Miti del teatro: Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo

Da sinistra in primo piano Peppino De Filippo Tina Pica Titina De Filippo Eduardo De Filippo e P Ragucci
"Natale in casa Cupiello” nella sua prima edizione nel 1931. Da sinistra in primo piano Peppino De Filippo Tina Pica Titina De Filippo Eduardo De Filippo e P Ragucci

Natale in casa Cupiello nacque in due atti. E la sera del 21 dicembre del 1936, al Teatro Mercadante di Napoli, Eduardo De Filippo volle spiegare egli stesso al suo pubblico le ragioni che lo avevano spinto a concludere in un clima di tragico umorismo la storia dei Cupiello.

Luca Cupiello, questo vecchio fanciullo che circola nelle sciagure, nei casi buffi e pietosi della sua casa senza accorgersi di nulla, tutto perso dietro i pastori, la cartapesta e la colla del suo presepe, l’avevamo lasciato qualche anno prima, alla fine del secondo atto, ridicolmente camuffato da Re Baldassarre, in osannante gesto di offerta alla moglie Concetta, mentre nella strada il genero Nicolino e l’amante di Ninuccia, la figlia scervellata, si azzuffavano selvaggiamente. Il testardo, famelico e dispettoso figliolo Nennillo in quella tiepida atmosfera natalizia, finirà forse, pensandoci meglio, col riconoscere che il presepe è bello, che “gli piace”.

E proprio questa tragicommedia eduardiana, mi dà l’opportunità di affermare che la tragedia e spirito tragico non sono, in fondo, del tutto apparsi che in due sole civiltà letterarie, in due soli momenti della vita culturale europea: nell’antica Grecia, nel secolo che cominciò a Maratona; e nell’Inghilterra elisabettiana. Si può dire che due sole città, Atene e Londra, hanno posseduto un autentico palcoscenico tragico: solo due volte da Eschilo a Sofocle ed Euripide, e da Marlowe a Shakespeare, poesia e musa hanno calzato il coturno.

Il teatro spagnolo della tarda Rinascenza e la cosiddetta tragedia classica del gran secolo francese non si possono chiamare, in senso stretto, tragedia: Parigi e Madrid non sono sotto questo riguardo alla pari di Atene e di Londra, in Spagna non abbiamo la tragedia, ma un dramma poetico, pittoresco, popolare, avventuroso, fantastico e romanzesco; e i grandi poeti spagnoli furono ben ispirati a designarlo “comedia”.

In Francia, l’unico supremo capolavoro drammatico che esiste all’infuori del teatro di Racine e Molière, è il Cid, corneliano, di diretta imitazione spagnola, e che l’autore non esitò a definire col nome di tragicommedia. Con l’eccezione del Cid, il teatro del Corneille maggiore non è che una versione moderna della tragedia romana, una variante cristiana dello stoicismo di Seneca.


(*) Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta