Il mistero del Drago di Alvignanello, i ritrovamenti del “misterologo” Vincenzo Tufano

Uno scorcio del fiume Volturno in territorio del comune di Alvignanello
Uno scorcio del fiume Volturno in territorio del comune di Alvignanello

Leggende in Campania: Da Volturara al Drago di Alvignanello

Molti testi antichi narrano di creature fantastiche, descritte come gigantesche e con fattezze non umane, molto simili ai draghi che abbiamo saputo apprezzare nelle favole. Ma i riferimenti a queste Chimere abbondano considerevolmente. Questi mostri assetati di carne e sangue, stando ai racconti, imbastivano delle vere guerre contro gli esseri umani nei più disparati luoghi della Terra, dove ancora oggi è possibile trovarne traccia.

I primi indizi ci conducono in Campania, precisamente a Volturara, (Avellino), uno dei luoghi dove si sarebbe consumata la battaglia. Una delle storie più affascinanti si dice sia accaduta proprio in questo luogo, in tempi remotissimi, quando la ridente cittadina fu scossa da un evento nefasto ed inquietante: le continue apparizioni di un vero mostro, descritto come un dragone, con ali e con una statura gigantesca. Si narra anche che questa bestia fu rinchiusa all’interno di un Monte, dai Visigoti.

Il caos regnava sovrano. Come liberarsi da quella bestia immonda? La fortuna volle che un bel giorno in città arrivò un uomo. Singolare nell’aspetto. Ma non era un uomo comune, era di statura possente, sembrava un gigante, il suo nome era Gesio. Il suo fascino e la sua bellezza non passarono inosservati.

Decise così di liberare Volturara da quell’ immonda presenza ”draconiana” che minacciava la tranquillità della cittadina. Così si fece coraggio e penetrò all’ interno della cavità rocciosa che fungeva da prigione e che vi conteneva la bestia. E fu lì che Gesio riuscì a colpire il mostro, facendolo stramazzare al suolo.

Le tre teste del drago impattarono a terra creando tre enormi solchi corrispondenti a tre voragini profonde che ancora oggi sono presenti in quel punto. Per onorare al meglio questo scontro sovrumano questa zona fu chiamata con l’appellativo de ”La bocca del dragone”.

Ancora oggi molti turisti giungono sul posto per rivivere con la mente gli ultimi attimi dello scontro descritti dalla leggenda. Stando sempre ai racconti, il drago ucciso da Gesio non fu l’unica bestia che visse in quel luogo. Qui dimorerebbe una vera progenie che sarebbe stata relegata nel sottosuolo della cittadina irpina, in tempi antichi.

Una stirpe simile ai rettili, con capacità ”mutaforma” e che farebbe le sue apparizioni continue in precisi periodi. Secondi molti testimoni ancora oggi è possibile udire di notte le strazianti grida di queste creature infere che scalpitano: il loro desiderio sarebbe quello di ritornare un giorno in superficie. Solo leggende? Possibile che la verità sia in realtà molto più inquietante?

Il drago di Alvignanello

La narrazione dei fatti spesso trascende la mera leggenda e diviene realtà oggettiva, tangibile e concreta. Tre indizi per introdurre questa storia: delle gigantesche impronte, una presenza decisamente non umana e alcuni testimoni che dichiarano di aver avuto avvistamenti insoliti. Siamo ad Alvignanello, in provincia di Caserta.

Un piccolo paese del Comune di Ruviano, posto ai piedi di una lunga collina, fitta di vegetazione. Il panorama paesaggistico è meravigliosamente completato dal fiume Volturno. Qui dal febbraio del 2019 molti residenti del posto dicono di essersi imbattuti in una singolare presenza. Una sorta di grossa creatura di aspetto preistorico che emetteva ruggiti gravi, con testa simile a un dinosauro e lunghi aculei sul corpo.

Un criptide animale che ricordava molto un drago della mitologia antica. Uno degli studiosi, esperto di criptozoologia, che ha seguito il caso è stato Vincenzo Tufano. Oltre ad essere stato testimone oculare ed aver scattato alcune foto, Tufano si affidò nelle indagini anche alle competenze di zoologi e Carabinieri Forestali.

Fu lui a recuperare i calchi delle impronte e a refertare le analisi. Vincenzo Tufano racconta come le autorità non seppero identificare le orme, e associarle ad animali noti, durante una delle tante indagini nei boschi di Alvignanello. Queste orme soprannominate poi con l’appellativo di ”Impronte del Drago” impressionarono molto i locali contadini coinvolti in questi ritrovamenti misteriosi e inquietanti.

”Nessun animale selvatico noto ha zampe così immense”!, affermavano gli abitanti, certi di essersi trovati davanti a una creatura infernale che divorava bestiame in modo brutalmente violento.

La strana epidermide

Un altro incredibile ritrovamento che va a integrare la saga di Alvignanello e i suoi misteri ruota intorno al rinvenimento di una pelle squamosa, non identificabile come appartenente a un rettile comune, avendo spiccate proprietà mutanti.

Infatti analisi più approfondite dimostreranno che questo rivestimento squamoso, a contatto con acqua calda, mutava il suo colore base per poi ritornare a quello originario. Presentava quindi due colori diversi, prima e dopo l’immersione in acqua. Si tratta realmente della pelle di un drago?

Gli indizi raccolti sono molto interessanti e concreti. Vi sono anche delle foto che immortalerebbero questa enigmatica presenza nelle acque del fiume Volturno, dai tratti molto simili a un rettile preistorico gigantesco. Qual è la verità che si cela dietro alla storia di Alvignanello? Un vero drago ha fatto visita al piccolo borgo di Alvignanello, per poi sparire nel nulla? Domande per ora senza risposta. Il mistero dei draghi campani continua.