Il nuovo esame di maturità tra perplessità degli alunni, effettive criticità e aspetti positivi

“Maturità… t’avessi presa prima”

La celeberrima citazione dall’intramontabile classico “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti , colonna sonora degli esami di maturità di generazioni e generazioni, sembra perfettamente calzante per i numerosissimi studenti che si preparano, proprio in questi giorni, ad affrontare la conclusione del loro percorso scolastico.

Il clima di incertezza in cui si svolgeranno gli esami di stato di quest’anno (causa la recente riforma delle modalità di svolgimento e valutazione delle prove), infatti, non sta di  certo rassicurando gli studenti italiani che, in queste ore di studio “matto e disperatissimo”, stanno cercando di adattare il proprio metodo di preparazione alle nuove tipologie di prove al fine di soddisfare le rinnovate capacità e competenze necessarie al superamento del riformato esame di maturità.

Le prima prova scritta sarà, come da consuetudine, quella di italiano e avrà luogo mercoledì 19 giugno. La prova prevede sette tracce tra cui gli studenti potranno liberamente scegliere secondo la propria sensibilità e predisposizione.

La seconda prova scritta, invece, si terrà giovedì 20 giugno e, secondo quanto sancito dal nuovo ordinamento, sarà multidisciplinare per tutti gli indirizzi di studio che hanno più di una materia caratterizzante.

Seppur temutissime, non sono, però, le prove scritte a preoccupare maggiormente i maturandi.

Il terribile “quizzone”, la terza prova comprendente domande concernenti cinque materie differenti, è infatti stato soppresso per dar spazio ad una più ricca prova orale che metterà a dura prova esaminati ed esaminatori.

Pochi, infatti, tra commissari interni ed esterni e alunni, sembrano aver effettivamente compreso le modalità di svolgimento di quest’ultima prova che, come ribadito oggi tramite delle instagram stories sulla pagina ufficiale del  MIUR, si articolerà in quattro fasi.

In un primo momento verrà richiesto ai candidati tirare a sorte una tra le tre buste proposte che conterrà uno spunto (un testo, un documento, esperienze, progetti, problemi…) al quale lo studente dovrà rifarsi per affrontare un discorso multidisciplinare.

Si procederà poi con un’esposizione in merito al percorso di alternanza scuola-lavoro affrontato dallo studente a cui seguiranno domande di cittadinanza e costituzione.

Si terminerà con la presa visione e discussione delle prove scritte, anch’esse oggetto della prova orale.

L’ilarità nata sul web e sui social network in merito all’idea delle temutissime “buste” dimostra come gli studenti cerchino di smorzare la tensione che li accompagna in questi giorni.

Fortemente evocativa è l’immagine della conduttrice del famosissimo programma di Mediaset “C’è Posta per Te”, Maria De Filippi, che “chiude la busta” per uno dei suoi ospiti, inequivocabile simbolo della paura, dilagante tra i ragazzi in queste ultime ore, di non riuscire a collegarsi, in seduta d’esame, allo spunto fornito dalla busta da loro scelta.

Insomma, si pretende che i candidati riescano a destreggiarsi agevolmente e autonomamente tra conoscenze trasversali e collegamenti interdisciplinari, concludendo, poi, con riferimenti ad esempi attinenti al mondo reale.

L’esame di stato, come è stato attualmente riformato, presuppone che gli studenti siano stati preparati, durante il loro intero ciclo di studi, dal sistema scolastico ad affrontare situazioni e contesti in cui la mera conoscenza delle nozioni non risulta sufficiente, ma in cui è necessario saper utilizzare, sempre con cognizione di logica, anche quel tocco di “savoir faire” che nella “vita dopo la scuola” è effettivamente necessario.

Non resta che scoprire se gli studenti hanno ricevuto una preparazione adeguata a soddisfare quanto si richiede loro o se acquisire queste competenze in ambito scolastico è ancora un’utopia.