ammesso a tutte le fasi del procedimento relativo all’Accordo di Programma per l’area dell’ex Macrico: un passaggio che il Comitato considera imprescindibile per garantire trasparenza e tutela della collettività.








































