Il Mausoleo delle Carceri Vecchie e la Conocchia di epoca romana, due monumenti da riscoprire

"Ripartire con la cultura", quindicesimo appuntamento: il Mausoleo delle Carceri Vecchie e la Conocchia di epoca romana, due monumenti dimenticati eppure sotto gli occhi di tutti

Lungo il tratto della antica Via Appia tra Caserta e Santa Maria Capua Vetere si possono intravedere due monumenti incredibili, simbolo della nostra storia antica tra il primo e secondo secolo dopo Cristo. Sono lì, sotto l’occhio distratto dei tanti automobilisti che percorrono l’importante arteria della conurbazione casertana. Col passare degli anni la speculazione e l’edilizia selvaggia tende sempre più ad emarginarli, a sovrastarli. Gli enti locali e quelli della sovrintendenza lasciano questi gioielli al loro destino, senza alcun piano o progetto di valorizzazione, di visibilità ed anche di fruizione. Siamo alle solite.

Per questo abbiamo deciso di presentarveli nella loro magnificenza in questa tappa del nostro viaggio. Li potrete scorgere a poche decine di metri sul tratto tra Curti e San Prisco.

  1. Il mausoleo delle Carceri Vecchie è una struttura a forma ellittica del I secolo d.C. situato sulla strada statale 7 Via Appia nel comune di San Prisco. La struttura inizialmente era popolarmente ritenuta il carcere dei gladiatori che combattevano nell’Anfiteatro Campano, di qui il nome “Carceri Vecchie”. Ma in realtà si tratta di una camera sepolcrale di età imperiale. Attualmente la struttura superiore è adibita a cappella per la Madonna della Libera a seguito dei lavori che hanno eliminato il vecchio ingresso principale al mausoleo.

Il mausoleo fu realizzato quasi sicuramente in età imperiale (I secolo d.C.) appena fuori le mura della città di Capua Antica lungo la via Appia. L’originario monumento è stato, verso la metà del XIX secolo (sicuramente dopo il 1839), modificato con la rimozione dell’originario ingresso e la costruzione al suo posto della cappella di Santa Maria della Libera.

Il monumento è a pianta a forma ellittica, con l’asse maggiore ortogonale all’asse viario, e con un corpo anulare esterno e uno più interno cilindrico. Come dimostrano alcune rappresentazioni antiche del XIX secolo esso da almeno due secoli si presenta interrato cioè a un livello molto più basso rispetto al livello stradale. Si pensa che questa struttura ipogea, almeno della camera sepolcrale, appartenesse alla stessa già nella struttura iniziale mentre la struttura sopraelevata sia finita sotto il livello stradale a seguito della sopraelevazione a stratificazione dei rivestimenti pavimentali. Sopra un basamento largo in cocciopesto delimitato da blocchi di tufo si staglia il primo livello in opus reticolatum. La superficie laterale è decorata da colonne poggiate su plinti e con capitelli tuscanici. Alternate, eccetto nei vai di accesso, vi sono nicchie a pianta rettangolare e semicircolare alternate. Il secondo livello, che ha stessa forma del piano inferiore ma di minor dimensioni, è conservato parzialmente ed è privo di decorazione. L’accesso all’interno, dopo la costruzione della chiesetta che ha eliminato l’ingresso originario, che era un lungo corridoio che scendeva dalla via Appia, è stato realizzato sul lato sinistro del mausoleo. La cella funeraria è a croce greca con copertura a botte, i cui bracci sostengono al centro una cupola a crociera ogivale. Alcuni frammenti di affreschi testimoniano l’originaria presenza di una ricca decorazione, databile all’età augusteo – tiberiana, asportata in epoca imprecisabile. Da lungo il braccio che va verso la chiesetta vi è una botola si accede alla camera sepolcrale ipogea.

  1. Il Mausoleo della Conocchia, o semplicemente la Conocchia, è il principale monumento di Curti: si tratta di un monumento funerario che si erge imponente e maestoso sul percorso dell’antica Via Appia; il nome popolare deriva dalla forma che ricorda la conocchia (o fuso), oggetto usato per filare.

La conocchia è un’eccezionale testimonianza del barocco antico e risalente probabilmente al II secolo d.C., il sepolcro è dotato di undici nicchie ove si posavano le urne cinerarie. Secondo la tradizione vi fu sepolta anche Flavia Domitilla, la matrona romana nipote di Vespasiano, perseguitata da Domiziano perché era di religione cristiana. La Conocchia può dirsi fra i più significativi monumenti che siano giunti fino a noi conservando “quasi intero” il loro carattere plastico; giacché i notevoli restauri apportati al tempo di Ferdinando IV di Borbone e ancora più tardi hanno preservato le strutture fatiscenti ma hanno alterato in qualche particolare l’aspetto originario.

Lungo la via Appia, nel paese di Curti, a pochi km dalla Reggia di Caserta e ancor meno dall’Anfiteatro, si erige uno dei più bei mausolei romani che la Campania possa vantare: La Conocchia. Una struttura alta pressappoco sedici metri, che difficilmente sfugge all’attenzione di chi si trova a passare per la trafficata ed antica Via. La Conocchia deve il nome, inusuale per un monumento funerario, alla sua forma conica. Ricorda molto, infatti, quella dell’omonimo strumento usato per filare.

L’imponente sepolcro monumentale romano è datato presumibilmente intorno II secolo d.C., quando Roma visse la sua fase di massima espansione. Quattro colonne ne delimitano la struttura composta da tre corpi sovrapposti. Il primo dei quali funge da podio quadrilatero contenente la camera sepolcrale con ben undici nicchie.

Si narra che, tra le ceneri che furono ospitate in questo mausoleo, ci fu anche quella di Flavia Domitilla. Questa era la matrona romana nipote di Vespasiano che venne perseguitata da Domiziano per la sua fede cristiana. Altre fonti ritengono, invece, che fu proprio in questo mausoleo che furono trasferite le ceneri Appio Claudio Cieco. Se così fosse, il noto politico e letterato romano, avrebbe avuto modo di riposare proprio lungo la strada da esso creata nel 312 a.C. Il modo in cui si sia conservata quasi intatta in tutti questi secoli è impressionante. Di sicuro fu notevole e importante il lavoro di restauro effettuato intorno al diciottesimo secolo da parte dei Borbone. Se oggi possiamo ammirare questa importante testimonianza antica è, infatti, anche grazie a Ferdinando IV di Borbone.

Il Re di Napoli prese sotto la sua ala protettiva il monumento. Il restauro del sepolcro romano coinvolse Carlo Vanvitelli e molti personaggi di spicco vicino ai Borbone. Il Re decise di finanziare i lavori nonostante le difficoltà economiche che il Regno di Napoli stava attraversando. Come mai lo abbia fatto è presto detto se si pensa che quella era l’epoca del Grand Tour, inaugurato da Carlo di Borbone. I lavori furono eseguiti con grande scrupolo e Giambattista Parente delle Curti venne nominato custode del mausoleo. Del suo importante restauro è oggi testimonianza una epigrafe che recita: «Me superstitem antiquitatis molem/senio confectam et iam iam ruituram/rex ferdinandus IV, pater patriae,/ab imo suffultam reparavit

ovvero: «Me superstite mole dell’età antica, percorsa dal corrompimento e ormai sul punto di rovinare, il re Ferdinando IV, padre della patria, rinvigorita delle basi restaurò.»

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