Miti del teatro: “La bugiarda” di Diego Fabbri, dedicata a Rossella Falk

Rossella Falk
Rossella Falk

Nel gennaio del 1956, la compagnia dei giovani rappresentò per la prima volta al Teatro Quirino di Roma, la commedia La bugiarda di Diego Fabbri con la regia di Giorgio De Lullo. Quest’opera, scritta in tre atti dall’autore nel 1954, fu deliberatamente dedicata all’attrice Rossella Falk.

La storia di quest’opera ci narra del personaggio di una giovane e bella donna dal nome Isabella che abita con la madre in una casa di proprietà del Vaticano. La giovane donna, però, condivide il suo amore sia con il giovane fidanzato, che con Adriano Sinisbaldi, un maturo aristocratico pontificio. Però, ad un certo punto Isabella viene a conoscenza che Adriano Sinisbaldi è già sposato con un’altra donna, e decide così di sposarsi con il giovane fidanzato. Però in ogni caso, Isabella, nonostante si sia sposata con Albino (il suo giovane fidanzato), con l’ausilio delle varie bugie, continuerà ad incontrarsi anche con il maturo Adriano.

Molte altre opere teatrali, così come ne La bugiarda, sono composte con diversi personaggi. Ma quale emozione può far scaturire il monologo? Il monologo subentra nel momento dell’irresoluzione o della perplessità dell’eroe, quando si approssima una azione decisiva, e il suo scopo è di far apparire i conflitti più segreti di questo personaggio, la sua anima piena di dubbi e di collera, di nostalgia o di speranza.

Il dialogo, in effetti, non permette questa analisi che tutti sanno bene che deve pur farsi. Con quale mezzo meraviglioso si possono illuminare le profondità più intime in cui nascono le risoluzioni? Strano a dirsi, è la parola. Quella stessa parola che si è rivelata impotente a tradurre nel dialogo le verità più banali, si dimostra adatta ad esprimere tutte le verità una volta che non è più costretta a rivolgersi a qualcuno.

L’eroe, che noi sappiamo incapace di dominare la situazione esteriore, ci descrive, nell’attimo di questo conflitto, in modo cosi convincente, la meravigliosa disposizione dell’animo, prima che qualche azione ulteriore del dramma, ne diviene l’essenziale. In altri termini l’elemento epico diventa più importante dell’azione. E’ questo che comanda la decisione e la condotta dell’eroe.

Tutto ciò è perfettamente giusto a condizione però che il monologhista sia veramente capace di riportare alla luce del sole queste misteriose penombre al fondo delle quali tutte le risoluzioni sono ancora simili alle limpidi sorgenti. Ma un giorno occorrerà rinunciare a sopravvalutare la parola: si comincerà allora a capire che essa non è altro che uno dei numerosi ponti che uniscono l’isola della nostra anima al grande continente della vita comune.

(*) Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta