“Il Miracolo” ad Officina Teatro, a cura del Laboratorio Permanente Ipotesi Espressive


Caserta – Nel trascorso weekend ad Officina Teatro di San Leucio è andato in scena “Il Miracolo”, presentato dal Laboratorio Permanente Ipotesi Espressive, scritto e diretto da Michele Pagano. Da un percorso di scrittura scenica collettiva, con Antonia Alberico, Marica Palmiero, Giuseppe Piroddi, Francesco Ruggiero, Carmine Belgiorno, Pierpaolo Ragozini, Concetta Del Vecchio, Martina Cariello, Laura Feola, Gabriele Di Gaetano, Claudia Capuozzo,  Maria Macri, Andrea Di Miele.

Uno spassosa pièce teatrale che, con delle sagaci gag cabarettistiche, tenta di camuffare la tragicità e la piccolezza dell’animo umano. Un susseguirsi ininterrotto di scene quasi surreali, proposte sul palco con un ritmo incalzante. Lo spettatore resta rapito e divertito dalla forte espressività dei giovani attori che riescono a trasmettere la cupa malinconia di una rassegnazione quasi compiaciuta. Uno spettacolo che va visto e goduto fino in fondo. Tanto di cappello al Laboratorio e al direttore artistico Michele Pagano.

Note di regia

Nel Sud Italia, di convenzione, è radicato l’affidamento alle sacre icone bibliche. Una tradizione che parte da un passato storico, laddove l’affidarsi ai più comuni “San Gennaro” diventa parte integrante di una società che vive spesso di stenti e spera avvenga un cambiamento, necessario per migliorare il proprio stile di vita.

Paradossalmente spesso tale affidamento viene utilizzato anche nel gergo comune, scaramanticamente o come frase fatta. “Ci vorrebbe un miracolo” può rappresentare una delle più quotidiane esclamazioni che si possono sentire.

Tale spunto, ci porta ad affrontare una tematica più ampia, laddove notiamo che l’affidamento “all’icona”, spesso, viene vissuto in pari passo rispetto alla totale cecità umana. Il miracolo viene scongiurato per vincere un montepremi e poter acquistare finalmente l’oggetto dei desideri; per riuscire finalmente a trovarsi collocati dall’altro capo del televisore disposto in salotto; per partire ed abbandonare tutto.

La lotta è portata avanti al suon della cabala o di ricostruzioni di sogni passati;  si tenta la fortuna o perché no, si spera di ricevere la lettera di qualche remoto e ignoto parente che lo dichiari erede di una qualche fortuna. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, una frase di Antoine de Saint-Exupéry forse abusata e ascoltata sin dall’infanzia ma indispensabile per noi per la chiave di lettura dello spettacolo.

Difatti, ci siamo chiesti se, al raggiungimento di quell’inaspettato miracolo,  tale cecità riuscisse a svanire davanti agli occhi o se il buio risulti talmente profondo da non riuscire neanche a capire quello che si ha dinanzi. La nostra risposta si concretizza nel climax dello spettacolo, laddove tanto fermento, tanto ardore, tanto attesa, si mostrano inutili e inefficienti nel momento in cui il miracolo potrebbe avvenire.

Sinossi

Tredici sono gli abitanti di quel derelitto palazzo. Sarebbero gli unici se non fosse ancora viva la Signora Fiorenza. Una lotta interna per decretare un unico vincitore. Un unico prescelto. Ramazze come armi, sedie volanti e sgambetti a farne da padrona.

C’è chi la butta sulla simpatia e chi sulla scelta dello smalto; chi prova a lucidare la casa e chi la distrugge; chi si nasconde e chi viene trovato. Una sola cosa è certa, ora che il Napoli lotta per lo scudetto, “la squadra dei Rivetti andrà a sinistra e quella dei Crispino a destra”, si scorciano le maniche pronti per il loro derby.