“Marzo” di Salvatore Di Giacomo, un illustre rappresentante del nostro Sud

Salvatore Di Giacomo
Salvatore Di Giacomo
SANCARLO50-700
SANCARLO50-700
previous arrow
next arrow

Ieri, 12 marzo, nasceva il grande poeta Salvatore Di Giacomo, uno dei grandi figli della nostra terra campana, come Eduardo de Filippo e Totò. Ho già trattato in passato, sempre nella nostra rubrica, il rapporto tra la poesia e la napoletanità, negli articoli su Eduardo de Filippo, il 27 settembre 2019 nonché su Eduardo Scarpetta, il 29 novembre 2019.

Oggi, quindi, introdurrò un altro importante intellettuale della vita culturale napoletana, Salvatore Di Giacomo.

Primogenito di una coppia benestante, il padre era un dottore abruzzese e la madre figlia un maestro del Conservatorio di San Pietro a Maiella, il suo destino sarebbe stato quello di un medico ma il nostro Salvatore era abbastanza disgustato dalle pratiche mediche cosicché rivolse il suo interesse alla letteratura, che gli aprì, pian piano, le porte del successo.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
Bruno-Cristillo-Fotografo
previous arrow
next arrow

La sua prima collaborazione, non facile a dire il vero, fu con il Corriere del Mattino allora diretto da Martino Cafiero, un nome importante, non solo in quanto direttore di una delle più importanti testate giornalistiche del Sud ma anche perché è ricordato nelle cronache del gossip dell’epoca per la sua storia d’amore con la famosissima attrice italiana Eleonora Duse; inoltre, Martino Cafiero fece conoscere a Salvatore di Giacomo il compositore Giacomo Costa. I rapporti con il team del quotidiano non furono idilliaci: forse causa la sua indole mitteleuropea, Salvatore si propose di pubblicare alcune sue novelle di stampo tedesco, ispirate all’allora illustre coppia di romanzieri Erckmann-Chatrian, autori della famosissima commedia l’amico Fritz del 1864, messa in scena da Pietro Mascagni nel 1892.

Il caporedattore della rubrica letteraria del giornale, il casertano poliglotta Federigo Verdinois, passato alla storia per le numerose traduzioni di autori stranieri, specialmente russi, allora quasi del tutto sconosciuti in Italia, nonché per due opere, i Profili letterari napoletani del 1881 ed i Racconti inverisimili del 1886, insinuò, parlando col direttore, che le novelle del Di Giacomo fossero delle traduzioni, cosicché il povero articolista dovette scriverne di suo pugno altre per scrollarsi di dosso una non piacevole reputazione. Fatto sta che, forse per questo motivo o altri, lasciò la redazione e tentò la fortuna con altri giornali, specialmente milanesi, specialistici, come il Pro Patria, la Gazzetta letteraria, diretta dallo scrittore Vittorio Bersezio, forse una delle più importanti riviste letterarie dell’epoca che creò un connubio tra le opere della Letteratura Italiana e quelle straniere, in quanto il direttore desiderava che il popolo italiano conoscesse i letterati europei ed infine il Pungolo del milanese Leone Fortis, che introdusse il suo giornale anche a Napoli.

Salvatore Di Giacomo, cresciuto dal punto di vista letterario, decise così di pubblicare, per la casa editrice Tocco, i Sonetti nel 1884, ‘O Funneco Verde del 1886, Zi’ munacella nel 1888 e Canzoni napoletane del 1891.

Inseritosi, quindi, a pieno titolo, nell’ambiente intellettuale napoletano, ebbe l’onore di essere il cofondatore, insieme a Benedetto Croce ed altri scrittori, storici e filosofi, della rivista Napoli nobilissima, ancora esistente, che si occupava dell’arte, della letteratura e della filosofia del mondo napoletano.

Proprio la sua amicizia con il Croce riuscì a farlo emergere, in quanto per molti era un semplice poeta dialettale, che si allontanava dalla vera lingua, quella italiana, accusa mossagli dall’ Accademia emiliana dei Filopadriti, tra i cui membri vi era anche il Carducci; critiche pesanti, tendenti a sminuire l’arte stilistica del nostro conterraneo.

Il riscatto si ebbe grazie alla collaborazione musicale con due grandi compositori: Francesco Paolo Tosti, famoso per le sua cooperazione con il Fogazzaro ed il D’Annunzio, musicò Marechiaro e Mario Pasquale Costa che diede alla musica la maggior parte delle poesie del poeta partenopeo, tra cui Era di Maggio.

Oggi i suoi componimenti, specialmente tradotti in canzoni, sono conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, facendo emergere quant’è bella la nostra terra, ancora umiliata dal disprezzo.

Marzo di Salvatore Di Giacomo

Visto che siamo nel mese di Marzo, ho pensato di proporvi la lettura di questo suo simpatico componimento, intitolato appunto Marzo, pubblicato in Ariette e sunette del 1898. Ecco il testo:

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua:
torna a chiovere, schiove,
4ride ’o sole cu ll’acqua,

Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera:
mo d’ ’o vierno ’e tempeste,
8mo n’aria ’e primmavera.

N’auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ’o sole:
ncopp’ ’o tturreno nfuso
12suspirano ’e vviole…

Catarì!… Che buo’ cchiù?
Ntienneme, core mio!
Marzo, tu ’o ssaie, si’ tu,
16e st’auciello songo io.

La poesia si muove su due piani similitudinari, quello naturalistico e quello umano; da una parte la mutevolezza del mese è comparata con la cangiante personalità dell’amata Caterina ed i suoi turbolenti rapporti con lo scrittore; dall’altra l’uccellino infreddolito è simile al poeta, che vive questa irrequieta storia d’amore.

Essa si snoda, infatti, tra le lacrime di una rottura (nu poco chiove/e n’ato ppoco stracqua:/torna a chiovere, schiove vv. 1-3), litigi altalenanti (Mo nu cielo celeste/mo n’aria cupa e nera: mo d’ ҆o vierno ҆e tempeste/mo n’aria e primmavera vv 5-8) e riappacificazioni amorose (v. 4 ride ҆o sole cu ll’ acqua).

La seconda strofa, invece, è tutta incentrata sul Di Giacomo, che, strappandoci un sorriso, si mostra somigliante ad un passerotto infreddolito, nell’attesa della propria amata, come un cane o un gatto innamorati della propria padrona aspettano ansiosi il suo ritorno; la natura, simboleggiata dalle viole nate su un terreno bagnato, (ncopp’ ҆o ttureno nfuso v. 11), compartecipa del suo dolore.

Nell’ultima strofa, infine, in cui finalmente sappiamo il nome della fatidica donna che lo sta facendo soffrire, Caterina, egli cerca di farle capire che più di tanto non può darle, solo un cuore innamorato e sofferente.

Un’arietta semplice e molto apprezzata, che ci fa capire come si può descrivere l’amore quotidiano, non sempre idilliaco, con uno stile molto colloquiale.