Il Manifesto della Chiesa di Caserta per il Macrico: “Da Campo di Marte a Campo di Pace”

Monsignor Pietro Lagnese dinanzi la Cappella all'interno del Macrico nel giorno della prima apertura al pubblico

Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per la gioiosa celebrazione della vita. (FRANCESCO, Laudato si’, 207).

La Chiesa di Caserta, in cammino sinodale con tutta la Chiesa pellegrina sulla terra, a
conclusione della fase diocesana del Sinodo dei Vescovi, convinta che la sua missione è
annunciare il Vangelo e che «evangelizzare è rendere presente nel mondo il Regno di Dio» consapevole che ciò la chiama ad essere «lievito per una società ispirata al Vangelo, che dice la verità e la potenza delle parole di Gesù» nella quale pace, giustizia, solidarietà, cura del bene comune, sono le «condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» con il presente documento, in merito al futuro dell’area dell’ex Macrico, rende pubblico il suo Manifesto

1. Il sogno del Vescovo
La Chiesa di Caserta sogna di poter mettere a disposizione dei casertani l’area dell’ex Macrico, un tempo denominata Campo di Marte. Sogna di poterla offrire come campo di pace, di vita, d’incontro, campo di dialogo tra generazioni, terra in cui seminare la speranza, coltivare la pace e custodire la vita. Sì, questo sogna e ad ogni casertano, per questo sogno, chiede di operare insieme

2. Gesti di prossimità
La Chiesa di Caserta accoglie l’invito di Papa Francesco che chiede di operare gesti concreti di accoglienza, utilizzando le strutture e i beni ecclesiastici in favore di opere più rispondenti alle attuali esigenze dell’evangelizzazione e della carità assumendo le relazioni di prossimità quale criterio supremo e universale del suo agire.

3. Carità sociale
La Chiesa di Caserta, con il suo gesto, desidera uscire dal proprio recinto e indirizzarsi verso le periferie esistenziali, dando testimonianza del suo intento di voler «iniziare processi, più che possedere spazi». In tal modo vuole farsi carità sociale di fronte a una città attanagliata da numerose emergenze (ambiente, educazione, lavoro, illegalità, criminalità, disaffezione verso il bene comune), puntando a rimuovere le cause di miseria e ingiustizia, promuovendo lo sviluppo integrale delle persone, cercando di dare risposte concrete ai bisogni della gente, orientando il suo agire verso gli ultimi, facendosi povera e per i poveri.

4. Parco urbano, polo sociale e culturale
La Chiesa di Caserta vuole aprire alla città l’area Campo della Pace. Rifuggendo da ogni logica di speculazione edilizia, con questo gesto intende dare risposte concrete al bisogno di spazi verdi, accessibili, attrezzati e organizzati secondo i criteri della sostenibilità ambientale, perché questi possano assolvere anche un compito di riequilibrio eco-biologico, costituire un’attrazione turistica, svolgere le funzioni classiche proprie del parco urbano e nello stesso tempo essere vero polo multifunzionale a destinazione sociale e culturale.

Desidera, inoltre, venire incontro a persone in situazioni di povertà, famiglie in difficoltà, bambini ammalati e vecchi abbandonati, giovani ai quali è precluso ogni futuro, uomini e donne in cerca del senso della vita.

5. Sviluppo sostenibile e lavoro
La Chiesa di Caserta desidera che il Campo della Pace «possa rappresentare, per la città, una straordinaria possibilità di crescita, in termini di cura del creato e di qualità della vita e, più in generale, in termini di promozione di una cultura nuova capace di suscitare una rinnovata partecipazione dei suoi abitanti alla vita sociale, ma anche, più concretamente, un’opportunità di sviluppo sostenibile e di lavoro per tanti giovani che fanno i conti con la piaga della disoccupazione e sono costretti ad abbandonare i loro luoghi di origine in cerca d’impiego».

6. Camminare insieme
La Chiesa di Caserta intende camminare insieme e, su questa strada, senza fermarsi dinanzi agli ostacoli e alle difficoltà, vuole «fare passi coraggiosi, perché trovarsi a fare insieme non sia solo uno slogan ma un programma per il presente e per il futuro».

Essa, pertanto, nella realizzazione del suo sogno, vuole operare con stile sinodale e fare rete, valorizzando i doni di tutti, dialogando con gli enti locali, accogliendo il contributo dell’università e della ricerca scientifica, della sanità, del volontariato, delle forze sociali, dei cittadini, e ciò nella consapevolezza che «si può pensare a obiettivi comuni, al di là delle differenze, per attuare insieme un progetto condiviso» e che «è molto difficile progettare qualcosa di grande a lungo termine, se non si ottiene che diventi un sogno collettivo».

7. Cultura del “noi”
La Chiesa di Caserta vuole promuovere «un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole», un’iniziativa di ecologia umana globale, un nuovo umanesimo che non lascia indietro nessuno e sia capace di coinvolgere tutte le risorse umane, sociali e culturali in campo, oggi più che mai necessarie in un contesto sociale nel quale «alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati, e altri la affrontano con violenza distruttiva».

L’auspicio è che il Campo della Pace faccia crescere nel popolo casertano una nuova cultura
del “noi” e generi in esso il senso della città come casa comune nella quale provare a coltivare «lo spirito del “vicinato”, dove ognuno sente spontaneamente il dovere di accompagnare e aiutare il vicino» e dove «si vivono i rapporti di prossimità con tratti di gratuità, solidarietà e reciprocità».

8. Dialogo intergenerazionale
La Chiesa di Caserta desidera favorire un dialogo fecondo tra giovani e anziani in un clima di fiducia reciproca che faccia propria la profezia di Gioele: «i vostri anziani faranno sogni, i
vostri giovani avranno visioni» (3,1) e ciò, promuovendo un processo educativo che coinvolga famiglia e scuola. Alla realizzazione di questo progetto potrà contribuire il Campo della Pace, nella consapevolezza che «mentre lo sviluppo tecnologico ed economico ha spesso diviso le generazioni, le crisi contemporanee rivelano l’urgenza della loro alleanza.

Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani».

9. Fondazione di partecipazione
La Chiesa di Caserta, per realizzare il suo sogno, costituisce una Fondazione di partecipazione.

La Fondazione, acquisito l’uso dell’area ex Macrico di proprietà dell’Istituto Diocesano per il
Sostentamento del Clero, ha come suo scopo prioritario la promozione di servizi sostenibili,
sociali, culturali, educativi, formativi, ricreativi, sportivi, assistenziali, idonei a migliorare la
qualità della vita delle famiglie, coniugando così beneficio collettivo e ripartenza economica,
rispetto dell’ambiente e sviluppo sociale.

Lo spirito di carità e di inclusione, l’approccio culturale multidisciplinare, la scelta di dotarsi di strumenti finanziari innovativi, l’etica evangelica – con quel che reca in sé di verità, di giustizia, di libertà, di tutela del creato, di cura della vivibilità, di diversificazione dei servizi ai cittadini, di creatività, di pensiero divergente, di spirito di servizio – costituiscono lo stile con il quale la Fondazione vuole rendere concreto questo sogno.

10. Preghiera e azione
La Chiesa di Caserta – vescovo, presbiteri, diaconi, consacrate e consacrati, fedeli laici – prega per la realizzazione del suo sogno e s’impegna – nel desiderio di operare unita ai cristiani di altre confessioni, ai credenti di altre religioni e a tutte le persone di buona volontà – affinché, insieme, oltre ogni differenza, si arrivi presto a trasformare quello che un tempo era il Campo di Marte in Campo della Pace.

L’Anno Santo del 2025 possa rappresentare per tutti l’occasione per accogliere la grazia del
Giubileo e abitare e godere pienamente di una terra, per molti anni abbandonata, dove fare
esperienza di comunità che cammina e cresce insieme, nella pace 16 «promuovendo la
solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia»

La Chiesa di Caserta, nel rinnovare la gratitudine al Signore per tutti i suoi benefici, invoca da Lui la Sua Benedizione. «Nella città che Egli ama mi ha fatto abitare» (Sir 24,11): sì, Egli ama questa terra e chiede a quanti la abitano di «riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze».

A Maria Santissima, Madre di Dio e Donna feconda, la Chiesa di Caserta, con fiducia e
speranza, affida le sue intenzioni e i suoi propositi, affinché possa generare la presenza di Dio operando il bene.

Dato a Caserta, presso la Chiesa Cattedrale, il 29 aprile 2022, Festa di Santa Caterina da
Siena, Patrona d’Italia e d’Europa.