“Madunnella Abbandonata”, la poesia in vernacolo di Matteo Apicella

SANCARLO50-700
SANCARLO50-700
previous arrow
next arrow

Nel panorama poetico di Cava dei Tirreni si distinse particolarmente l’artista Matteo Apicella, nato il 16 Febbraio 1910. Egli, in realtà, oltre che poeta, fu anche pittore, decoratore e restauratore, per cui vinse innumerevoli premi. Non mi soffermerò qui sulla sua indole pittorica ma solo su quella poetica.

La sua poesia napoletana è composta da una pura sensibilità, un vernacolo intimo e raccolto, capace di descrivere scenette di vita quotidiana o sentimenti d’amore e tormento. Suoi maestri furono il Di Giacomo, il Russo, il Bovio ed il Nicolardi.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
Bruno-Cristillo-Fotografo
previous arrow
next arrow

La poesia scelta per oggi riguarda un tema molto caro ai lettori, le edicole sacre, di cui ha parlato un noto casertano, Lorenzo Di Donato, esperto conoscitore delle realtà artistiche e popolari di Caserta.

Le edicole sacre, piccoli capolavori artistici

Se passeggiamo a Pompei ed Ercolano possiamo subito farci un’idea di cos’è una edicola sacra, essendo un elemento artistico ed architettonico che dall’antichità romana passò alla cristianità. Se per la civiltà romana questa struttura sacra, il cui etimo deriva appunto da aedicula, diminutivo di aedes tempio, conteneva una statua, di solito posto in un tempietto con colonne, frontone o timpano, a volte invece era un dipinto della divinità a forma di nicchia, con il cristianesimo la sua funzione assurge ancora di più al suo fine sacro.

Nel medioevo, infatti, si inizia ad avere per secoli la presenza fissa di edicole sacre dovunque, nelle chiese, per le strade, agli incroci, sulle facciate delle case, in città e in campagna.

Un’edicola sacra abbandonata

La poesia è tratta da A nnamurata mia. Poesie Napoletane, edito da Mitilia, 1968. Ecco il testo:

Madunnella Abbandunata

Na Madunnella ‘int’a na via sulagna,
scagnata ‘a ll’acqua e senza cchiù culore
scurdata e sola mmienz’a sta campagna
nun tene a lampa, nu vaso, nu sciore!

Sule ll’uocchie s’affiurano ‘e sta Santa
ca lucene comm’a na lamparella
‘o riesto se n’è quasi tutto quanto
caduto a ppiezze ‘e chesta Madunnella.

E sola se ne sta senza na lagna
dint’a sta nicchia mezza sfravecata
a ‘o viento, a ll’acqua e sempe cchiù se scagna
chella faccella janca ‘e na malata!

Ma cu chill’uocchie pare ca te dice:
nun t’avvelì si ‘a vita t’ha scancato!
Cchiù doce se fa ‘o sguardo e benedice
a tutte nuie ca ll’himma abbandunata!

Il componimento è composto da quattro quartine, a rima alternata, ricco di assonanze, consonanze, allitterazioni, anastrofi come al v. 5 sule ll’uocchie s’affiuerano ‘e sta Santa e v. 6-7 ‘o riesto se n’è quasi tutto quanto/ caduto a ppiezze ‘e chesta Madunnella, enjambement quanto/caduto, scagna/chella faccella, benedice/a tutte Tipiche del napoletano le apocopi, la caduta delle lettere o sillabe finali di una parola come ‘int’, ll’, mmienz’, ll’, s’, comm’, n’, dint’, chill’, t’/t’ha.  

In un climax ascendente, con l’uso dell’ipotiposi, la descrizione vivida dell’edicola e della Madonnina, il poeta si sofferma sulla descrizione dell’icona, che purtroppo versa in stato pietoso. Questa Madonnina si trova in una strada solitaria di campagna, scolorita a causa della pioggia, dimenticata da tutti, senza una lampada, un vaso o un fiore. Di tutto il dipinto, rimangono vividi solo gli occhi, che in similitudine sono simili ad una lampadina.

La terza strofa accentua il senso di solitudine e degrado: la cappellina sta cadendo a pezzi mentre gli agenti atmosferici sbiadiscono il volto pallido che sembra quasi quello di una malata. Nell’ultima strofa, in cui abbiamo un epifonema (una sorta di sentenza finale) con prosopopea (apostrofe al lettore), lo scrittore immagina che quegli occhi parlino: proprio Lei, che patisce le sofferenze e la dimenticanza perfino di una preghiera, esorta l’Apicella a resistere agli urti della vita; sembra quasi che gli occhi si addolciscano mentre benedice tutti coloro che l’hanno abbandonata.

Una poesia che risente molto dell’importanza della religione nella vita dell’uomo ed è al contempo una denuncia contro l’abbandono a livello sacrale ed artistico di piccoli capolavori come le edicole sacre.