Michelina Di Cesare, l’eroina brigantessa troppo spesso dimenticata

Michelina Di Cesare (Caspoli, 28 ottobre 1841-Mignano Monte Lungo, 30 agosto 1868) è stata, probabilmente, la figura femminile di maggior rilievo per quanto riguarda il fenomeno del brigantaggio.

Nata e cresciuta a Mignano Monte Lungo, un poverissimo paese della provincia casertana, sin dall’infanzia si diede a piccoli crimini come il furto di bestiame.

Rimasta vedova di Rocco Zenga, nel 1862 conobbe e intrecciò una relazione con Francesco Guerra, ex soldato borbonico datosi al brigantaggio.

Negli anni tra il 1862 e il 1868, la banda comandata da Zenga e dalla sua donna si rese protagonista di molte scorribande ed azioni di guerriglia ai danni dell’esercito sabaudo.

In particolare si ricorda l’assalto al paese di Galluccio, durante il quale alcuni briganti riuscirono a penetrare nel paese fingendosi carabinieri con l’intento di arrestare altri guerriglieri.

Una delazione portò alla cattura e all’uccisione della donna e di Francesco Guerra da parte del reggimento comandato dal generale Emilio Pallavicini di Priola.  I corpi dei due eroi, barbaramente martoriati e denudati dalla soldataglia sabauda, vennero esposti nella piazza di Mignano Monte Lungo in segno di monito, e scherno, nei confronti della popolazione.

La storia della brigantessa e del suo uomo, oramai quasi del tutto dimenticata, sia sì un monito, ma non al terrore, bensì alla rivalsa, che il loro sacrificio sia uno stimolo ad amare di più questa nostra splendida terra e non a distruggerla con le nostre stesse mani, che il loro dolore non rimanga un grido spezzato nella gola, ma un sussurro di speranza in questo nostro tormentato territorio.

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