“Maestri alla Reggia”, il regista Marco Bellocchio a Caserta si racconta

Credit Photo Rebecca Rivelli

Proseguono con notevole affluenza gli incontri della IV edizione della manifestazione “Maestri alla Reggia”, evento realizzato dall’Università Vanvitelli, sotto l’accorta direzione artistica di Remigio Truocchio, in collaborazione con il Comune di Caserta.

Si è svolto oggi lunedì 25 novembre 2019, infatti, un significativo appuntamento a cui hanno partecipato anche alcune classi del Liceo Classico della ComunicazionePietro Giannone” e numerosi universitari e che ha visto come indiscusso protagonista Marco Bellocchio, uno tra i più amati registi italiani nel mondo che, da inguaribile anticonformista quale è, ha raccontato con puntualità e straordinario coraggio, nei suoi capolavori, temi di eccezionale complessità e drammaticità, affrontati con crudo realismo combinato sempre al raffinato gusto artistico che caratterizza il regista sin dai suoi primi lavori.

Il suggestivo ambiente della Cappella Palatina della Reggia di Caserta ha fatto da sfondo all’appassionante intervista, magistralmente condotta  dal direttore di Hot Corn, Andrea Morandi.

L’intervista ha visto Bellocchio dapprima concentrarsi su “Il traditore”, il flm su Tommaso Buscetta, finemente interpretato da Pierfrancesco Favino, che è candidato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020 ed è in nomination agli EFA 2019 nelle quattro principali categorie (Miglior film, Regia, Sceneggiatura e Attore Protagonista) e ultimo notevole prodotto del genio di Bellocchio.

Il film, che ha catturato il grande schermo e la critica, narra la storia della “prima gola profonda della mafia“. Nel desolante panorama cinematografico attuale, quest’opera d’arte di Bellocchio si presenta come uno scorcio di meraviglioso cinema, crudo, vero, tagliente,  che racconta in maniera sorprendentemente vera e spregiudicata una triste realtà che ha segnato la Storia d’Italia, lasciandoci con un incalzante interrogativo: resta, infatti, un profondo dilemma etico senza univoca soluzione l’identità del vero “traditore”.

Sollecitato dalle domande poste dall’intervistatore, poi, Bellocchio ha annoverato alcuni dei successi che lo hanno consacrato come regista di straordinaria notorietà internazionale. Dopo aver ampiamente spiegato il rapporto con i suoi maestri neorealisti, le modalità di scelta della musica come mezzo di accompagnamento e valorizzazione del prodotto cinematografico e l’impegno politico che caratterizzò gli anni giovanili, ha poi ricordato la profonda amicizia che lo legò al regista Bernardo Bertolucci nonostante le innumerevoli divergenze in merito alla visione della cinematografia e le strade profondamente diverse intraprese dai due.

Bellocchio ha, infine, concluso annunciando il prossimo ambizioso progetto: una serie televisiva la cui trama (che vedrà come protagonisti coloro che cercarono di salvare Aldo Moro “dall’esterno”) si dovrebbe sviluppare in non più di sei puntate. Un’ulteriore prova alla quale si sottopone il maestro, che verrà ora a confrontarsi con il piccolo schermo, e che senza ombra di dubbio, dati i presupposti, creerà un nuovo elevatissimo prodotto degno della sua genialità.