Oggi ricorre la Giornata internazionale delle lotte contadine, che commemora l’eccidio di Eldorado do Carajás, in Brasile, avvenuto ne 1996. Persero la vita ben 19 contadini, che avevano perduto le terre, uccisi dalla Polizia Militare durante una protesta pacifica mentre occupavano un ranch privato. Per spiegare come è oggi la situazione dei contadini riporto questo comunicato, pubblicato dall’Associazione rurale italiana nel 2024:
Il 17 aprile celebriamo la Giornata internazionale delle lotte contadine, la nostra giornata annuale di azione che ci riunisce per commemorare il massacro di Eldorado do Carajás* del 1996 e onorare la resistenza dei contadini di tutto il mondo che persistono nella loro lotta per la giustizia sociale e la dignità. […] Continuiamo una lotta incessante contro i genocidi, le guerre, le violazioni della sovranità dei popoli, le espulsioni delle famiglie contadine, la criminalizzazione e la persecuzione dei contadini e dei leader sociali, così come l’estrattivismo e le violazioni dei diritti degli agricoltori. Uniti, proteggiamo la nostra madre terra dall’influenza delle multinazionali dell’agrobusiness, dei neocolonialisti e delle forze repressive fasciste e militari. […]Sono però gli agricoltori a nutrire il 70% della popolazione mondiale con alimenti sani e di qualità. [—]Questa logica capitalista mina le lotte dei contadini per i loro diritti, la sovranità alimentare, i metodi di produzione agroecologici sostenibili e diversificati, le aziende agricole a conduzione familiare, la preservazione della biodiversità e la pace con la giustizia sociale che funge da soluzione contadina alla crisi alimentare e clima. Distrugge la diversità in tutte le sue forme di genere ed etniche e ignora la conoscenza agricola locale e ancestrale, mascherando le sue vere intenzioni dietro soluzioni di sviluppo che servono solo gli interessi economici di una minoranza. […]È fondamentale garantire che nessuno sia costretto a lasciare la propria terra, famiglia e cultura per cercare una vita migliore altrove, sacrificando la propria vita per nutrire la propria famiglia. Le nostre lotte contadine, profondamente radicate nei principi della sovranità alimentare, mirano a stabilire un sistema inclusivo che promuova le economie rurali e sostenga i mezzi di sussistenza contadini, coltivando al tempo stesso la speranza di alleviare tragedie come il suicidio, le disgregazioni familiari e le migrazioni forzate verso le aree rurali.
Come immagine di copertina ho scelto il quadro di Pittara Carlo (torino, 1836 – Rivara Canavese (to) 1891).
Giovanni Pascoli – Arano
Al campo, dove roggio nel filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,
arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra pazïente;
ché il passero saputo in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso: nelle siepi s’ode
il suo sottil tintinno come d’oro.
Questo componimento, risalente al 1886 ed inserito prima nella silloge L’ultima passeggiata per il matrimonio dell’amico e poeta Severino Ferrari ed in seguito nella seconda edizione di “Myricae” del 1892, ha come oggetto l’aratura autunnale, con i contadini immersi nel loro lavoro con gli uccelli pronti a cibarsi dei semi che sono stati piantati.
Gesti ciclici, che fondono in un connubio uomo e natura, in una dura lotta per la sopravvivenza. E’ un madrigale con due terzine ed una quartina in endecasillabi con schema metrico ABA CBC DEDE.
Si nota subito il ritmo lento, musicale, creatosi attraverso un linguaggio che riflette la scena in modo dettagliato. Colori, movimenti e suoni vengono richiamati da vocaboli quali il roggio (rossastro) dei pampini o il sottil tintinno del pettirosso.
Personificati il passero e il pettirosso, in particolare il primo diventa umanamente “saputo”. Varie le figure retoriche, che creano sospensione, come le ellissi, lentezza, come l’enjambement, o altre che ci fanno comprendere anche a pieno il tanto famoso simbolismo pascoliano.








































